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    Agatino Licandro e la Petite Madeleine avvelenata

    lungomare27lug
    di Enzo Vitale* – Al ritorno da un breve periodo di ferie, che tra l’altro mi ha sottratto al doloroso assistere all’estiva querelle reggina di Palazzo san Giorgio essendo a una distanza tale da farmela sentire lontana e non

    psicologicamente inquinante, mi ritrovo nella “prima” di Strill l’abbronzato faccione di Agatino Licandro.

     

    Certo della stima che il direttore Branca nutre nei miei confronti e della contezza che ha del mio non essere pregiudizialmente orientato, mi permetto di esplicitare più di una semplice perplessità sull’opportunità di dedicare un rilevante proscenio mediatico a un personaggio che la città di Reggio aveva a ragione condannato a una sorta di damnatio memoriae.

     

    Precisato che non vi è assolutamente nulla di personale sull’ex sindaco, con i cui familiari peraltro intrattengo normali rapporti amicali, è indubbio che proprio perché ricoprente allora la maggior carica istituzionale della città, pur senza entrare nel merito di faccende giudiziarie in altra sede analizzate, è da identificare come l’icona di una certa politica che aveva portato Reggio ai suoi minimi storici non solo sul piano economico-produttivo ma anche su quello etico-morale.

     

    La società civile reggina, che dopo i Moti si era colpevolmente ritirata, umiliata e mutilata nelle sue aspettative, in una deleteria turris eburnea, da questa in quegli anni osservava, attonita e impotente, il posizionarsi a Palazzo san Giorgio di una classe politica rozza e impreparata, dedita a miopi interessi personali, non in grado di ostacolare l’arroganza della malavita organizzata, senza una visione del bene comune che mitigasse la propria inadeguatezza.

     

    Il rivedere quella faccia, come una proustiana petite madeleine avvelenata, ha avuto l’immediato effetto di suscitare una cascata di cattivi ricordi su di un periodo della vita cittadina che non si sarebbe voluto rivivere. Quel faccione abbronzato, vero diretto al plesso solare, proprio non riesco a digerirlo.

     

    Non vi può essere comprensione per le vicissitudini giudiziarie e per l’ostracismo operato su chi in quegli anni ha guidato la città, anche perché alla fine ha pagato un prezzo personale meno alto di altri politici coinvolti dalle sue esternazioni e confidenze. Non si possono perdonare i simboli e Agatino Licandro per Reggio e i reggini è un simbolo: di un passato che non si vuole più rivedere, nemmeno sulla “prima” di Strill.     

     

    *coordinatore laboratorio politico Città Libera