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    Crisi Reggio: un ultimo appello a Giuseppe Raffa

    lungomare11

    di Enzo Vitale* – La crisi della politica reggina, comunque la si guardi, è un brutto affare: che non lascia prevedere come scontata la soluzione del ritiro delle dimissioni de

    l sindaco f. f. Giuseppe Raffa per non arrivare al commissariamento comunale.

    L’infausta fine commissariale non è stata esclusa nemmeno da Giuseppe Scopelliti, che si è dichiarato disponibile a cambiare opinione su quanto più volte affermato: essere “sacrosanta verità” il detto del senatore Ciccio Franco che “il peggior sindaco è comunque meglio del miglior commissario”, aggiungendo di suo che “il commissariamento uccide l’anima della città”.

    Alla fine di questa storia, se dovesse esserci un esito commissariale, Raffa verrebbe additato ai posteri come il maggior responsabile dell’accaduto e la credibilità politica di Scopelliti ne uscirebbe  compromessa.

    Eppure tutto quanto accaduto non lo sarebbe stato se in nostri amministratori, soprattutto quelli in prima fila in questa lotta, avessero tra le loro letture inserito qualche passo di Karl Popper sull’uso politico della razionalità.

    Uno dei perni della filosofia popperiana è la divisione del mondo in tre sezioni: la prima, “mondo 1”, è quella dell’inanimato e animale (un po’ simile alla res extensa cartesiana); la seconda, “mondo 2”, contiene l’umanità e le produzioni mentali legate alla sensibilità, come i sentimenti e le sensazioni (sulla falsariga della res cogitans di Cartesio); la terza, “mondo 3”, è quella costituita dalle produzioni dell’intelletto umano (un po’ come il platonico mondo delle idee).

    Ebbene, in un mondo così costituito, in cui le idee non rimangono adese a chi le ha prodotte, il confronto non avviene tra le persone ma tra le idee: sì che i rapporti interpersonali, fatti anche di sentimenti e sensazioni, non vengono influenzati da uno scontro che si svolge su di un registro diverso. Le idee si possono quindi confutare senza combattere contro chi le ha prodotte. 

    Popper aggiunge che, in un siffatto ordinamento, le proprie idee si possono anche “uccidere” e sostituire con altre senza che la persona che agisce, posta in altra dimensione, ne riceva danno o perdita di credibilità.

    Secondo l’insegnamento popperiano, quindi, se lo scontro fosse avvenuto sul piano delle idee e non avesse coinvolto quello personale, ovvero se si fosse agito con la razionalità del “mondo 3” e non con l’emotività del “mondo 2”, la crisi sarebbe già risolta.

    A solo una manciata di giorni dal fatidico 17 agosto, termine ultimo per il ritiro delle dimissioni, non resta che rivolgere un appello a Giuseppe Raffa, uomo di scienza e medico prima di essere politico: che non resti legato alla proprie idee e che sia disponibile anche a “ucciderle”, secondo l’insegnamento di Karl Popper, se ciò viene a coincidere ai suoi occhi con il maggiore interesse della città.

    Non perderebbe la faccia ma, al contrario, acquisirebbe la gratitudine dell’intera comunità cittadina, che si ricorderebbe del suo “sacrificio”. Il contrario, ovvero il rimanere adeso con integralista coerenza alle proprie idee, non sarebbe capito dalla cittadinanza e lo porterebbe a una sorta di suicidio politico.

    In politica, come anche nella vita, è meglio “uccidere” le proprie idee, se giudicate sbagliate o inopportune, che morire con esse.
    * coordinatore laboratorio politico Città Libera