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    Rima Fakih e Denny Mendez: rivisitiamo l’effimero

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    di Enzo Vitale* – Una società libera dai concorsi di bellezza, come dalle veline e dalle escort, dai Corona e dai Mora, dai Grande Fratello e Isole dei Famosi, ecc., si può considerare una società migliore

    di quella che oggi appare come alla fine del  suo ciclo di civiltà? Certamente sì, verrebbe da dire: libertà dall’effimero, dal vuoto, dall’espressione esteticamente più evoluta della cartesiana res extensa.

     

    Eppure, se si pensa alla durezza integralista di una fede religiosa che si fa strumento di morte – come l’11 settembre del 2001 -, ecco che le frivolezze della nostra società occidentale, in cui lo spirito religioso viene relegato in un angolo nascosto del vivere quotidiano, appaiono come il minore dei mali: anzi, alla luce dell’ultima cronaca d’oltre oceano, come un antidoto al contagioso male dell’odio religioso e razziale.

     

    L’elezione a Miss Usa 2010 di Rima Fakih, nata in Michigan da genitori libanesi di fede islamica – oltre a rinforzare l’opinione che gli Usa siano realmente un grande paese e che, con il loro saper metabolizzare lutti e perdite nel tritacarne del business, oggi come ieri siano una garanzia per il futuro della terra – ci convince che a volte, come in questo caso, le vie del progresso umano possono anche essere lastricate di effimero.

     

    Milan Kundera, in uno dei passi più significativi del suo “Testamento traditi”, afferma che una sola pagina di buona letteratura, come efficacia pedagogica e di indirizzo, è più efficace di una raccolta di scritti e saggi filosofici: nel senso che il messaggio che trasporta si inserisce nel nostro dna culturale, se predisposti a riceverlo, in maniera diretta ed efficace; mentre il messaggio culturale classico ha bisogno di essere elaborato e vagliato prima di essere acquisito.

     

    E allora, per far sì che il diverso sia riconosciuto come uguale, che nel diverso per razza e religione e cultura si identifichino quei tratti comuni che ci fanno essere uomini, che vengano eliminati egoismi e chiusure, timori e idiosincrasie, un concorso di bellezza vinto da un’islamica nel paese che ha subito l’11 settembre – anche se non è la buona pagina di letteratura di cui parla Kundera – comunque vale più di mille saggi e riflessioni culturali sul futuro della società multietnica.

     

    Morale della favola: viva Grande Fratello? Adesso non allarghiamoci oltre il dovuto. Pensiamo piuttosto che del 1996 il titolo di Miss Italia venne assegnato alla dominicana di colore Denny Mendez: altra pagina di “buona letteratura” alla Kundera.

     

     

    *Presidente Fondazione Mediterranea e coordinatore laboratorio politico Città Libera