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    Metropolitana del Mare, l’imbroglio continua?

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    di Enzo Vitale * – Nel novembre del 2008, a proposito di quello che eufemisticamente definivo come il bluff della cosiddetta “metropolitana del mare” sullo Stretto, scrivevo della voce inascoltata del cittadino-suddito costretto a subire sulla sua pelle le insensatezze di un potere lontano e inattingibile:

    che fa e disfa sullo Stretto senza un piano strategico coerente e compiuto, senza una visione d’insieme che tracci le linee-guida di una progettualità mirata, senza tenere conto delle reali e concrete esigenze dei pendolari, senza conoscere nei dettagli il sostrato su cui si va a incidere, senza utilizzare studi e ricerche ed esperienze già maturate.

    La voce della Fondazione Mediterranea (www.fondazionemediterranea.eu), insieme ad altre, tra cui quella del Comitato dei pendolari dello Stretto e naturalmente di Strill.it, non rimase comunque una classica “vox clamans in deserto”.

    Qualcosa dopo di allora si è mosso e i recenti fatti, puntualmente resocontati sulle pagine di Strill.it da Peppe Caridi, ci dicono del sostanziale accordo tra le amministrazioni comunali di Reggio e Messina e Villa nel tutelare gli interessi dei pendolari che giornalmente attraversano lo Stretto, dell’incondizionato appoggio che il Governo della Calabria offre loro, della sensibilità dimostrata dal Governo romano nell’ascoltarle.

    Questo accordo ha determinato una rimodulazione della delirante impostazione sorgiva del servizio per renderlo più aderente alle esigenze dell’utenza: eliminazione della circolarità delle corse e aumento del loro numero. Ci si avvicina, pertanto, a quei requisiti minimi che un servizio di collegamento deve avere per potersi legittimamente definire come metropolitano: corse frequenti, costanti, su larga fascia oraria, a basso costo, ben raccordate con i servizi a terra. Resta ancora da sciogliere in nodo tariffario, per addivenire a una soluzione di compromesso che contemperi le esigenze dei pendolari con il giusto guadagno del consorzio che si è aggiudicato la gara, e quello del raccordo a terra.

    È questo raccordo che potrebbe legittimare a pieno titolo il servizio di collegamento veloce sullo Stretto a definirsi col termine, fin ora abusato, di “metropolitana del mare”. Raccordo non solo fisico, con terminali ATAM e ATM a ridosso degli scali, ma anche tariffario: l’introduzione di un unico biglietto spendibile sulle reti terrestri metropolitane oltre che sui collegamenti marittimi sarebbe la soluzione, questa sì innovativa, che farebbe superare d’un balzo l’indubbia forzatura giuridico-lessicale con cui un servizio solo marittimo ambisce a definirsi come metropolitano.

    Ed ecco che, a queste condizioni, che potrebbero essere raggiunte senza grandi aggravi economici per l’ATAM e l’ATM, i costi di attraversamento potrebbero divenire, comunque con qualche piccolo ritocco al ribasso, assolutamente convenienti.

    * Presidente Fondazione Mediterranea