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    L’integrazione dell’Area dello Stretto nella storia

    pilonistretto

    di Enzo Vitale* – La storia di un territorio la si può leggere in diversi modi, privilegiando di volta in volta un angolo di visuale. Quella dell’Area dello Stretto

     può essere indagata anche sotto l’aspetto antropologico e identitario. È ciò che ho fatto nella relazione introduttiva al convegno “Dal Progetto 80 alla Metropoli dello Stretto” (Scilla, Castello Ruffo, 29 aprile 2010), organizzato dalla XI Circoscrizione del Distretto 108 YA del Lions International, ponendo l’accento su cinque periodi storici e focalizzando un aspetto o fatto per ciascuno di essi.

     

    Primo periodo, ellenistico. Un anonimo poeta dell’Antologia Palatina, volendo tessere le lodi e cantare le bellezze della città che diede i natali a sommo Ibico, scrive alcuni versi su Reggio. I primi due così sono stati tradotti: “Io canto Reggio, estrema città dell’Italia marina / Che si abbevera sempre all’onda di Trinacria”. Già allora l’estremo lembo continentale veniva identitariamente definito come parte dell’estremità orientale sicula.

     

    Secondo periodo, bizantino. L’insularità reggina, oltre che culturale e antropologica, può persino essere letta in un’ottica topografica, come specificità e perifericità territoriale: non è senza significato, infatti, che in alcune cronache bizantine anche l’estremo lembo dello Stivale venisse chiamato Sicilia. Ci fu un periodo in cui, dopo la caduta in mano araba di Siracusa avvenuta nell’878, il titolo di Metropolita della Sicilia fu assegnato all’Arcivescovo di Reggio. Nel codice Vat. Gr. 1650 datato 1037, al f. 185 in una postilla scritta dal chierico siciliano Teodoro in servizio all’Arcivescovo di Reggio, si legge che ancora allora questi era il Metropolita della Calabria e della Sicilia. D’altronde lo Spanò-Bolani, parlando di quel periodo, così dice: “Donde seguì che quest’ultimo lembo d’Italia fosse chiamato alcune volte Sicilia, e così incontra presso i cronisti bizantini esser detto Vescovo di Sicilia il Vescovo di Reggio”.

     

    Terzo periodo, età moderna. I superstiti registri parrocchiali della Candelora a Reggio ci dicono che nella prima metà del 1600 quasi una famiglia su cinque di quelle ivi residenti era messinese; lo stesso fenomeno era specularmene presente a Messina nei registri di Santa Maria dell’Arco. In quel periodo, sotto la dominazione spagnola, furono proprio le interazioni commerciali con l’altra sponda (esportazione della seta grezza, la cui produzione era l’attività trainante del reggino, attraverso il porto franco di Messina) che protessero Reggio da una crisi economica tanto accentuata da mandare in crisi demografica la restante Calabria.

     

    Quarto periodo, età contemporanea. Alla fine del IXX secolo, quando l’attraversamento dello Stretto di Messina è ancora affidato a navi a vela, l’ingegnere navale Antonino Carabetta completa lo studio progettuale di mezzi capaci di trasportare anche carri ferroviari. Se ne discute in Parlamento e l’ammiraglio Bettolo, sostenitore dei progetti di Carabetta, viene zittito dall’allora Ministro ai Lavori Pubblici che definisce ridicolo impegnare ingenti risorse “per quattro ceste di frutta che passano da Messina a Reggio”. Nonostante questa presa di posizione, il tandem Carabetta-Bettolo vince e, il 1° novembre del 1899, viene inaugurato ufficialmente il servizio di trasporto sullo Stretto con una coppia di navi traghetto a pale della lunghezza di 50 metri, “Scilla” e “Cariddi”, in grado di trasportare sei carri ferroviari ciascuna.

     

    Quinto periodo, secondo dopoguerra. Documento programmatico 1970-1975 del Ministero del Bilancio (all. IV pag. 51 e segg., 1970), compreso nel cosiddetto “Progetto 80”: vi si evidenzia l’importanza per il Sistema Italia di un efficace collegamento isola/continente che non sia puramente strumentale-tecnico ma passi anche attraverso una solida e strutturata integrazione socio-economico dei territori.

    Nel “Progetto 80” vengono indicati tre livelli di integrazione: 1) interregionale – comprendente Calabria, Sicilia e, marginalmente, Campania e Basilicata; 2) interprovinciale – embrione di un vero e proprio sistema metropolitano dello Stretto, composto dai territori provinciali di Messina e Reggio; 3) urbano – ipotesi di conurbazione tra Messina, Villa e Reggio. Questa ipotesi di sviluppo dell’Area dello Stretto viene presentata in Parlamento con un ordine del giorno, accettato dal Governo, il 23 marzo del 1982 a firma di Calarco, Vincelli, Santalco, Genovese e Fimognari; successivamente, con il rilevante contributo del sen. Libertini, la tesi viene ripresa e approfondita nel convegno organizzato dalla CGIL a Messina il 15 luglio dello stesso anno (“Proposte per il collegamento Sicilia-Calabria, per il riequilibrio Nord-Sud in Europa e nel Mediterraneo”). Questa ipotesi di sviluppo a cavallo di due regioni ottiene il placet del CER (Centro Europeo Ricerche) nel novembre 1982 in una riunione presieduta dal ministro ai Lavori Pubblici on. Franco Nicolazzi.

     

    Per la cronaca, ospiti dell’incontro sono stati: il prof. Giuseppe Campione, Ordinario di Geografia già presidente della Regione Sicilia e della Camera di Commercio di Messina; il prof. Enrico Costa, presidente del Corso di Laurea in Urbanistica dell’Università Mediterranea. Il Lions International è stato rappresentato: dal sen. Giuseppe Fimognari, uno dei firmatari di quel progetto di legge istitutivo dell’Area metropolitana dello Stretto del 1982 che va sotto il nome di Progetto 80; dal dott. Domenico Laruffa, past governatore del Distretto Lions 108 YA. I saluti introduttivi sono stati posti da Giovanni Marcianò, presidente del Club Lions Reggio Calabria Host, e da Giuseppe Palermo, presidente deòl Club Villa San Giovanni Fata Morgana.

     

    *Presidente Fondazione Mediterranea