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    Quali primarie?

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    di Enzo Vitale – In teoria le Primarie, con il loro portato di interesse e attenzione, con il coinvolgimento diretto di cittadini consapevoli e informati, con la partecipazione attiva e incisiva di chi ha conoscenze e competenze politiche, potrebbero a buon diritto essere

    considerate l’unico fenomeno veramente innovativo per la politica e la vita dei partiti: un enzima catalizzatore di energie altrimenti disperse, un indubbio valore aggiunto per una moderna democrazia. Un fermento positivo, quindi, che fa intravedere la possibilità che il potere decisionale non venga lasciato solo nelle mani delle segreterie dei partiti.

     

    In un sistema partitocratico, per come si è nuovamente delineato in Italia sulle ceneri della Prima Repubblica, il potere è concentrato nelle mani di coloro che hanno fatto della politica il loro mestiere: vi domina quella che Roberto Michels ha definito “ferrea legge dell’oligarchia”. È un vero e proprio problema di etica pubblica: questo potere che si autoriproduce è l’esatto contrario del ricambio delle élites postulato dai teorici della democrazia.

     

    Teoricamente questa ferrea legge dell’oligarchia potrebbe essere messa in discussione dalle Primarie: il vento dell’antipolitica andrebbe a intaccare rendite e posizioni; personaggi poco popolari e poco amati rischierebbero di ritrovarsi nudi di consensi senza il manto protettivo del partito; le loro idee sarebbero votate al soffocamento per la policroma e vivida lucentezza di nuovi fermenti intellettuali; stanchi e desueti programmi soffrirebbero del confronto con proposte innovative e lungimiranti.

     

    Nel 460 a.C. Lucio Quinzio Cincinnato, semplice e austero nei costumi, dal Senato romano fu nominato console e, nel 458, dittatore per combattere contro gli Equi e i Volsci. Ottenuta la vittoria, Cincinnato tornò ad occuparsi delle sue attività agricole, divenendo esempio di patriottismo e disinteresse verso il potere, inteso principalmente come servizio. Oggi, pur non percorribile appieno il solco tracciato dall’aratro di Cincinnato, con le Primarie ci si dovrebbe poter avvicinare al suo esempio: dando la possibilità di partecipare alla gestione della cosa pubblica anche a chi non è cresciuto politicamente dentro un partito, a chi non ha fatto della politica il proprio lavoro, a chi intende l’uso del potere come servizio, a chi ambisce (bisogna diffidare di chi dice di non essere ambizioso) a indirizzare qualche anno della propria vita verso un impegno che tenda a realizzare la propria idea di bene comune.

     

    Ma non sarà così, purtroppo, per le Primarie delle Calabrie: ci sarà solo una lotta tra uomini espressi, more solito, dall’oligarchia politica.