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    Le Primarie delle Calabrie: affinchè non siano una burla

    lungomarereggio

    di Enzo Vitale* – Le analisi dei fatti politici regionali fatte in questi ultimi tempi, nonostante un dibattito pubblico spesso squilibrato e appesantito da massicce dosi di ipocrisia, hanno l’indubbio merito di aver sottoposto all’attenzione del lettore il tema delle Primarie, ideale strumento

     per la scelta del candidato alla più alta carica regionale, stimolando il dibattito.  Dato che la legge può essere migliorata (ad esempio non addossando a tutti i cittadini i costi delle Primarie, che dovrebbero ricadere solo su chi queste promuove e utilizza), vi si contribuisce ponendo cinque domande e rispondendovi con alcune proposte finalizzate a che le Primarie non siano una burla.
    (1) Esistono valide alternative alle Primarie? Ovvero, in quale altro modo si può togliere il potere “dalle mani di pochi dirigenti a vita di piccole organizzazioni burocratiche con grandi propensioni a sbagliare” (Gianfranco Pasquino) facendo nascere nuovi Cincinnato? L’alternativa alle Primarie può essere credibile in due casi: quando in una comunità sia unanimamente riconosciuta a una persona leadership e autorevolezza nonché competenza e rappresentanza; quando siano i “saggi”, eventualmente nominati dalle segreterie dei partiti, a definire le caratteristiche del miglior Governatore.
    (2) Come si presenta la candidatura? Il numero delle firme in calce al documento con cui si avanza una candidatura non dovrebbe essere troppo basso (per eliminare quelle di chi desidera solo un po’ di pubblicità o di chi vuole conquistare del potere contrattuale) né troppo alto (perché riuscirebbero a metterlo insieme solo le organizzazioni politiche o sindacali): per la Calabria un migliaio di firme potrebbero bastare. I firmatari dovrebbero corrispondere una certa somma (non simbolica ma nemmeno troppo elevata: cento euro?) per confermare la serietà dell’impegno e per contribuire alle spese. Il documento firmato, oltre a presentare il candidato, dovrebbe illustrarne il programma. Il candidato dovrebbe effettuare un deposito cauzionario (non troppo elevato ma nemmeno tanto basso da consentire la presentazione di candidature puramente strumentali): cinquantamila euro?
    (3) Chi può avanzare la propria candidatura? Tutti i cittadini in possesso dei requisiti previsti dalla legge tranne che i funzionari dei partiti e dei sindacati, a meno che non si dimettano con ampio anticipo, perché giocherebbero con un eccessivo vantaggio.
    (4) Chi ha diritto a votare? Tutti gli aventi diritto al voto previo pagamento di una somma che non dovrebbe essere simbolica (dieci euro?). L’ipotetica infiltrazione di elementi dello schieramento opposto, tendenti a privilegiare i candidati deboli per danneggiare quello per loro più pericoloso, costituirebbe un pericolo puramente teorico con numeri di affluenza sufficientemente alti.
    (5) Dove e quando votare? Le votazioni si dovrebbero tenere in locali pubblici all’uopo forniti dall’Amministrazione regionale. Nonostante che concettualmente non sia sbagliato un percorso a più livelli, con progressive scremature di candidati, l’ideale è votare in un solo giorno e una sola volta. I percorsi decisionali lunghi sfibrerebbero i candidati e logorerebbero l’entusiasmo dei votanti, mentre sarebbero una manna per i funzionari di partito con molto tempo a disposizione e grande esperienza nel manipolare le riunioni.

     

    *Coordinatore laboratorio politico “Città Libera”