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    Fatta la cittá metropolitana, bisogna fare i cittadini metropolitani

    pilonistretto

    di Enzo Vitale* – Parafrasando la celebre espressione di Massimo D’Azeglio “fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani”, potremmo agevolmente dire che a Reggio Calabria “fatta la città metropolitana, oltre a perimetrarla e riempirla di contenuti,

    occorre fare il cittadino metropolitano”.

     

    Le similitudini tra le due frasi non sono solo formali. Quella storica è generalmente interpretata come frutto dell’esigenza  di creare un’identità nazionale italiana sulla base della consapevolezza che diversi popoli, con lingua e storia e religione in comune, per volontà collettiva si univano in un unico Stato. Contro questa identità giocavano: la frammentazione linguistica e culturale; l’assenza di una visione storica unificatrice; l’ostilità della Chiesa cattolica; la forza dei sentimenti regionali e municipali; il fatto che la monarchia e le istituzioni fossero percepite come piemontesi e non italiane.

     

    Se si esclude il riferimento alla religione e alla Chiesa cattolica, non vi è chi non veda che la Provincia di Reggio Calabria oggi si trova, mutatis mutandis, nelle stesse condizioni: il cittadino della Piana, come quello della Locride, non si sente pienamente reggino e, soprattutto, percepisce quella che dovrebbe essere l’area metropolitana reggina come troppo condizionata dalla volontà e dagli interessi della città di Reggio.

     

    Occorre creare, quindi, un’identità di città metropolitana che, mantenendo inalterate al suo interno le singole identità municipali e zonali, abbracci queste in una consapevole visione unitaria che, oltre a creare sinergie di servizi e infrastrutture, le dia maggior peso e rappresentanza in ambito regionale e nazionale.

     

    Quando sarà possibile creare il consorzio di città metropolitane con Messina, ovvero quando un adeguato e opportuno emendamento alla legge sulle autonomie locali lo consentirà, l’operazione si sposterà verso il versante orientale siculo: il che non sarà di una scontata facilità. Se non vi saranno problemi per quanto riguarda l’Area dello Stretto propriamente detta, già legata da una particolarissima koiné fondata su millenni di storia, questi potrebbero sorgere a livello dei territori provinciali, distanti sia culturalmente che identitariamente.

     

    Al limite potrebbe essere più agevole l’abbraccio con la provincia di Vibo: a un riconfluire vassallo sotto l’egida di Catanzaro, nell’antica Hipponion si osserva con grande attenzione ciò che sta accadendo nel Reggino, nel cui ambito le opportunità turistiche ed economiche potrebbero essere superiori che nel Catanzarese. La proiezione verso l’Area dello Stretto e uno più stretto legame con la parte nord della Piana di Gioia sono certamente funzionali agli interessi di Vibo almeno quanto non lo sia lo stringere ulteriormente i rapporti con il Lametino.

     

    Comunque sia, posto che una grande area costiera integrata che comprenda la costa orientale sicula e la tirrenica meridionale calabrese non è affatto un’utopia, citando Karl Popper, “Il futuro è decisamente aperto. Esso dipende da noi; da tutti noi. Dipende da quello che noi facciamo e faremo; oggi, domani e dopodomani. E quello che facciamo e faremo dipende a sua volta dai nostri pensieri; e dai nostri desideri, dalle nostre speranze, dalle nostre paure. Dipende da come vediamo il mondo; e da come valutiamo le possibilità largamente disponibili del futuro”

     

     

    *Presidente Fondazione Mediterranea