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    Gambarie, montagna reggina?

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    di Enzo Vitale* – I residenti estivi di Gambarie sono sempre stati di due tipi: quelli che scendono in piazza e quelli che salgono in piazza. Dal momento che solo poche case hanno accesso sulla nazionale Melito-Delianova, che in piazza Mangeruca taglia perpendicolarmente

     l’asse monte-mare, rappresentato dalla Gallico-Gambarie e dal suo ideale prolungamento della Grande Discesa; la quasi totalità delle ville si trova o a monte della piazza, verso cui scendere, o a valle della stessa, verso cui salire. Col passare degli anni le due colonie, un tempo più o meno equivalenti, si sono differenziate: non per tipologia ma per consistenza, essendo oggi molto più numerosi quelli che risiedono a monte della piazza.

     

    Questa zona, infatti, è stata preda di un’edificazione che, pur etichettabile con l’abusata qualificazione di selvaggia, in questa sede mi limito eufemisticamente a definire volumetricamente esasperata e topograficamente iperaddensata. Mali che accomunano la gran parte delle località turistiche italiane, mi si obietterà: sarà pur vero, ma l’eccessivo dinamismo della politica del mattone, che altrove ha portato ricchezza, a Gambarie ha portato utili solo alle casse dei costruttori, ben poco contribuendo al benessere del paese.

     

    Questa ipotesi viene confermata da un dato apparentemente inspiegabile: il positivo trend di produzione e vendita immobiliare, teoricamente in grado di generare un aumento delle presenze residenziali, ovvero non del tipo “mordi e fuggi”, si è invece associato in questi anni a un loro decremento. Come mai? L’apparente arcano lo si svela analizzando la tipologia media dei soggiornanti in villa: sono generalmente anziani, pensionati o giovani coppie con bambini, il cui capofamiglia pendola su Reggio per mantenere l’attività professionale.

     

    Questa tipologia di residenti ha bisogno di servizi: e sono proprio questi che negli ultimi anni sono venuti inspiegabilmente meno. Basta citare l’ambulatorio medico, l’ufficio postale e, perché no?, il parrucchiere. I pur encomiabili sforzi dell’Amministrazione comunale di Santo Stefano in Aspromonte per stimolare il turismo e per vivacizzare i punti di ristoro e accoglienza, infatti, polarizzati con eventi e raduni su di un target prettamente turistico, pur in grado di portare in quelle occasioni un grande numero di persone, non soddisfano le esigenze di chi ha seconda casa.

     

    La folta presenza di residenti estivi al convegno sulla valorizzazione della montagna della Città Metropolitana, organizzato dall’amministrazione comunale di Santo Stefano in Aspromonte,  è un inequivocabile segno di quanta attenzione questi prestino alla loro montagna: è un patrimonio che Gambarie non si può permettere di sottovalutare e disperdere.  

     

    *da www.diarioreggino.it