
di Enzo Vitale* – Per chi è amante del golf, o più semplicemente per chi pratica questo sport più o meno assiduamente, la visione di un campo in abbandono, ovvero dei già verdi e curati fairway e green invasi dalla sterpaglia e ingialliti dall’incuria, è una pugnalata al cuore.
La stessa pugnalata la riceve chi, con esperienza di viaggi e innamorato dei luoghi natii, conosce il potere promozionale che per un territorio può avere un bel campo per golf o un insieme coordinato di campi. Questa pugnalata la si riceve constatando il degrado e la sostanziale chiusura del campo da golf a nove buche sito nel territorio comunale di Reggio in località Montechiarello a Ortì. Coorti di psicologi hanno tentato di spiegare, senza riuscirvi, i motivi che hanno reso la passione per questo sport tanto pervasiva: fatto sta che attorno al golf si muove un fatturato diretto e indotto che può trasformare il volto di una regione. Questo sport che, a fronte della sostanziale semplicità dell’impianto e dell’essere basato sulla ripetitività di un movimento assolutamente innaturale, ha innumerevoli regole da rispettare ponendo l’educazione e il controllo di sé a suo ineludibile complemento, è divenuto un fenomeno sociale planetario di cui non si può non tener conto quando si progetti il futuro turistico di una località. La regione più a sud del Portogallo, l’Algarve, già bella e antica e ricca di per sé, è esplosa dal punto di vista turistico proprio per il numero e la bellezza dei suoi campi per golf. Tutto frutto di una serie di iniziative private inserite in un illuminato programma pubblico di sviluppo territoriale. Come l’Algarve, tanti altri territori hanno conosciuto e stanno conoscendo prosperità e benessere puntando sul turismo golfistico, che muove milioni di persone ogni anno nel mondo. Nella nostra città, dalle ambizioni turistiche, si lascia invece morire una possibile attrazione.
Quali che siano state le cause che hanno determinato il fallimento del campo per golf di Montechiarello (pressapochismo gestionale, miope visione prospettica, inadeguatezza direttiva, interessi personali, ambizioni non precisamente sportive, ecc), visto che a suo tempo il Comune di Reggio, per concedere le necessarie autorizzazioni, si è ritagliato alcune prerogative, sarebbe opportuno che queste vengano attualizzate. Una volta concretizzato il diritto di prelazione sulla struttura per sottrarla alla fallimentare gestione, il Comune potrebbe scegliere tra varie opzioni: porla in vendita con asta pubblica a imprenditori turistici; operare un fallimento pilotato che consenta il salvataggio della struttura con una diversa leadership; gestione pubblica diretta, come avviene al campo di 18 buche di Fiuggi; creazione di una società mista. Opportunamente affinata e resa percorribile, una di queste soluzioni – ma altre se ne potrebbero studiare – rappresenterebbe la salvezza di una struttura che molto aveva promesso e che nulla – ma non per sua colpa – ha mantenuto.
*Presidente Fondazione Mediterranea




