di Enzo Vitale* – Milan Kundera nel suo “Testamenti traditi” parla della sospensione del giudizio morale che si ha per i personaggi della
letteratura, che vengono valutati con parametri diversi da quelli con i quali si giudicano le persone della vita reale: la loro grandezza è affidata al giudizio estetico, non a quello morale. A volte avviene che questa “sospensione del giudizio morale”, che adottiamo generalmente per l’opera d’arte, si estenda anche al suo autore
che, pur persona reale, viene valutato per le sue produzioni e non per le sue inclinazioni nella vita privata, anche se oggettivamente riprovevoli. È come se alla grandezza del genio artistico si tollerassero circostanze e fatti per i quali persone normali subirebbero un forte ostracismo sociale.
Ora, se si considera la politica come l’arte del possibile, ovvero se poniamo il genio politico sullo stesso registro di quello artistico, si arriva a valutare l’operato politico sulla base di un giudizio estetico scollato dal comune quotidiano ovvero con parametri diversi con i quali si giudicano altre produzioni dell’ingegno umano: da qui il passo è breve verso l’estensione di questa sospensione del giudizio morale dalla produzione politica al personaggio politico.
Nelle attuali elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, nelle quali il Capo del Governo è risultato a Reggio il più votato, sembra sia accaduto proprio questo: le faccende di vita personale di Berlusconi, e le sue misere storie di ninfette alla Nabokov, per le quali qualsiasi persona normale sarebbe stata messa alla gogna sociale, non hanno sostanzialmente influito
sul giudizio che l’elettore ha dato sulla sua azione politica. Come per il protagonista di un’opera letteraria o per un grande artista, assimilando il concetto di produzione politica a quello produzione artistica, si è attuata una sorta di “sospensione del giudizio morale” per Berlusconi, massima espressione italiana dell’arte della politica.
Penso che non si sia in grado, oggi, di stabilire se quanto accaduto sia un bene o un male; se
sia corretto, nel perseguire la propria visione di bene comune, pragmaticamente accettare un
capo coalizione dai comportamenti etici così discutibili; se e fino a che punto sia utile subire una
leadership moralmente impresentabile pur di non compromettere una coalizione in grado di far
emergere da un ostracismo durato oltre mezzo secolo una moderna destra di governo.
Le religioni da sempre si interrogano sulla necessità del male: senza il male potrebbe esistere il
bene? Il male è anche frutto della volontà divina? Trasferendo queste domanda in politica,
senza Berlusconi la destra italiana si sarebbe potuta trasformare in una moderna forza di
governo in grado di interpretare al meglio gli umori e le istanze della popolazione? Berlusconi,unto dal Signore, un male necessario?




