di Enzo Vitale* – Il riso non è né di destra né di sinistra, supera ogni schieramento e si impone per sua propria forza: come quello che suscita la pubblicità del Club della Libertà di Palmi apparsa recentemente sui quotidiani locali. Non bisogna essere pro o contro Berlusconi per ridere: è necessario solo essere
persone pensanti e ragionevoli che, leggendo, notano alcune insanabili e plateali contraddizioni dello scritto pubblicitario.
Come può un Club che si definisce della Libertà parlare con un linguaggio mistico-fideistico basato su un indiscutibile culto della parola e della personalità di un capo-santone? Come si può scrivere (affermando essere un Club fatto di liberi cittadini che, in quanto tali, dovrebbero poter esprimere liberamente il loro pensiero) che il Club della Libertà è il custode della “ortodossia” berlusconiana? E in base a quale concetto di libertà si può affermare, come se si parlasse di un Club di fedeli a una verità rivelata, che il Club difende il “verbo” del capo? Come si fa, in non contesto che si dichiara libero, a promuovere la lotta a “contaminazioni esterne”, come se non fosse un Club ma una setta iniziatica?
Se alle parole si deve dare un significato condiviso per far sì che reciprocamente ci si capisca, l’ideatore di questo messaggio parla un linguaggio suo proprio nel quale le parole usate hanno un senso che si discosta nettamente da quello riportato sui dizionari.
Non bisogna essere né di destra né di sinistra per non ridere fino alle lacrime su queste deliranti piaggerie. L’articolazione mistico-religiosa del fraseggio, unitamente alla terminologia maldestramente mutuata dai riti di religioni che riconoscono la loro origine in verità rivelate, presuppone una concezione dell’impegno politico dedita senza discussione alcuna alla difesa del “verbo” e della “ortodossia”: per far parte di questo Club, quindi, bisogna rinnegare il proprio status di libero cittadino e limitarsi a credere e obbedire.
Piaggeria, quindi, è solo piaggeria: un maldestro messaggio, quello del Club della Libertà di Palmi, rivolto più ai vertici che alla base e finalizzato a dimostrare lealtà al “verbo” del capo oltre che attivismo nel difendere la “ortodossia” della sua interpretazione da “contaminazioni esterne”.
*Presidente Fondazione Mediterranea




