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    Viaggio tra i diplomatici calabresi nel mondo: Luciano Barillaro

    barillaroluciano
    Continua il nostro viaggio tra i numerosi Calabresi che occupano posti di prestigio e responsabilità nel panorama diplomatico internazionale: Luciano Barillaro*, Console Generale d’Italia a Nizza.


    1)Quali secondo lei le prospettive di una proficua cooperazione bilaterale tra due Paesi, come l’Italia e la Francia, che faticosamente stanno provando a lasciarsi alle spalle la crisi economica?

    La Francia e l’Italia oltre che partners ed amici sono due paesi fratelli (vedasi il contributo francese alla nostra Unità Nazionale) e non ci sono limiti alla cooperazione bilaterale – politica, economica, culturale – che potrebbe essere particolarmente utile ed importante specie nel bacino mediterraneo dove gli interessi comuni sono enormi. Aggiungerei che la Francia ha superato, al pari della Germania, la crisi economica e che può già da adesso fungere da locomotiva alla nostra ripresa.

    2)Cosa rappresenta oggi la comunità italiana in Francia ed in particolare la comunità calabrese, segnatamente in un territorio storicamente particolare come Nizza?
    La comunità italiana ed anche quella calabrese sono da tempo perfettamente integrate in Francia e la loro influenza è grande anche se non così visibile proprio a causa dell’integrazione di cui ho detto prima.

    3)Quali gli ambienti economici e sociali dove i calabresi incidono di più?
    I calabresi incidono di più nei settori delle costruzioni, dell’artigianato e del commercio.

    4)La Francia rappresenta un esempio di perfetta integrazione e di enorme valorizzazione del fenomeno migratorio. Un Paese che è riuscito a costruire sviluppo anche lavorando sulle potenzialità offerte dal contributo portato dagli immigrati. L’Italia è pronta per fare altrettanto?
    E’ vero che la Francia, Paese della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, ha saputo valorizzare come pochi l’apporto dei migranti: dagli artisti (Picasso, Modigliani, Jonesco,ecc) agli esponenti dell’economia, ai politici (Balladur, Sarkosy, ecc.). L’Italia non mi pare sia pronta a fare altrettanto soprattutto perchè non ha una visione strategica e condivisa del fenomeno migratorio: non lo ha avuto della propria emigrazione e non lo ha ora dell’immigrazione. Bisognerebbe fare una riflessione più pacata, più attenta alla realtà italiana ed internazionale e meno ideologica. Certo ne abbiamo gli strumenti e le risorse intelletuali, ma bisogna volerli utilizzare.

    5)Quali secondo lei le caratteristiche essenziali delle ondate migratorie che hanno spinto i calabresi a cercare fortuna in Francia?
    Credo che le caratteristiche essenziali delle migrazioni calabresi non siano diverse da quelle che hanno motivato le migrazioni dalla Liguria o dal Veneto, dalla Sicilia o dal Piemonte: ricerca e speranza di un futuro migliore per sè ed i propri figli, tanto coraggio e la convinzione di potercela fare!

    6)Politica, economia, cultura, arte. Quali secondo Lei le prospettive di cooperazione tra la Calabria e la Francia?
    La cooperazione è  da impostare soprattutto come rapporto tra l’Italia e la Francia. I francesi hanno una concezione dello Stato molto più alta che non da noi e se dovessimo presentarci solo come calabresi non otterremmo la necessaria attenzione ed adeguato rispetto. Sul piano politico credo che dovremmo intensificare molto la cooperazione nel Mediterraneo e poi ancora  in seno all’U.E.: abbiamo tutto l’interesse a consolidare un asse Roma-Parigi su tutti i dossiers europei. In economia abbiamo molto da imparare in termini di politica industriale e molto da insegnare per quanto riguarda le PMI e quindi sono possibili molte forme di integrazione e collaborazione. Nell’arte e nella cultura esiste una collaborazione molto più diffusa di quanto non si pensi (dal Rinascimento in poi i francesi sono sempre stati affascinati dai nostri artisti – da Leonardo a Bernini, a Goldoni, fino all’Opera ed al cinema italiano) ma molto di più si potrebbe fare nel campo della cooperazione universitaria e nella ricerca ed innovazione.

    7)I calabresi nel mondo spesso rappresentano la crème della classe dirigente in tutti i settori. L’affermazione sociale però avviene quasi sempre lontano dalla Calabria. Perché?
    E’ vero che i calabresi, e lo stesso può dirsi di quasi tutti gli italiani emigrati, hanno spesso dato il meglio di sè all’estero. Dall’analisi sociologica sappiamo che gli emigrati sono la componente più energica ed intraprendente di una comunità. Gente forte, coraggiosa, capace di rischiare. E non bisogna tacere che in Italia meritocrazia e concorrenza sono tuttora termini più demagogici che reali. Privilegi, corporativismi, carente funzionamento della giustizia e degli organi di garanzia rappresentano un ostacolo reale e spesso insuperabile, almeno in tempi ragionevoli, per i giovani o le persone più capaci ed intraprendenti ma privi delle amicizie giuste che, pertanto, vanno ad “investirsi” altrove.

    8)Attraverso quali mezzi è possibile valorizzare il contributo che i calabresi nel mondo possono offrire per un percorso di reale sviluppo sul territorio calabrese?
    Per valorizzare le energie ed i talenti calabresi nel mondo a beneficio della Regione, bisognerebbe offrire e garantire anzitutto sbocchi professionali o imprenditoriali credibili. Ricordo ad esempio che anni orsono si cercò di attirare i giovani attivi nelle organizzazioni internazionali (U.E. – Banca Mondiale ecc.) con l’intenzione di utilizzarne conoscenze e talenti per superare l’autentica  “vergogna” dei Fondi europei non utilizzati. Credo che non se ne sia fatto nulla perchè gli interessi contrastanti erano troppi ed i gruppi di potere non erano disposti a fare un passo indietro.

    9)Può raccontarci la sua esperienza nel mondo della diplomazia? Quanta Calabria porta ancora dentro di sè?
    La mia esperienza in diplomazia comincia in realtà dall’Università di Perugia, con la frequentazione e l’amicizia di molti studenti stranieri, e poi con gli studi successivi (alla Johns Hopkins di Bologna e poi al Collegio d’Europa di Bruges). E’ venuta poi l’esperienza quadriennale alla Corte dei Conti dell’U.E. (allora CEE). Passai al Ministero degli Esteri italiano nel periodo di crisi più profonda della CEE (dopo la crisi energetica del ’73) e per amore di viaggi e culture diverse. Così ho servito in Africa (Mozambico e Costa d’Avorio), Asia (India) e Medio Oriente (Gedda) avvicendando Europa (Svizzera e Francia) e USA (New York – ONU) con continenti e nazioni dove le condizioni di vita erano più difficili. Ho alternato, altresì, diplomazia bilaterale ( le Ambasciate in Mozambico, India, Africa Occidentale) a diplomazia multilaterale (New York e Ginevra), a lavoro consolare.  Credo di avere una esperienza diversificata non comune anche perchè ho alternato incarichi più politici ad incarichi più vicini al mondo dell’economia ed a quelli della cooperazione, mi sono occupato molto di questioni consolari  e culturali come pure di stampa, di affari giuridici (al servizio del Contenzioso del MAE), di Affari Europei (la Presidenza italiana della CEE nel 1990) e di problematiche ONU, sia di tipo politico (a New York, quando l’Italia fu eletta per la seconda volta membro del Consiglio di Sicurezza) che economico (a Ginevra). Ho incontrato molte personalità di primissimo piano del mondo della cultura, dell’economia e della politica. Miei colleghi sono diventati Primi Ministri (di Istraele e Algeria) o Ministri dei loro Paesi.
    Da Perugia – avevo 18 anni – in poi ho vissuto poco o molto poco in Calabria ma mi sono sempre qualificato come “calabrese” perchè lì sono le mie radici malgrado che il tronco ed i rami siano cresciuti altrove. Non saprei dire quanta Calabria mi porto appresso ma se mi definisco sempre – dopo 45 anni da “cittadino del mondo” – come “calabrese” evidentemente me ne è rimasto abbastanza.  2 – continua

    *Luciano Barillaro è nato a Siderno (Reggio Calabria) il 19 luglio 1948. E’ sposato e padre di tre figli. Si laurea presso l’Università di Perugia in giurisprudenza il 2 marzo del 1971
    – Studi post-universitari (1972-74): Johns Hopkins University di Bologna e Collège d’Europe di Bruges (Belgio)
    – Funzionario (A7) della CEE – Corte dei Conti dall’ottobre 1974 al 1978
    – In diplomazia dal 1978
    -Al Servizio Stampa e Informazione e poi alla Direzione Generale Emigrazione e Affari Sociali-Uff. VII, dal maggio 1979 al febbraio 1981
    -Primo segretario a Maputo dal marzo 1981 (Affari politici, consolari e cooperazione tecnica)
    – Primo segretario commerciale a New Delhi dal luglio 1983 con funzioni di Capo dell’Ufficio Economico e Commerciale
    – Dal gennaio 1986 Consigliere alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’O.N.U. a New York (settore politico) e Membro effettivo della Delegazione italiana al CdS delle Nazioni Unite nel biennio 1987-1988
    Rientrato a Roma nell’agosto 1989, ha servito presso la Direzione Generale Affari Economici- Uff.I in occasione della Presidenza italiana delle CEE del 1990 e poi presso la Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo in qualità di Vice-Capo dell’Unità Tecnica Centrale
    • Console Generale a Gedda dal settembre 1992
    • Console Generale a Losanna dal dicembre 1996
    • Vice Segretario Generale della I Conferenza degli Italiani nel Mondo nel 2000 e poi al Servizio del Contenzioso Diplomatico- Capo dell’Ufficio dell’Agente italiano presso le Corti di Giustizia internazionali
    • Primo Consigliere a Ginevra dal marzo 2003
    • Ambasciatore d’Italia in Costa d’Avorio, Burkina Faso, Liberia, Niger e Sierra Leone dal giugno 2007 al settembre 2009
    • Al MAE – DGIT – dirette dipendenze del Direttore Generale
    • Console Generale a Nizza – gennaio 2011