
di Teodora Malavenda – A distanza di due anni dall’uscita del suo primo album (Vol.1), la ditta Brunori SAS ci riprova. E lo fa con il vol. 2 in uscita il prossimo 17 giugno
(Picicca Dischi, 2011/ ed. Warner Chappell Music Italiana Srl). “Poveri Cristi” questo il titolo dell’album è una raccolta di dieci brani dal sapore a tratti vintage ma ciò nonostante capace di fornire suggestioni e contenuti fuori dal tempo. Un susseguirsi di episodi in cui l’ascoltatore può riuscire facilmente ad identificarsi. Uno spaccato variegato di vite quotidiane in un avvicendarsi di ricordi, precarietà economica, matrimoni scombinati e affetti perduti, ma non per questo dimenticati. Un progetto musicale che sin dal primo ascolto è capace di emozionare e di scomodare il cuore di pensionati, casalinghe, giovani e impiegati, complice un linguaggio comune ma mai banale accompagnato da atmosfere emotivamente coinvolgenti. Due le partecipazioni in questo album, Dente in “Il suo sorriso” e Dimartino in “Animal Colletti”. E se fino ad oggi sono stati in molti a paragonare il talento di Brunori a quello di Ivan Graziani o del tanto caro Rino Gaetano, ci auguriamo che dopo l’ascolto di “Poveri Cristi” la critica sarà unanime nel riconoscere le qualità singolari e l’intuito geniale del nostro Dario, rinunciando a facili allusioni e riconoscendogli la sacrosanta (visto che di Cristi si parla) bravura.
Chi sono questi “Poveri Cristi” che danno il titolo al tuo nuovo disco?
Sono i soggetti che rappresento nelle canzoni ma possono essere anche i musicisti che le suonano, il cantante che le canta, i tecnici che le registrano. In qualche modo la copertina dell’album con l’immagine della squadra rende bene l’idea del disco. Anche se nell’immagine più che una squadra di calcio è rappresentata una di rugby, considerando la stazza media dei giocatori…
Sono passati due anni dall’uscita del primo album. Cos’è cambiato in questo tempo relativamente breve?
In questi due anni è successo tanto. Da esordiente mi sono trovato a bruciare molte tappe rispetto al tradizionale percorso di un musicista. Abbiamo fatto molti live e tante nuove esperienze che hanno rafforzato il feeling con gli altri componenti. Sono stati due anni carichi di suggestioni che ho cercato di trasferire nei brani scrivendo canzoni che raccontano di situazioni rubacchiate qua e là in un fugace mordi e fuggi. I live sono serviti a tirare fuori un’energia maggiore che spero si percepisca nel vol.2.
La Calabria, una regione spesso al centro di polemiche e quasi sempre bistrattata. Ma si sta poi così tanto male in questa terra di confine?
No se si vive in superficie o se ci si sofferma sulla quotidianità. Non è semplice fare un’analisi puntuale della nostra Terra ma sicuramente se guardassimo alle dinamiche più latenti vedremmo uno spaccato non proprio felice.
Nel nuovo album ascoltiamo due ospiti d’eccezione: Dente e Dimartino. Come descriveresti la loro musica?
Intelligente quella di Giuseppe (Dente, nrd). Trovo che Dente sia un cantautore acuto capace di scrivere testi romantici con un linguaggio semplice ed elegante tale da renderli sempre molto credibili. Sanguigna quella di Antonio. Quando è sul palco tira fuori un non so che di primordiale che mi coinvolge.
A livello strettamente musicale che evoluzione c’è stata tra il primo e il secondo album?
Il primo album è nato in condizioni diverse, non c’era la band ed era interamente chitarra e voce. Avevamo deciso di lasciarlo molto scarno per comunicare l’idea di intimità che le canzoni volevano trasmettere. Vol. 2 nasce con la band e con l’idea di curare gli arrangiamenti in maniera più complessa. Mirco Onofrio si è occupato di arrangiare archi e fiati rifacendosi ai grandi arrangiatori del passato della musica pop italiana . Nel nuovo lavoro c’è stato un approccio più elaborato richiesto anche dai nuovi testi.
Quando sentiremo cantare anche Simona?
In realtà è da un po’ che insisto perché intraprenda il progetto solista della Marrazzo SAS. Sono anche disposto a scriverle le canzoni. La Brunori SAS è un progetto prettamente maschilista in cui sono io il capo e quindi Simona può parlare solo dopo avere alzato la mano!!!!
(Ridiamo pensando alla faccia che farà Simona quando leggerà quest’intervista ndr).




