
di Teodora Malavenda (foto di Giuseppe Condemi) – Resistere o quantomeno provare a farlo in una regione dove la storia ci insegna che è la ‘ndrangheta a dettare le regole, non è cosa da poco. C’è chi lo fa scendendo in piazza a manifestare il proprio dissenso, chi impegnandosi in associazionismo anti ‘ndrangheta, chi ricomponendo le intricate trame politiche, chi esprimendosi artisticamente.
E proprio quest’ultima è la strada intrapresa dai Kalafro, un collettivo reggino di cinque componenti, il cui terzo disco “Resistenza sonora” è da oggi in vendita presso tutti i negozi di dischi e digital stores.
Conosciuta sulla scena musicale ormai da diversi anni, la band composta da Nicola MastaP Casile, Simone Mad Simon Squillace, Bruno Easy One Timpano, Francesco Ciccioshiva Creazzo e Francesco Kento Carlo, è balzata all’attenzione dei media nazionali quando, lo scorso autunno, si è fatta promotrice di una sorta di guerrilla-marketing di stampo sociale denominata “Operazione Luna”.
Per una settimana i riflettori sono stati puntati sulle pareti dello storico Castello Aragonese, tenendo con il fiato sospeso o forse è il caso di dire, con lo sguardo rivolto in alto, i cittadini dello Stretto. Una scena suddivisa in quattro atti che si è svolta nell’arco di una settimana durante la quale si sono succedute le parole che messe assieme hanno dato forma ad un messaggio ben preciso: “No alla ‘ndrangheta. Kalafro”. Un messaggio esplicito ed inequivocabile, impregnato di speranza e consapevolezza, perché come loro più volte hanno ribadito “un futuro altro è possibile” . Un futuro, quello che i Kalafro si augurano, in cui il Nemico si combatte con le uniche armi possibili: coscienza civile e partecipazione collettiva.
Ribellarsi dissentendo a voce alta. È questo il filo conduttore delle venti tracce che sin dal primo ascolto ti spediscono in un viaggio immaginario dove tutti i partecipanti si cimentano in una grande ballata collettiva, lasciandosi trasportare da un mix di suoni folk, reggae e rap, ai quali, per un orecchio attento, non è facile lasciarsi sfuggire una qualche sporadica inflessione house. Una ballata collettiva che parte da Sud e vuole arrivare a tutti i Sud del mondo.
Il progetto, supportato tecnicamente dalla casa discografica Relief, è stato finanziato dal Museo della ‘ndrangheta, dietro al quale c’è l’impegno costante del Responsabile Claudio La Camera.
Resistenza sonora: che sia un passo verso la rivoluzione?





