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Giostre, scale e colori: incontro con Isidoro Malvarosa

28 Dicembre 2010
in Artstriller
Tempo di lettura: 4 minuti
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malvarosalibro
di Teodora Malavenda –
Un’esile donnina sul punto di essere spazzata via dal vento, viene trattenuta da una presa decisa. Capelli svolazzanti, foglie e fiori in rivolta.

Questa l’immagine di copertina di “Giostre, scale e colori” debutto letterario del reggino Isidoro Malvarosa, pubblicato da Calabria Letteraria Editrice. Già l’illustrazione bene introduce alle suggestioni di questa lettura. Sono poco più di novanta le pagine da leggere tutte d’un fiato. Con uno stile narrativo scorrevole e discorsivo, il romanzo esordisce con il viaggio di due amici a Bratislava. Un viaggio che rappresenterà  il leit motiv di un’avventura al limite del rischio e dei colpi di scena. Abbiamo incontrato questo giovane scrittore sommergente, come lui stesso ama definirsi, in un pomeriggio pre-natalizio e nonostante la sua riservatezza iniziale, siamo riusciti a scoprire qualcosa in più sulla trama e su quale sia stato il cammino che lo ha portato a concepirla.
Giostre, scale e colori è  il tuo esordio letterario. Raccontami di questa avventura.                                                                                                                                                  Scrivo da sempre e ad un certo punto ho deciso di mettere nero su bianco, di mettere la punta del piede dentro il mondo editoriale, anche se questa cosa mi pesa un pò essendo persona schiva e riservata. Non ne conosco il motivo reale, ma c’è una parte di me che in questo momento sta prevalendo e vuole condividere. Io la sto lasciando fare. Almeno per ora!
Questa storia come nasce? Nasce da un viaggio, tutte le mie storie nascono da un viaggio. Un viaggio realmente realizzato, quindi non mentale. Estate 2009: Bratislava. La scintilla è scoccata sulla via principale della città dove ho incontro un italiano di mezz’età, un personaggio sui generis che si è presentato ed ha iniziato a raccontarmi la storia della sua vita senza alcun motivo. Allo stesso modo in cui è comparso e si è intrattenuto con me, è andato via. Quell’incontro è stato lo spartiacque,  perchè la storia nasce da lì ma non anticipiamo altro.
Questo titolo a cosa è dovuto? Devi sapere che io adoro i titoli. Vivrei facendo solamente quelli, anzi se esistesse un lavoro, magari titolista, mi offrirei volontario (sorride…). Il problema è che dopo il titolo mi prendo l’impiccio di fare tutta la storia. Il titolo è una metafora. È venuto fuori di getto e  si capirà nelle ultime pagine.
Sei già alle prese con un altro romanzo?
Si. Adesso sto cercando qualcosa di forte, una storia che rappresenti un salto di qualità. In questi giorni ho terminato un romanzo che mi ha visto impegnato negli ultimi sei mesi. È una storia diversa meno intimistica, una metafora sul mondo contemporaneo dell’informazione. Una storia complessa molto orwelliana. Molto spesso lavoro su due opere una più intimistica, fatta di persone, sentimenti, ricordi, pensieri e una più generale, fatta di società, valori, dinamiche relazionali.
Mi pare di capire quindi che ci dobbiamo aspettare un genere differente.
Voglio sperimentare e scrivere utilizzando stili diversi, non voglio appartenere ad un genere, ad una corrente. Con la storia che ho appena finito, siamo nel filone catastrofista, con massicce iniezioni di humour nero.
Quanto c’è di strettamente personale in Giostre scale colori?
Beh ci sono io. Sono talmente riservato che ho iniziato con una storia su di me facendo all in subito. Mi sono tirato in mezzo, mi sono liberato e ora sono pronto per passare ad altro.
Cosa rappresentano per te le giostre, le scale e i colori?
La vita.
Scrittore preferito?
Non leggo molto. Ho un tempo di metabolizzazione molto lento, mi piacciono più le biografie che le opere. Comunque ti dico tre nomi Palahniuk, Orwell, Bukowski. Ultimo libro letto è Fight Club e su questo ti racconto un aneddoto. Un giorno un amico mi ha detto che scrivevo come Palanhiuk e non ti nascondo che ignorassi chi fosse e allora mi ha prestato il libro e devo dire che in effetti ci sono molte assonanze, ma ti assicuro che ho letto e conosciuto lui solo dopo aver scritto la mia storia.
Parliamo di cinema.
Devo fare l’intellettuale e risponderti cinema d’autore italiano? Adoro i film con dentro vita, incroci del destino, casualità. La 25 Ora, Crush, Babel. Se mi chiedi film preferito, ti rispondo Fight Club. Poi staccati di molto, Forrest Gump, Arancia Meccanica, Trainspotting. Regista preferito Tarantino. Citazione per Nanni Moretti.
Profumo di un luogo?
Salsedine. Iodio ma tanto iodio!!
Segui l’arte contemporanea?
Più che l’arte contemporanea mi piace il fervore culturale che anima le grandi capitali europee. Sono attratto dal futurismo, mi piacciono le cose astratte anche se credo che la migliore opera d’arte sia la Natura.
Parliamo di politica, visto anche i tuoi precedenti universitari (Isidoro è laureato in Scienze Politiche… ndr). Dove stiamo andando?
I politici sono come tante stupide galline che si azzuffano per niente, quante squallide figure che attraversano il Paese…
Stiamo andando  a canzoni allora?
A Battiato più che altro. Battiato è l’inizio e il fine ultimo. Parafrasandolo ti dico che “Questo decennio oramai alla fine, saturo di parassiti senza dignità, mi spinge solo ad essere migliore, con più volontà.”
Il tuo motto?
Ever tried. Provare sempre.
Sai che c’è? Anche io penso che la notte non sia il momento migliore per prendere decisioni…
La notte si è fragili. Si sa.

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