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Bovarchè, arte contemporanea e radici: intervista ad Angela Pellicanò

10 Novembre 2010
in Artstriller
Tempo di lettura: 4 minuti
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angelapellicano

di Teodora Malavenda – E’ pomeriggio inoltrato quando incontriamo Angela Pellicanò, direttore della galleria Technè Contemporary Art che per l’occasione ci ha aperto le porte della sua casa studio.

Un’alcova su due piani incastonata tra le viuzze di una Bova d’altri tempi, perla secolare dell’ area grecanica.

Ideatrice e curatrice di Bovarchè, festival internazionale d’arte contemporanea giunto quest’anno alla X edizione, Angela è un’artista poliedrica, fortemente impegnata nel sostenere e promuovere l’attività dei giovani artisti emergenti.

Circondate da piccoli capolavori d’arte, espressione della spiccata sensibilità della padrona di casa e accompagnate da un buon bicchiere di vino bianco, ha inizio la nostra intervista.

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Nasci e ti affermi come pittrice anche se spesso ti vediamo vestire i panni di curatrice. In che modo coesistono le due attività?

Fermo restando che non sono una curatrice, non mi pongo il problema di far coesistere le due “discipline”. Altro è inoltrarsi in avventure d’arte, laddove tutto interagisce naturalmente e per necessità. Essere l’una o l’altra cosa presuppone una sensibilità e una conoscenza. Il resto va da sé.

 

Da dove trai l’ispirazione per i tuoi lavori?

Nasce con me, da me. L’ispirazione è palestra ed esercizio. Dunque se proprio devo inquadrarla, mi viene difficile dire dove, quando, come. Dipingere è fare ed essere al contempo.

 

In quale “spazio” fuori dai confini regionali ti piacerebbe allestire una mostra?

Se fosse una mia personale, penserei a un allestimento dentro una grande grotta piena di cunicoli. Amo interagire, creare dinamiche psicologiche, ambientare per espandermi. A volte nel mio lavoro manca una terza possibile dimensione. Perciò, più che di confini regionali, parlerei di confini mentali. Si, mi piace superarli e credo piacerebbe anche a te (sorridiamo…).

 

In quale corrente artistica ti rispecchi maggiormente?

Nel mio bagaglio c’è tanto. Quando sono davanti alla tela resto da sola…

 

Ultimo libro letto?

Mishima. Le confessioni di una maschera.

 

Film preferito?

Memorie di una Geisha.

 

Quali sono, oggi, i rapporti tra arte e mercato?

C’è un rapporto più spavaldo.

 

I nomi di un critico, di un curatore e di un artista.

Francesco Bonami. Harald Zeman. Chen Zhen. Tatiana Trouvè, di origine calabrese, la trovo speciale.

 

Che consigli daresti a chi volesse lavorare nel mondo dell’arte?

Cominciare. Poi vedrà se continuare. Se dovesse…buona fortuna.

 

Lo scorso agosto si è conclusa con successo la X edizione di Bovarchè. Parlami di questa lunga ed entusiasmante esperienza.

E’ un’esperienza. Come tale va vissuta e raccontata. Ma ci sono cose che si vivono intensamente e poi perdono nel racconto. Preferisco custodire assieme ai tantissimi artisti e visitatori ciò che è stato. Parlarne significherebbe aggiungere o ragionare. E Bovarchè rifugge dai ragionamenti.

 

Fin dove può arrivare la ricerca artistica della nuova generazione?

Bisogna capire cosa s’intende per ricerca. La forza del nuovo a volte è fine a se stessa. Questa parola “ricerca” a volte abusata, va ricondotta su giusti binari.

 

Con chi ti piacerebbe co-curare una mostra?

Sarebbe interessante ragionare insieme a Franco Battiato. Certamente misurarsi partendo da un diverso bagaglio, da un diverso punto di vista. Il tema? Gli urlettini degli artisti. L’isteria per intenderci…

 

Se non vivessi a Reggio dove ti piacerebbe vivere?

A Berlino, o dentro una installazione virtuale di Mariko Mori.

 

Quale evento ti piacerebbe realizzare?

Mi piacerebbe collaborare, partecipare, godere dello spettacolo. Avere tempo.

 

Arte gestita dai privati o arte gestita da enti pubblici?

Purchè sia Arte!

 

Progetti futuri?

Una personale a cui sto lavorando.

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