
di Pino Rotta* – Il 10 dicembre scorso il Centro Studi Sociali Helios Magazine ha presentato un convegno di studi sul tema “Donne e violenza”; naturalmente ci sono state relazioni puntualmente centrate su questo aspetto della violenza
che soggetti socialmente deboli, come le donne, si trovano a subire in realtà come la nostra, la società occidentale.
Le relazioni di tenore antropologico e sociopolitico hanno però messo a fuoco come il problema della violenza sulle donne è solo uno degli aspetti di quello che è diventato, negli ultimi trent’anni, un arretramento culturale che ha investito tutto l’Occidente e sembra (non conosciamo studi specifici realizzati a tale scopo) l’Italia in particolare.
Questa breve premessa (chi volesse approfondire può guardare i video delle relazioni del convegno sul sito www.heliosmag.it) per introdurre un altro aspetto della violenza prodotta da quest’arretramento culturale: la violenza contro il diverso, che sia diverso per razza, sesso o appartenenza a ceti sociali emarginati.
Parto dal recente ferimento a colpi di pistola dei ragazzi ivoriani commesso a Rosarno per prendere in esame le reazioni politiche e sociali nei confronti di questo crimine. Le reazioni politiche sono state improntate tutte all’indignazione e alla solidarietà. “Indignazione” è un termine importante, se sinceramente sentita, l’indignazione è una reazione della coscienza individuale contro quella che viene percepita come un’ingiustizia. Anche la solidarietà “a mezzo stampa” è un fatto importante ma più asettica e più lontana da un sentimento reattivo.
Poi c’è la reazione sociale: gli uomini e le donne delle pochissime associazioni di solidarietà (moderni eroi in questa terra di frontiera) non solo moltiplicano i loro sforzi ma cercano anche di far sentire la loro voce e chiedere, giustamente, una solidarietà concreta, nei confronti di un problema che si conosce da più di dieci anni, che già sta arrivando per fortuna. Ma questi operatori non sono più di una dozzina e ci vorrà tempo per organizzare mezzi e strutture per aiutare questi lavoratori sfruttati e disperati.
Quello che non abbiamo sentito né dal versante politico, né da quello delle associazioni e meno che mai dalla gente di Rosarno è qualcosa che vada oltre la semplice condanna del gesto criminale della ‘ndrangheta. Quelle persone che hanno compiuto quel gesto e quelle che quotidianamente agiscono con questa aggressività brutale nei confronti della società e della civiltà non vanno semplicemente condannate. Verso la ‘ndrangheta occorre certo l’educazione alla legalità ma anche l’educazione al “dispezzo”. Disprezzo è un termine che sicuramente non è politicamente corretto, non è neanche lontanamente paragonabile al “civile” “porgi l’altra guancia”, è diverso dall’odio perché l’odio induce a vendetta, mentre il disprezzo richiede giustizia, ma una società che non prova un profondo e sincero disprezzo per quelle persone, che genericamente chiamiamo ‘ndrangheta, non è credibile né nelle manifestazioni di condanna verso i criminali né in quelle di solidarietà verso le vittime. Il disprezzo dei criminali è una cosa sana che agisce nel profondo dell’organizzazione sociale e si estende dai soggetti che sono immediatamente oggetto di quel disprezzo a quanti si affiancano a questi criminali per trarne profitto fino a coloro che semplicemente preferiscono girarsi dall’altra parte.
Pino Rotta
Direttore di Helios Magazine




