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Barbiana 2.0: don Milani approda a Reggio Calabria

19 Maggio 2014
in Publiredazionale, PUBLIREDAZIONALE
Tempo di lettura: 5 minuti
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Barbiana 2.0: don Milani approda a Reggio Calabria

Pubbliredazionale – Barbiana 2.0. Possono le idee di don Milani applicarsi a Reggio Calabria in un gruppo di ingegneri informatici? Da circa un mese presso il Diies (Dipartimento di ingegneria dell’informazione, delle infrastrutture e dell’energia sostenibile) si sta conducendo un esperimento didattico scientifico molto particolare.

A prima vista questo articolo sembra scritto da un ragazzo solo. Invece gli autori siamo tutti i partecipanti al progetto Barbiana 2.0 (docente compreso). Un’altra nostra amica giornalista ed Esserestartup (che ha creduto in noi sin dal primo momento) ci hanno aiutato.

Perchè Barbiana 2.0?

Il nome scelto dal suo ideatore (il professore Domenico Ursino) è altamente evocativo e impegnativo: Barbiana 2.0. Si tratta di attualizzare al 2014, presso l’ateneo di Reggio Calabria e nel settore dell’ingegneria informatica, molte delle idee che hanno contraddistinto mezzo secolo fa l’esperienza della scuola di Barbiana di don Milani.

Le linee guida del progetto

Le linee guida del progetto sono le seguenti:

Rendere l’apprendimento e le esperienze didattiche e di ricerca più partecipativi, assegnando agli studenti un ruolo di protagonisti

Lavorare con passione ed entusiasmo, molto duramente, divertendosi e conducendo, oltre agli studi previsti dal proprio piano, altri studi di ricerca avanzata, in collaborazione con prestigiose università italiane e straniere (ad esempio, lo University College of London).

Nelle attività aggiuntive che si portano avanti, puntare fortemente sulla ricerca avanzata in campi utili per l’inserimento nel contesto lavorativo (ad esempio, integrazione di sorgenti infomative, social network, crowdsourcing, Html5, Big Data, etc.).

Coinvolgere gli studenti nelle attività di ricerca e nella stesura di articoli scientifici.

Passare da un clima “inutilmente competitivo” ad uno fortemente cooperativo: gli studenti si aiutano l’un l’altro, i più grandi insegnano ai più piccoli e tutti sono pronti ad aiutare un proprio collega in difficoltà. L’idea di sostituire la competizione con la cooperazione non riguarda solo l’interno del gruppo ma anche l’esterno; il gruppo si propone di instaurare un forte clima cooperativo con tutte le altre realtà dell’Ateneo e del territorio.

E, soprattutto, nell’ottica dell’iCare di don Milani, fare in modo che chi è nato a Reggio (specialmente se proviene da una famiglia non abbiente) possa avere le stesse opportunità di lavoro e di vita di chi è nato fuori, oppure ha studiato fuori, oppure proviene da famiglie abbienti, che si possono permettere di finanziare ai figli esperienze formative private. In questo obiettivo il fatto di operare nel settore informatico e la presenza di Internet sono di notevole aiuto.

Ma cosa fanno realmente i protagonisti di questo esperimento?

Innanzitutto sono riusciti ad avere una sede attrezzata. Si tratta di un locale che l’ateneo di Reggio Calabria ha dato in affitto ad Aubay, una multinazionale del settore Ict che intrattiene strette relazioni con l’Università Mediterranea. In questo momento i programmatori di Aubay assunti presso la sede di Reggio Calabria stanno operando fuori Reggio; pertanto i locali della sede molto belli, accoglienti ed attrezzati in tutto e per tutto, rimanevano chiusi ed inutilizzati. Il professore Ursino ha chiesto ai responsabili di Aubay di poter avere i locali in gestione  per alcuni mesi, e questi ultimi,con grande gentilezza e con grande spirito di cooperazione,hanno accettato la proposta.

La sede è autogestita in tutto, comprese le pulizie. Questo, lungi dall’essere un problema, è, invece, un motivo di vanto e un’opportunità. I ragazzi sentono la sede come “loro”; tutti si adoperano per mantenerla in ordine e per renderla sempre più accogliente, curando tutti i minimi dettagli. Il professoree, per dare l’esempio, è il primo a fare le pulizie. Presso la sede operano 10-15 ragazzi; alcuni sono tesisti magistrali, altri sono studenti del secondo anno della magistrale, altri sono tesisti della triennale. Il professore Ursino, in collaborazione con ricercatori di altre università (Università della Calabria, University college of London, etc.), individua alcune problematiche di ricerca e ne discute insieme agli studenti più “anziani”; si individuano delle possibili soluzioni a tali problematiche e si implementano. Dopo di che si conducono delle campagne sperimentali per verificare la bontà degli approcci proposti. A tali campagne prendono parte gli studenti della magistrale e i tesisti della triennale. Infine, una volta verificata in maniera rigorosa la validità degli approcci proposti e la loro originalità,tutti sono autori dell’articolo scientifico che viene sottomesso per la pubblicazione in prestigiose conferenze o riviste nazionali e, soprattutto, internazionali.

Ma le attività non finiscono qui
Il team prova continuamente nuove soluzioni software, si candida a partecipare a bandi per progetti di ricerca e, al contempo, porta già avanti alcuni progetti di ricerca in collaborazione con il gruppo di ingegneria informatica del Diies.

I ragazzi del gruppo, insieme al loro professoree, trascorrono le giornate sempre insieme. I locali sono aperti dalle 7 e 30 di mattina alle 21 di sera. E qualche volta non finisce qui! Perché poi si va a giocare insieme oppure a prendere una pizza insieme. Insomma, praticamente, si vive insieme …….
E si sogna insieme…

Eh sì, perché questi ragazzi hanno ciascuno i propri sogni. Alcuni di loro vogliono andare a lavorare all’estero (alla Microsoft a Seattle o alla Google a Londra, dove già lavorano alcuni ex studenti del professore Ursino), qualcuno vuole al più presto “ricongiungersi” con la propria ragazza, ma…… altri vogliono assolutamente rimanere a Reggio.

…un progetto più ambizioso

E da qui prende vita un altro progetto ancora più ambizioso: creare a Reggio delle opportunità lavorative che consentano ai ragazzi di non sminuire la loro professionalità e le loro possibilità. Ma come fare? L’idea, sulla carta, è semplice, anche se,in realtà, molto impegnativa. Fare in modo che l’esperienza di lavoro, anzi di vita, che si sta conducendo evolva in uno spin-off che comprenda alcuni dei ragazzi che stanno partecipando a Barbiana 2.0 e che possa prendere parte a bandi per aziende che si occupino di ricerca avanzata nel settore dell’information technology, nonché offrire servizi e consulenze nel settore It (ad esempio, prototipizzazioni di sistemi) a gruppi di ricerca interni ed esterni all’Ateneo (a tal fine, si stanno prendendo contatti con i Poli di Innovazione nel settore Ict e in quello dell’energia e ambiente), nonché, infine, operare in outsourcing per conto di grandi aziende. I ragazzi di Barbiana 2.0 e il loro professoree sono veramente entusiasti di queste idee e ce la stanno mettendo tutta. Sono certi di farcela. D’altronde più di un vcentinaio di ex tesisti del professore Ursino stanno già lavorando con successo in prestigiose aziende di informatica nazionali e internazionali (Google a Londra, Microsoft a Seattle, Accenture a Vienna, Ntt Data, Engineering, Reply, BVTech in Italia), e ciò testimonia l’altissima qualità della scuola di informatica reggina, che occupa, peraltro, il secondo posto in Italia nelle classifiche ufficiali sulla ricerca realizzate dal Miur.

Un cantiere in fermento!

Insomma, Barbiana 2.0 è un cantiere in fermento ed è veramente bello vedere come le grandi idee (come quella dell’I Care di don Milani) non passano mai, ma, al contrario, rivivono e si rigenerano volando sulle ali dell’entusiasmo di persone che vogliono veramente mettersi in gioco inseguendo grandi ideali per fare della loro vita ciò che dovrebbe essere lo scopo ultimo della vita di ogni uomo, ovvero un capolavoro unico e irripetibile, che lasci un segno indelebile del proprio passaggio su questa terra.

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