• Home / PUBLIREDAZIONALE / Publiredazionale / Difendersi dalle microspie abusive si può

    Difendersi dalle microspie abusive si può

    microspia
    Pubbliredazionale – Si tratta di una sorta di rivincita personale per Paolo Pecora, conosciuto da decenni per la sua passione

    scientifica. Gli spunti di cronaca relativi a “cimici” e intercettazioni abusive sono sempre più numerosi: “Le apparecchiature trovate in uno schienale di una poltrona della sala riunioni del governatore del Lazio, ad esempio” – dice Pecora – “sono state realizzate in maniera molto artigianale, quasi casareccia. Lo dimostrano i vari stadi di bassa ed alta frequenza ottenuti dal montaggio della componentistica su supporto millefori in vetronite. Tecnica usata solo in laboratorio per montaggi sperimentali.  La qualità del montaggio è molto scarsa ed utilizza metodi obsoleti. Tutto ciò alimenta l’ipotesi che il “kit” sia stato installato in tempi lontani e destinato, con buone probabilità, non all’attuale governatore ma a qualche suo predecessore.

    Oggi le “microspie” utilizzano sistemi molto avanzati ed hanno dimensioni ridottissime, due o tre centimetri.  Sfruttano  i ponti ripetitori della telefonia cellulare, consentendo al segnale  di essere ricevuto tramite un qualsiasi telefono, in qualsiasi parte del mondo. -Continua Paolo Pecora  – Se è vero che la microspia del Governatore Zingaretti è stata trovata durante una “bonifica”, questo dimostra che il sistema adottato dai malintenzionati è assolutamente “vecchio”. I nuovi metodi infatti non sono più rilevabili più  con comuni apparecchi cerca-microspie. Esistono tuttavia numerose aziende che offrono sevizi di bonifica a costi vertiginosi. Ma nessuna operazione di bonifica può dare risultati attendibili. Chi installa, o fa installare una microspia, può infatti “comandarla” a distanza rendendo quindi vano ogni tentativo di localizzazione. Esiste al mondo un solo apparecchio in grado di localizzare una microspia anche quando questa dovesse risultare spenta o, più precisamente, in  stand-by. L’apparecchio si chiama Rivloc – plus ed è firmato da Ivan Pecora, figlio di Paolo Pecora con cui condivide il lavoro di ricerca scientifica negli studi di Reggio Calabria.

    Ma per difendersi dalla costante minaccia delle microspie esistono metodi forse più sicuri. I rilevatori infatti possono solo garantirci, nella migliore delle ipotesi, che in quel dato momento quell’ambiente è “sterile”.  Ed il giorno dopo – si chiede Pecora – ? E gli altri ambienti, casa, auto, villa al mare, sono al sicuro?”