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    Signor Generale, se ha bisogno di un medico, come dice Lei, chieda a Maria, idda sapi…

    di Giusva Branca – Non so voi, ma io mi sarei anche un po’ rotto di questo dire/non dire, di queste continue allusioni – culturalmente di stampo, queste si, mafioso – di chi ha guidato o guida i vertici della amministrazione calabrese (in questo caso sanitaria) mandandola a sbattere contro tutto ciò che c’è in maniera totalmente irresponsabile.

    Dalle dichiarazioni di Cotticelli (puntata 1 alla Rai, puntata 2 a Repubblica e puntata 3 a Giletti) emerge un quadro sconfortante assai più del problema – gravissimo – che proprio questi soggetti sono chiamati a risolvere (non propriamente a buon mercato).

    Che la Calabria sia terra difficile è noto, almeno quanto il fatto che i Calabresi abbiano colpe pesanti e che la classe dirigente del territorio nei decenni ha messo in piedi un capolavoro di insipienza, incapacità, irresponsabilità (ma, onestamente, nel resto del Paese scienziati non ne vedo, però questa è un’altra storia).

    Che un Generale dei Carabinieri (povera Arma come ti sei ridotta…) umili se stesso sbugiardandosi ad ogni piè sospinto, rinnegando e ri-rinnegando le sue stesse parole, adombrando il fatto di essere stato drogato prima dell’intervista da lui stessa definita “un agguato mediatico” è cosa meschina e che travolge quel barlume di credito che la gente aveva nei confronti delle istituzioni (che però ancora gli “consentono” di andare in giro a fare danni davanti ai microfoni).

    Ma che un Generale dell’Arma si permetta il doppio lusso di lamentarsi della difficoltà di combattere il malaffare in Calabria e poi, in modo subdolo e vergognoso, non chiarisca nettamente i contorni della sua affermazione lasciando tutto nel vago e lasciando intendere che in Calabria ogni cosa è sporca per definizione, beh questo è inaccettabile.

    Parafrasando Totò, rivolgendosi al suo fiscalista (Luis de Funes) che si lamentava del fatto che le attività del cliente (il ragionier Pezzella che subiva l’ispezione fiscale di un superbo Aldo Fabrizi) non fossero in ordine “…e se fossero state in ordine avrei avuto bisogno di te…il fiscalista???”, “Generale, se le cose fossero state a posto lei sarebbe a guardare i lavori dei cantieri”.

    In 2 anni di attività (sic!) in Calabria non risulta uno straccio di denuncia, un refolo di indicazione né pubblica e né riservata. Sarebbe interessante sapere ufficialmente se lei ha proceduto formalmente a denunciare in Procura tutte le cose porcherose delle quali si lamenta a mezza lingua, sicuramente esistenti ma che, proprio lei, Signor Generale, è stato mandato qui – a suon di bigliettoni di euro – a contrastare.

    Io credo che, comunque, al di là delle sue immaginarie denunce, sarebbe ora che, pure per curiosità, il dott. Gratteri (competente per territorio) mandasse stabilmente gli uomini delle Fiamme Gialle nei suoi uffici (rectius in quelli che ora sono del nuovo manager, già showman su social…) a vedere che diavolo avete combinato.

    Perché, Signor Generale, lei ci insegna che tutti siamo soggetti alla legge e che anche sul piano giuridico –oltre che etico – per certi ruoli esiste un obbligo di denuncia.

    E, mi chiedo, a proposito di denunce, se qualcuno dei parenti dei signori deceduti in Calabria per coronavirus ipotizzasse il reato di epidemia colposa chi ne dovrebbe rispondere, la ‘ndrangheta (per carità, presentissima ovunque, ma anche il più comodo degli alibi per non provare nemmeno a far nulla di nulla)?

    Ora, come mi suggerisce qualcuno, che la ‘ndrangheta abbia turbato l’equilibrio psichico (come dichiarato da lei, Signor Generale) di chi è deputato a combatterla e viene da fuori appositamente, dispiace, ma a ‘sto punto vi dobbiamo dire che voi che venite da fuori a spiegare il mondo a noi fate solo tenerezza, siete tutti bravi a dare lezioni o stando a migliaia di km di distanza o, come nel suo caso, Signor Generale, stando seduti su una poltrona a incassare stipendi, farsi cazziare dal subcommissario Maria e a non muovere un dito.

    Veda, Signor Generale, sa quale è stata – tra le mille – la nefandezza più grossa delle sue grottesche apparizioni televisive? Quella da lei messa in mostra con una faccia che nemmeno il miglior Checco Zalone sarebbe riuscito a tirar fuori alla domanda della collega Merlino rispetto all’unica cosa che interessa ora: quanti sono i posti di terapia intensiva occupati sui 140 disponibili (e che, abbiamo scoperto, se non foste rimasti tutti immobili, tutti, politica compresa avrebbero dovuto già essere più del doppio)?

    Veda, Signor Generale, questo, mentre lei indaga (ma lo sa che lei Zalone manco lo vede..?) sulle dinamiche che lo hanno portato – forse attraverso delle droghe somministratele di nascosto, così ha detto lei – a non esser in se davanti alle telecamere della Rai, centinaia di migliaia di normali cittadini calabresi, che combattono ogni giorno con paure, sanità allo sfascio, crisi occupazionale, fame vera, questo fottutissimo dato (il numero di posti in terapia intensiva occupati in Calabria) lo sanno a memoria, tutti i giorni.

    E sa, Signor Generale, perché lo sanno? Perché hanno paura, una maledetta paura che un giorno tocchi a loro di arrivare allo sportello e trovare chiuso, posti esauriti, sold out.

    E morire.

    E allora, Signor Generale, la paura, vera, semplice, della gente umile, modesta, onesta (come, Santa la Madonna, ne trova a non finire in Calabria) porta a guardarsi, a capire, a cautelarsi, mentre, nel frattempo, senza i suoi 8500 euro al mese (lordi, per carità, Signor Generale) quelle stesse persone si inventano qualcosa per dare da mangiare ai figli o cercano di proteggere i loro anziani.

    E quindi, dicevo, Signor Generale, la gente, chiunque, avrebbe saputo rispondere a quella domanda della Merlino, che poi era non solo la domanda più opportuna da fare, ma racchiudeva – ove lei ne avesse conosciuto la risposta, si intende – l’unica cosa ora necessaria: il polso della situazione.

    Ma lei, Signor Generale, nemmeno un dato a disposizione di tutti attraverso gli aggiornamenti quotidiani della Regione Calabria e del “suo” Governo ha saputo fornire: 16. Ieri sera erano 16 (per fortuna, ma solo fortuna pochi) i degenti nelle terapie intensive della Calabria.

    Aveva ragione Maria, Signor Generale, lei non va preparato da nessuna parte, nemmeno alle domande più ovvie, più banali, si figuri se poteva essere preparato a gestire un delirio come quello della sanità calabrese che – comunque – ha cause e gravissime colpe che affondano in magma indicibili e radicati nei decenni legati a inconfessabili intrecci affaristici e rispetto alle quali, sia ben chiaro, la politica è abbondantemente correa, in presente, passato prossimo e remoto (che nessuno giochi a fare la vergine solo perché “esercita” in stanze più riservate…).

    Alla luce di tutto ciò, Signor Generale, il buongusto le avrebbe dovuto suggerire solo un dignitoso silenzio e oblio, nella speranza (sua) che nessuno le chieda conto penale e/o storno economico sotto forma di danno erariale per la sua attività.

    Ma in Italia buongusto è solo il nome di un cantante.

    Anzi, ormai nemmeno più quello: sa, Signor Generale, il grande Fred Bongusto ha pensato bene di togliere il disturbo anche lui, nauseato.

    Si riguardi, Signor Generale, indaghi bene e, come ha detto lei, cerchi un buon medico per capire cosa le sia successo davanti ai microfoni dei colleghi della Rai.

    Un consiglio, Signor Generale, mi permetto di darglielo, però: il buon medico lo cerchi tranquillamente in Calabria, ne troverà tanti, ma se le dovessero servire un esame diagnostico o un ricovero in Calabria…lasci perdere…

    Nel dubbio chieda a Maria, idda sapi…

    Con osservanza,

    Suo Giusva Branca