Fatta la legge, è già ora di cambiarla. Ad appena 48 ore dall’approvazione in Consiglio dei ministri, il decreto anti-rave presentato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi mostra almeno due criticità, sulle quali esponenti della stessa maggioranza chiedono di intervenire: l’eccessiva genericità della norma per definire «l’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati» e la possibilità di intercettare alla ricerca di ipotetici responsabili del nuovo reato.
I punti sotto la lente sono due. Il primo è l’eccessiva genericità della norma. Che consentirebbe una sua applicazione al di fuori delle feste dei ragazzi. Il secondo è la possibilità di usare le intercettazioni per le indagini. Che deriva dalle pene massime oltre i cinque anni previste per il nuovo reato.
La norma potrebbe essere modificata nella conversione in Parlamento, abbassando le pene a quattro anni in modo da evitare le intercettazioni.






