di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – È una donna soggiogata da un amore tormentato, una donna che non ha paura del pregiudizio altrui e, pur soffrendo per le dicerie della gente, sceglie di essere così come è, di mantenere la sua unicità di “femmina libera”.
Nella doppia veste di attrice e regista, l’incantevole Donatella Finocchiaro ieri sera, con “La Lupa” di Giovanni Verga, ha aperto la XXXVII edizione del rinomato festival “CatonaTeatro” della Polis Cultura con una trama la cui coloritura, unisce un melodramma di amore, incesto e morte.
Passione e possesso sono le parole chiave di un’opera che piace e che fa superare brillantemente alla Finocchiaro la sua prima volta nel ruolo di regista. Nei panni di una sensuale e dominatrice Gnà Pina, destinata a restare sola e condannata dai compaesani, Donatella fa sua la “Lupa” vivendo quell’amore tormentato per il bracciante Nanni Lasca che, per non perderlo, gli dà in sposa la figlia Mara.

Un gesto estremo che mescola passione e follia e per il quale forse, solo la morte può portare a quella liberazione voluta e desiderata dalla donna.
Donatella, insieme ad un affiatato cast di prim’ordine, si muove tra una scenografia minimal in cui le scene sono quadri incastonati dentro le pareti.
Ci sono momenti molto intensi, alcuni anche leggeri come la danza liberatoria delle donne del Paese che si appropriano della loro sensualità senza avere più alcun timore ma su tutto, si impone la femminilità moderna e spregiudicata del personaggio Gnà Pina che, volutamente, la Finocchiaro propone al pubblico a differenza di come invece, era stata vista da Verga.

Altra mossa vincente studiata dalla regista insieme a Luana Rondinelli (è suo il progetto drammaturgico), è la diversa ambientazione: la storia è spostata in avanti, nella campagna siciliana degli anni ’50, quando la rivoluzione femminile e la libertà sessuale era, ormai, alle porte.
Il sottofondo musicale, il momento della penitenza in cui Nanni con il cero attraversa il palcoscenico, le danze, la presa di coscienza di una umanità che si evolve col tempo, donano a chi lo osserva, un forte tocco estetico che lascia andare ai desideri repressi, a quella libertà di esprimersi per ciò che, realmente, si è.
Il pubblico è stregato dall’operazione per nulla semplice, fatta dall’attrice Finocchiaro: la Gnà Pina infatti, è una donna rivoluzionaria, che si batte contro il concetto di vergogna e per affermare il suo ruolo nonostante sia additata dal contesto sociale perché autonoma, strana, diversa. Ma è anche una donna coraggiosa che, per liberarsi dell’amore carnefice, che la fa vivere nel “peccato” e nella follia, sceglie la morte.
Insomma, quella data dalla Finocchiaro non è altro che una lettura al femminile che esalta alcuni aspetti dell’opera verghiana approfondendo in maniera sottile ma precisa, il tema delle donne con riferimento ad un’epoca in cui il genere femminile rappresentava unicamente lo strumento per ottenere la dote.

Gli applausi finali premiano il lavoro certosino di Donatella Finocchiaro alla quale la Polis Cultura ha assegnato ieri sera, il premio “Verso Sud 2022” dedicato a Nicola Petrolino, un riconoscimento importante ad un’attrice che ha dimostrato bravura, talento e passione su più campi, dal teatro al cinema, in tanti film d’autore, come anche in televisione ma soprattutto, è una donna che ama e sa rappresentare il Sud.






