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    Reggio Calabria – Strage Quargnento, i legali Federico e Mazzù: “Giustizia celere e giusta. Nessuna pena ci restituirà i nostri ragazzi”

    di Grazia Candido –  “La giustizia ha fatto il suo corso”. A qualche ora dalla sentenza che condanna definitivamente i coniugi Giovanni Vincenti e Angela Patrucco a 27 anni di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale per la morte dei tre vigili del fuoco, Antonio Candido, Matteo Gastaldo e Marco Triches, uccisi nell’esplosione della loro cascina a Quargnento (in provincia di Alessandria), la notte tra il 4 e 5 Novembre del 2019, gli avvocati Fabio Federico e Sergio Mazzù (rispettivamente legali di Angelo e Ilaria Candido e Maria Stella Ielo) commentano così il provvedimento giurisdizionale emesso in tarda mattina, dalla Corte d’assise d’appello di Torino.

    Si chiude un triste capitolo giudiziario con una condanna definitiva. Siete soddisfatti?
    “La condanna a 27 anni per Giovanni Vincenti e a 26 anni e 11 mesi per Antonella Patrucco è un buon risultato. Le famiglie possono essere soddisfatte perché almeno in questo caso, la giustizia è stata celere e giusta. Ovviamente, sotto il profilo personale, nessuna sentenza può risarcire il danno che le famiglie delle vittime hanno patito e, purtroppo, nessuna pena restituirà la vita ai tre giovani vigili del fuoco – afferma il legale Sergio Mazzù -. Per quanto riguarda il Concordato per il patteggiamento presentato dai legali dei due imputati, non potevamo intervenire né sull’accordo né sulla quantificazione della pena perché questa non può essere oggetto di contestazioni da parte delle costituite parti civili. La sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Alessandria aveva condannato a 30 anni i due responsabili pertanto, l’ergastolo non si sarebbe potuto ottenere in secondo grado né tantomeno in Cassazione”.
    “Di fronte ad una pena così consistente nella determinazione finale, si può dire che l’obiettivo è stato raggiunto perché partiamo sempre da un’ipotesi particolare che è stata prevista come responsabilità penale in termini di forma ma poi, è stata accertata a configurare un’ipotesi dolosa – spiega l’avvocato Federico -. Sono situazioni limite dove il confine tra il dolo e la colpa è oggetto di una valutazione da parte dei giudici in merito. L’epilogo della vicenda sul piano del diritto che ha portato gli stessi imputati a fare un concordato in Appello, sancisce la loro assoluta responsabilità. Rimane il fatto che nessuna sentenza potrà mai restituire alla vittime il bene più prezioso che gli è stato tolto, la vita e ai familiari riabbracciare i propri cari. In questi momenti, è difficile determinare ciò che è giusto. Sicuramente, giustizia è stata fatta per quello che è il nostro Ordinamento nel trattare ipotesi di questo tipo”.
    Cosa vi resta di questa esperienza?
    “A livello professionale sul piano tecnico, l’avere interpretato un fenomeno giuridico che è quello del dolo eventuale nelle sue sfaccettature multiple. Quindi, aver raggiunto una cristallizzazione interpretativa su casi colposi che poi, trascendono e arrivano a configurare quelli dolosi – afferma il legale Federico -. Sul piano umano, rimarrà indelebile il ricordo e soprattutto, la vicinanza dei familiari delle vittime che, tutt’oggi ancora, non possono e non potranno mai sentirsi soddisfatti perché hanno perso un bene così prezioso come un figlio per volontà di altri. Ci troviamo di fronte all’inevitabile amarezza attenuata lievemente dalla speranza che questa sentenza esemplare, dissuada chi vuole realizzare vantaggi economici mettendo a rischio la vita altrui”.
    “E’ stata un’esperienza professionale forte, emozionante e anche molto difficile perché non si può rimanere indifferenti all’atroce dolore di genitori che dovranno convivere senza il proprio figlio. Resta la soddisfazione, il piacere e l’onore di aver potuto sostenere in questa tragica vicenda, la famiglia di Nino – afferma l’avvocato Mazzù -. E’ nata un’amicizia e un affetto sincero che ci sarà sempre”.  
    Quindi, possiamo dire che oggi, in parte, giustizia è stata fatta.
    “Certo, ma non mi focalizzo sulla pena quanto sull’ammissione della responsabilità piena dei due coniugi, sulla loro volontà di fare quelle azioni criminose e quindi, sulla consapevolezza di aver ucciso tre giovani vite. L’assunzione di responsabilità dei Vincenti è qualcosa che dà ancora più importanza al risultato ottenuto” – conclude Mazzù.
    “Siamo di fronte al massimo o vicino al massimo di quella che era la pena temporanea prevista dal Codice Penale che sono i 30 anni di reclusione. Rispetto a casi simili, questa è una pena molto alta, forse è una delle più alte che è stata erogata in Italia – ci congeda il penalista Federico -. Non ci sono precedenti o provvedimenti così severi come la sentenza odierna. I nostri Nino, Matteo e Marco hanno ottenuto la loro giustizia”.