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    Viaggio nella crisi – Da Catanzaro sos di Abramo: "Situazione molto più che tragica"

    abramopaolo
    “Se è vero, come è vero, che la macchina dello sviluppo si è bloccata nelle zone più produttive dell’intero Paese, il rischio più serio per la Calabria

    è che il gap con le regioni più avanzate aumenti in maniera esponenziale”.  Paolo Abramo, presidente della Camera di commercio di Catanzaro, imprenditore di lungo corso e già presidente di Unioncamere Calabria, non ha dubbi sulla situazione economico-finanziaria che attraversa l’economia, non solo calabrese. Per questo, si dice convinto che “la situazione economica internazionale non vive solo un momento di difficoltà. Direi che la situazione è tragica, anzi, molto più che tragica. E, in questo quadro generale, le condizioni di una regione come la nostra, che soffre in maniera cronica, rispetto al resto del Paese, rischiano di diventare ancora più drammatiche e penalizzanti”.
    Presidente Abramo, quello calabrese è un tessuto economico molto fragile: poche imprese di grande portata, tante piccole realtà ed ancora un legame fortissimo con l’agricoltura. Questo potrebbe penalizzare ancora di più la regione o potrebbe diventare un punto di forza?
    “La Calabria, da un punto di vista economico, presenta due condizioni contrastanti tra loro, che generano, in chi le osservi in un quadro di crisi come quello attuale, una visione paradossale: la prima condizione, risalente nel tempo, è quella di una costante situazione di precarietà produttiva, finanziaria ed economica. La seconda, e qui è il paradosso, è che proprio perché da sempre in stato di disagio, questa nostra terra oggi percepisce la crisi dilagante con una intensità ed esasperazione minori, rispetto a quanto non avvenga in contesti più floridi. Da un punto di vista logico, dunque, diciamo che dovremmo essere in grado di rispondere a questa crisi forti di una esperienza che non ci ha certo visti percorrere, fino ad ora, le vie dello sviluppo in discesa. Se sia più giusto parlare di punto di forza o di debolezza, non è solo un parere, credo, ma la risultante di una combinazione di fattori. Se in alcuni settori il ritardo in termini di industrializzazione, ad esempio, pesa considerevolmente, in altri potrebbe diventare una carta vincente. Ma qui, il discorso si fa più ampio e si sposta sulle nostre capacità di rendere altamente professionali e competitivi beni, risorse e servizi. La sfida è aperta, insomma, e richiede il lavoro dell’intera collettività: istituzioni, privati e società civile”.
    Qual è il suo giudizio sugli interventi attuati per sostenere l’economia, sia a livello locale che nazionale?
    “Per quanto in tanti, forse in troppi, si siano sforzati di trovare soluzioni, gli interventi messi in campo ad ogni livello non mi pare abbiano sortito l’effetto desiderato. Non è un segreto per nessuno che la condizione a livello locale ed extra-locale non è ottimale. Per quanto riguarda la situazione internazionale, mi permetto di chiudere con una battuta: ‘Se Sparta piange, Atene non ride…’”.
    A suo parere, in Calabria la politica, intesa come istituzioni, sta offrendo risposte concrete?
    “Senza voler giustificare, né colpevolizzare una classe categoriale piuttosto che un’altra, mi pare di poter affermare che la componente che meglio reagisce alle turbolenze economiche sia quella privatistica, del mondo del lavoro e dell’impresa. Ciò accade, non solo per la tenacia con la quale l’imprenditore si contrappone ad eventi congiunturali di natura economica, ma anche e soprattutto per il semplice motivo che non esiste una sola alternativa al tenere a galla la barca. Dove non ci sono alternative c’è poco da abbandonare…”.
    La crisi sta colpendo in maniera ancora più diretta il commercio, con negozi vuoti persino durante i saldi, giusto per fare un esempio. Come occorre intervenire?
    “Forse non è del tutto corretto asserire che la crisi colpisca più direttamente il sistema commerciale. Esso, difatti,  è l’ultimo anello di un processo ben più articolato, all’interno del quale tante e tante altre sono le componenti che determinano criticità. Per quanto riguarda la mancanza di commercializzazione dei prodotti vari anche in presenza dei saldi, abbiamo la prova, ove ve ne fosse ancora bisogno, di quanto in questo momento sia scarsa la liquidità e l’approvvigionamento finanziario delle famiglie, che hanno ormai esaurito ogni loro risparmio. Non credo che ci sia un’azione singola, infine, che possa intervenire per modificare questo stato di cose”.
    C’è un provvedimento a sostegno dell’economia che non è stato ancora assunto ma che, secondo lei, potrebbe offrire maggiori occasioni?
    “Quanto più è complessa la crisi, tanto più complicati e articolati sono gli interventi da porre in essere per risolvere i problemi nella loro poliedrica manifestazione. La ripresa dell’economia sarà determinata dalla qualità e dalla velocità con la quale governi, società civili, mondo della produzione, così come quello della finanza, saranno capaci di lavorare in perfetta sinergia per riavviare, con metodi, ripeto, condivisi, un motore che allo stato risulta essere inceppato. Siamo di fronte ad  una condizione assai difficile per sperare che in tempi brevissimi tutto ritorni a funzionare così come è nostro desiderio”.