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    Dossier città metropolitana – Lo stato dell’arte

    reggio-calabria

    Che il futuro degli enti locali italiani stia conoscendo un punto di svolta o, addirittura, di non ritorno, è – ormai – sotto gli occhi di tutti. Che strada prenderanno, alla luce anche delle recenti

    modifiche normative introdotte dal Governo Monti e votate dal Parlamento, è ancora tutto da vedere, ma sul territorio più debole del Paese, la Calabria, non si tratta di una domanda da poco e, soprattutto, dalla risposta scontata.
    La sorte che seguiranno gli Enti provinciali è una prima mollica di pane per ricostruire il percorso di Pollicino, nella speranza che gli uccellini delle contingenze non le mangino strada facendo.
    Ancora più ingarbugliata, per il territorio reggino, la straordinaria chance offerta dall’inserimento, per il rotto della cuffia, di Reggio tra le dieci Città Metropolitane delle Regioni a Statuto ordinario.
    Parte da qui un lungo viaggio che strill.it farà all’interno delle dinamiche che riguardano queste tematiche, distrattamente trattate – quando non ignorate – da molti, troppi degli attori locali.
    Cercheremo di capire quale sia lo stato dell’arte, quali gli scenari, le previsioni normative, ma anche le determinazioni delle singole porzioni di territorio, e l’intera analisi sarà sempre funzionale a dei modelli di sviluppo che vanno individuati prima ancora che perseguiti e rispetto ai quali la forma amministrativa alla quale si perverrà sia funzionale alla loro realizzazione.

    LO STATO DELL’ARTE
    Al momento, per quanto riguarda le Province e le Città metropolitane, il quadro normativo risponde per le prime alla previsione individuata dal cosiddetto “decreto salva Italia” che, di fatto le abolisce spogliandole di significato e attribuzioni, mentre per le seconde è in vigore l’articolo 23 della legge 42 del 5 maggio 2009.
    Mentre per le Province, allo stato, è ben chiaro cosa comporti l’assetto normativo in vigore, cioè la loro sparizione, le istituende Città Metropolitane rispondono alle seguenti peculiarità:
    Le Città metropolitane delle Regioni a statuto ordinario possono essere istituite nelle aree metropolitane di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria (a queste si aggiungono quelle delle Regioni a statuto speciale e cioè Palermo, Catania, Messina, Cagliari e Trieste).
    Il primo passo per l’istituzione è una proposta che spetta, congiuntamente, a Comune capoluogo e Provincia ovvero ad uno dei due affiancati, però, da almeno il 20% dei Comuni della Provincia che rappresentino, unitamente al Comune capoluogo, almeno il 60% della popolazione.
    Tale proposta dovrà contenere la perimetrazione che, secondo il principio della continuità territoriale, comprenderà almeno tutti i Comuni proponenti,  l’articolazione territoriale della Città metropolitana al suo interno in Comuni e una proposta di statuto provvisorio. Sulla proposta è previsto il parere della Regione entro 90 giorni e, successivamente, è indetto un referendum tra tutti i cittadini della provincia (senza quorum di validità in caso di parere favorevole o assenza di parere da parte della Regione, col quorum del 30% in caso di parere negativo della Regione)
    Entro il 21 maggio 2013 il Governo è delegato ad adottare un decreto legislativo che, di fatto sancirà l’atto di nascita delle Città metropolitane. Con tale decreto verranno istituiti in ciascuna Città metropolitana i “Consigli provvisori della Città metropolitana”, composti dai Sindaci dei Comuni che ne fanno parte e dal Presidente della Provincia. Contestualmente verranno trasferite le prime competenze, con trasferimento diretto delle funzioni fondamentali dell’Ente provinciale nonché pianificazione territoriale e generale delle reti infrastrutturali, strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, promozione e coordinamento dello sviluppo economico  e sociale.
    Successivamente, entro trenta giorni, devono giungere i pareri di Consiglio di Stato e Conferenza unificata e, in seguito, quelli delle competenti Commissioni parlamentari. Il tutto entro sessanta giorni complessivi.
    A quel punto, entro sei mesi , la Città metropolitana neonata dovrà adottare il proprio statuto definitivo e procedere alle elezioni del Consiglio e del Sindaco.
    Da lì in avanti avrà dignità propria, al pari di una notevolissima capacità di spesa e di interlocuzione diretta con le fonti di finanziamento al pari, ad esempio, di una Regione, nei confronti dell’Europa

    (1 – continua)