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    Dossier Città Metropolitana – La proposta Upi ridisegna il territorio. Reggio e Catanzaro in cerca d’autore

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    La partita per l’abolizione delle Province non pare affatto chiusa, almeno a sentire l’Upi (Unione Province Italiane).

    L’organismo, infatti, ha appena presentato un progetto di legge delega al Governo per “l’istituzione delle Città metropolitane, la razionalizzazione delle Province, il riordino dell’amministrazione periferica dello Stato e degli enti strumentali”.
    “La proposta” – è scritto nel documento – “avvia un profondo processo di razionalizzazione delle Province, per far in modo che, considerate le peculiarità storiche delle aree interessate, esse abbiano una dimensione adeguata dal punto di vista demografico e territoriale  e omogenea quanto a indici economici, per l’esercizio delle funzioni fondamentali previste dalla legge sul federalismo fiscale, e il profondo riordino di tutta l’amministrazione periferica statale e regionale”.
    Nel dettaglio la proposta di legge-delega si propone di ridefinire le circoscrizioni provinciali, anche in conseguenza dell’istituzione delle Città metropolitane; nello specifico, secondo la proposta “le Regioni a statuto ordinario sottopongono al Governo una proposta di delimitazione delle aree metropolitane e delle circoscrizioni provinciali del loro territorio sulla base delle proposte avanzate dalla maggioranza dei Comuni”.
    Dunque, secondo quanto l’Upi propone al Governo, in buona sostanza, si tratta di ridisegnare e accorpare un po’ di Enti provinciali, al fine di salvare gli Enti dalla loro cancellazione, di fatto già definita attraverso lo svuotamento di funzioni e significato dal pacchetto elaborato dal Governo-Monti e approvato dai due rami del Parlamento.
    In Calabria, fatto fuori il territorio di Reggio Città metropolitana resterebbe, dunque, da ridisegnare un assetto che, da Nord verso Sud, per formare al massimo due province, grosso modo quelle antiche di Cosenza e Catanzaro, riguarderebbe i territori oggi compresi nelle Province di Cosenza, Catanzaro, Crotone, Vibo e quella porzione della Provincia di Reggio che restasse fuori dalla Città metropolitana.
    E qui, intrecciandosi con il destino di Reggio Città metropolitana, il quadro si fa più complesso:  la proposta, infatti, cancellerebbe, per quanto riguarda le Città metropolitane, il percorso “dal basso” che prevede una determinazione dei singoli Comuni e poi il referendum.
    Per accelerare i tempi (e non perdere pezzi per strada) l’Upi propone – almeno in prima battuta – di far coincidere d’ufficio, automaticamente, il territorio attualmente provinciale con quello della Città metropolitana di riferimento. Fuor di metafora, dunque, l’intero territorio provinciale di Reggio, da Rosarno a Monasterace sarebbe automaticamente incorporato nella Città metropolitana di Reggio Calabria, salvo poter chiedere di uscirne, ai sensi dell’art. 133 della Carta costituzionale, per “attaccarsi” alla Provincia più vicina.
    E’ evidente che la linea tracciata dall’Upi – e che per quanto riguarda la creazione delle Città metropolitane dall’alto e non più dal basso coincide col progetto che quanto prima sarà presentato dall’Anci (l’Associazione degli Enti comunali) – presenta una serie di problematiche non di poco conto, a prescindere dal fatto che risulti convincente o meno a Roma.
    Nel merito, sull’operatività della faccenda si rischia, per quanto riguarda la Calabria, su una serie di fronti:
    1)siamo così sicuri che le popolazioni, oggi, siano così d’accordo a voler ripristinare i vecchi assetti provinciali? Cioè, ad esempio, chi ci dice che Vibo, Lamezia e magari Gioia Tauro non intendano sganciarsi dalla antica logica “o Reggio o Catanzaro” ? E chi ci dice che, ad esempio, la medesima cosa non possa succedere nei territori che abbracciano la Locride, fin su a Crotone e a Sibari?
    2)e venendo alla Città metropolitana, chi ci garantisce, appunto, che tutti i Comuni ricadenti oggi nel territorio provinciale reggino, specie i più grossi, siano interessati a farne parte?
    3)E in caso di interruzione di continuità territoriale cosa ne sarà di quel Comune che restasse suo malgrado “intrappolato” geograficamente all’interno della Città metropolitana? E di quell’altro che, viceversa, ne fosse geograficamente tagliato fuori (pur volendo entrarvi) proprio dalla mancata adesione di quello che lo precede?
    Eh si, perché, in mezzo agli altri guai, il territorio reggino è assai diverso da tutti gli altri delle Città metropolitane, essendo di frontiera, circondato dal mare e di tipo “perimetrico”, il che, evidentemente, preclude agevoli soluzioni scaturenti da territori di tipo più o meno circolare.
    A qualcosa, in questa coperta cortissima, da qualche parte qualcuno dovrà rinunciare, ma la sensazione è che in Calabria sia alle porte un’altra – più vasta – guerra di campanile, molto più vasta di quella per il capoluogo regionale. Un capoluogo che, dopo oltre 40 anni, anche alla luce dello sdoppiamento Giunta/Consiglio, Catanzaro/Reggio, pare sempre più sbiadito e meno percepito, al punto di viaggiare verso un amaro svuotamento di significato…