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    Centrale di Saline: un futuro in bilico

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    di Damiano Praticò – Una centrale a carbone può essere un pericolo o un’opportunità, a seconda dei punti di vista. Il sito industriale di Saline Joniche anima oramai il dibattito locale e regionale dalla fine degli anni Settanta,

    momento storico in cui la Liquichimica andò in frantumi ancor prima di attivarsi.

    Ha inoltre catalizzato l’attenzione della Regione Calabria,  la quale – ha detto – sta prestando “la massima attenzione” al progetto di Repower. Un progetto che, tra modifiche ed attese, avrà nel 2012 il suo anno zero. E che la Regione monitora costantemente dato che avrebbe in esso un ruolo determinante.
    Tra il 18 e il 20 giugno 2008, SEI, il consorzio di aziende, tra cui Repower, organizzatore del progetto, ha presentato il Progetto Definitivo, lo Studio di Impatto Ambientale, lo Studio Architettonico e la Sintesi Non Tecnica del progetto.

    Il 22 giugno 2008 è iniziata la campagna di comunicazione del progetto da parte di SEI.

    Il 4 luglio dello stesso anno SEI ha incontrato, alla Confindustria di Reggio Calabria, gli imprenditori locali, i quali hanno accolto con favore il piano generale del progetto.

    Il 27 giugno 2009 è stata nominata per decreto la nuova Commissione VIA da parte del Ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Quattro giorni prima, la prima Commissione era decaduta per effetto del decreto legge n° 90, approvato dal Governo Berlusconi. Il nuovo decreto ha previsto la riduzione della Commissione Tecnica da sessanta a cinquanta membri.

    Il 22 ottobre 2010, la Commissione VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) ha dato parere positivo per l’attuazione della centrale a carbone.

    Nel 2006 la Repower, multinazionale svizzera del settore energetico, ha acquistato il sito industriale. Strill.it è stato il primo, nel lontano 2008, a scuotere dal cono d’ombra informativo una vicenda che andava avanti sotterraneamente, senza risonanza né partecipazione ‘esterna’. Da allora, l’opinione pubblica si è mobilitata e scissa in due blocchi contrapposti, non soltanto per dire aprioristicamente ‘no’. Ma al contrario: la protesta si è costituita anche per non dire sempre ‘no’. E così da una parte è sorto il “Coordinamento delle Associazioni dell’Area Grecanica per il NO al Carbone”, dall’altra comitati spontanei di cittadini pro-centrale, tra i quali “Vedere Chiaro”, “Trasparenza” ed il neonato “Futurosicuro”. L’ultima manifestazione di protesta, a Coira in Svizzera, contro la centrale a carbone di Saline, inserita all’interno di un’analoga critica alla costruzione della centrale di Brunsbüttel in Germania

    Ma a che punto è, adesso, il progetto? Cosa serve ancora per completare l’iter burocratico? Sono 27 gli enti coinvolti, di cui il capofila è il Ministero dello Sviluppo Economico. Esso ha dato il parere via il 21 dicembre 2010, dopo la modifica del progetto da parte di SEI. Adesso serve l’ok tecnico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La situazione può sbloccarsi in diversi modi:

    1) Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali dà anch’esso il via, così come ha già fatto il Ministero dello Sviluppo Economico.

    2) Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali nega il decreto via. A questo punto, o la Repower decide di ritirarsi oppure la questione passa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, la quale deciderà, senza appello, come procedere.

    Ma l’iter di approvazione del progetto, a questo punto, non è ancora terminato. Dal livello nazionale si passa a quello locale. Ed è la Regione, appunto, che deve valutare le opportunità di esso, addirittura con diritto di veto sul decreto VIA. Sostanzialmente, se la Regione dice no, salta tutto.

    I tempi in cui il percorso dovrebbe esplicarsi non sono del tutto precisi. Comunque, il 2012 sarà di certo l’anno chiave, trascorso il quale, se non si avranno aggiornamenti dal punto di vista ministeriale, il progetto potrebbe non avere più senso.