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    La befana in Calabria con le calze piene di carbone!

    saline

    di Anna Foti – Economicamente vantaggioso e sicuro dal punto di vista dell’approvvigionamento. Carbone? Sì, ma pulito. Inquinante? Sì, ma con metodologia moderne!

    Il protocollo di Kyoto e il difficoltoso accordo di Copenaghen? Evidentemente possono attendere. Ci sono altre priorità. Il carbone che la Befana porterà in Calabria sarà prodotto forse a Rossano Calabro, dove è in piedi il progetto di riconversione della centrale turbogas, ma quasi certamente dalla Sei (Società Energia Joniche) nel sito, acquisito dalla SIPI, della ex Liquichimica di Saline Joniche. Quel progetto, tanto osteggiato dalle istituzioni, incoerente con il piano energetico regionale che esclude il carbone quale fonte di energia non rinnovabile, sta andando avanti, forse per incomprensibili ed estenuanti ritardi di chi avrebbe dovuto e potuto ostacolarlo, forse per l’inadeguatezza di dichiarazioni di intenti autorevolmente sottoscritte a più mani, forse per la mancata tempestività di atti formali, qualcuno anche impugnato dalla Sei. Il dato certo è che tutti gli atti compiuti, comunque, non sembrano essere stati finora sufficienti a bloccare la procedura tecnica per l’avvio del progetto di realizzazione della centrale da oltre 1300 MGW a Saline Joniche, sul litorale jonico di Reggio Calabria. Rimane da capire cosa resta di quella necessità dell’Intesa con la Regione dopo la modifica legislativa dello scorso anno in materia di “interventi urgenti per le reti di energia”. Fatto sta che nonostante il diniego espresso dalla Regione Calabria, pur se con una delibera approvata dopo l’insediamento della Conferenza dei Servizi, la procedura prosegue dal punto di vista tecnico e di ciò si tornerà a discutere in termini sempre più definitivi il prossimo 20 gennaio. Cittadinanza e associazioni, con Legambiente in prima linea, riaccendono i riflettori sulla questione, chiedendo alle Istituzioni di farsi promotrici di progetti alternativi di riqualificazione e riconversione di quell’area abbandonata che da decenni ospita un impianto industriale mai entrato in funzione.

     

    Strill.it, in tempi già sospetti, fece notare una coincidenza molto poco fortuita, che si unisce alle tante particolarità di questa vicenda. Proprio negli stessi giorni in cui fu avviato l’iter amministrativo dalla Sei, la commissione VIA (Valutazione Impatto Ambientale) fu frettolosamente sciolta dall’allora nuovo governo (eravamo nel giugno 2008) con un articolo inserito nel decreto emergenza rifiuti in Campania. La nuova commissione, quindi, avrebbe discusso anche il progetto della Centrale a Carbone a Saline Joniche. Quale scelta strategica per la SEI, quella di presentare il progetto proprio nella fase di transizione? Se un progetto legato al carbone nel 2008 è pienamente sostenibile, perchè attendere la nuova commissione?

     

    Questa centrale “s’ha da fare” e non certo per la Calabria. Non si può consentire che ai calabresi vengano venduti posti di lavoro per veleno e finto sviluppo per mero profitto altrui. I calabresi hanno il pieno diritto di lavorare e prosperare senza barattare alcunché.