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    Centrale a carbone: lunedì il “no” della Regione

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    di Damiana Benavoli – L’ultimo sigillo sulla vicenda della centrale a carbone nell’area dell’ex Liquichimica di Saline Joniche potrebbe arrivare già il prossimo lunedì. A chiudere il cerchio, sospendendo di fatto le procedure messesi in moto presso il Ministero

    per lo sviluppo economico e in sede di conferenza dei servizi, una delibera di Giunta che attesti, nero su bianco, il dissenso del governo regionale sulla costruzione della mega opera da parte della Sei spa.

    L’atto deliberativo, così come emerso a margine della conferenza dei servizi dello scorso 10 settembre, risulta vincolante, ai fini dell’intesa per la realizzazione della centrale. Stando così le cose, il “no” della Giunta Loiero chiuderebbe davvero la partita.

    Raggiunto telefonicamente, l’assessore alle attività produttive Francesco Sulla ha assicurato che “salvo rinvii, già dalla riunione di giunta di lunedì si provvederà ad adottare il provvedimento che nega l’intesa, formalizzando, così, ciò che da sempre questo governo regionale ha manifestato in merito”.

    Nell’attesa di conoscere gli sviluppi che potrebbero arrivare da palazzo Alemanni, un’altra delibera di giunta, la 219 del marzo 2008, aveva già messo nero su bianco la volontà, sempre da parte della Regione Calabria, di procedere ad una bonifica e riconversione industriale del sito di Saline Joniche.

    Nella sostanza, la delibera 219, ai sensi dell’art. 252 del Decreto legislativo 152/2006, muove dalla necessità di “individuare i siti di preminente interesse pubblico  per la loro riconversione industriale: tra gli altri, si  individuò anche  la zona di Saline Joniche quale sito da proporre al Ministero dello sviluppo Economico  per il finanziamento del CIPE nell’ambito del programma straordinario Nazionale per il recupero economico e produttivo dei siti industriali inquinati con uno stanziamenti di 2.149,269 milioni di euro complessivi per il Mezzogiorno.
    A margine della delibera venne anche indicato un valore presuntivo di bonifica e relativa riconversione produttiva pari a 50 milioni di euro.

    Tutto questo mentre la SEI, la società interessata alla costruzione della centrale a carbone di oltre 1200 mw, aveva già provveduto, pare, all’acquisto di ben 320.000 mq dell’area in questione. Quasi la metà dell’intera superficie su cui, al momento, permangono ancora i segni di uno sviluppo forzato e mai concretizzatosi per via di investimenti rivelatisi fallimentari.

    Già nel 2007 la società che discende dalla Ratia Energia A.G., società con sede in Svizzera, stando solo e soltanto alle notizie apprese sugli organi di stampa, avvia tutte le procedure per la transazione di vendita dell’area che solo qualche anno prima, nel marzo 2004, si vide apposti i sigilli di sequestro preventivo da parte dei carabinieri del Noe  per via dell’accertata presenza di amianto peraltro in evidente stato di friabilità.

    Appare controverso, a questo punto, capire il motivo per cui la Regione, su un territorio già acquisito per altri fini già nel 2007 non si  sa a quale prezzo, abbia, l’anno successivo, deciso di bonificare il territorio ricedente nel comune di Saline.

    Ciononostante, il governo regionale, sin dal 2001 ha sempre espresso la volontà di “blindare” il sito dell’ex Liquichimica: la legge regionale 7/2001 ad esempio ha dichiarato l’area del Pantano di Saline “oasi di protezione della fauna selvatica e della flora tipica delle acque salmastre” stanziando 150 milioni delle vecchie lire per la realizzazione dei primi interventi di bonifica.

    Nel 2005, poi, la Giunta Chiaravalloti con la delibera 315 del consiglio regionale, approva il nuovo PEAR (Piano energetico regionale) in cui si fa divieto di utilizzare il carbone quale fonte energetica alternativa, stabilendo, altresì, che “la Regione Calabria non fornirà alcun intesa, in sede di conferenza dei servizi, per la realizzazione di centrali termoelettriche sul territorio regionale.

    Ciò, spiegano dal dipartimento “Ambiente”, perché la Regione Calabria presenta un saldo energetico positivo con un surplus di 2.035 GWh/anno: 8.600 GWh/anno di energia prodotta contro i 6.565 GWh/anno richiesti.

    Ma il tassello più importante, probabilmente l’asso nella manica, unitamente al No deliberato dalla Giunta, è stato già depositato al Ministero competente durante la prima Conferenza dei servizi.

    Una relazione corposa, una sintesi delle proposte avanzate da Istituzioni locali, associazioni e cittadini che lo stesso presidente Loiero, in data 18 agosto, aveva provveduto a trasmettere ai ministeri dell’Ambiente e Sviluppo economico.

    Un progetto ambizioso quanto articolato che dovrebbe interessare tutta la fascia di territorio che va da Capo d’Armi e sino alla fiumara di Sant’Elia, incluso il borgo medioevale di Pentidattilo.

    L’ intervento, così come si evince dalla relazione, è previsto all’interno della Programmazione Regionale Unitaria  2007 – 2013 e si articola in una serie di strumenti organici per sostenere la realizzazione degli interventi necessari alla valorizzazione dell’Area ex – Liquichimica.

    Ambizioso anche l’obiettivo finale: far diventare il sito di Saline “un simbolo positivo, un grande attrattore culturale regionale  per lo sviluppo del turismo sostenibile.
    In una parola: un grande Parco della Sostenibilità.
    Il presupposto: il blocco di tutte le iniziative in corso previste, incluso il Progetto della Centrale a Carbone.

    La relazione approntata dalla Regione Calabria lascia intravedere la possibilità di realizzare un Progetto Integrato per il recupero e la valorizzazione di un’area più ampia che va da Capo d’Armi alla Fiumara di Sant’Elia.  Nel dettaglio, gli interventi in questione sarebbero orientati a creare un Parco della Sostenibilità con la realizzazione, proprio nel sito industriale di Saline, di una delle due centrali solari termodinamiche previste dal governo regionale.

    A fare parte integrante del Parco della Sostenibilità anche un Parco tematico del Bergamotto e del Gelsomino, con la previsione anche di un Museo tematico. Occhi puntati, poi, sul cosiddetto “Laghetto di Saline” che, stando ai documenti ufficiali del Ministero dell’Ambiente, rappresenta un’importante zona umida costiera per l’avifauna migratoria.

    E ancora, il progetto del Parco Marino “Laura C”, già proposto da Legambiente, e che intende fare della Laura C, la motonave affondata nel 1941,  un’oasi naturalistica con la bonifica delle strutture del relitto.

    Ad integrazione, poi, di tale progetto anche quello che prevede la realizzazione dell’acquario e del museo di biologia marina, una sorta di Acquario del Sud sulla scorta dell’esperienza dell’Acquario di Genova.

    Infine il Polo di Innovazione Tecnologie per la Gestione delle Risorse Sostenibili Ambientali, così come previsto dal POR Calabria FESR 2007 – 2013, definito dalla relazione “l’elemento strategico del Parco della Sostenibilità”.

    A coronamento di ciò, il recupero e la riqualificazione a finalità turistiche del Porto di Saline destinato alla nautica da diporto o alle imbarcazioni da pesca presenti lungo la costa del basso Jonio reggino.

    Tutto, insomma, lascia intravedere enormi possibilità di sviluppo dell’area segnata, nel corso degli anni, da martorianti interventi di pseudo sviluppo.
    Tutto, dai palazzi del governo regionale, lascia pensare, senza tema di smentita, che il progetto della Centrale non è coerente con i programmi della Regione.