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    Centrale a carbone: qualcosa non andrà in questo cielo

    67 SOSTANZE INQUINANTI DISPERSE IN UN RAGGIO DI OLTRE 50 KM E LO SPETTRO DELLE MALFORMAZIONI – 5 continua

    di Antonino Monteleone
    Era il 1972 e due anni dopo la “rivolta” ecco pronta la torta assistenzialista realizzata dalle sapienti e democristiane mani del primo ministro Emilio Colombo. Raffale Ursini, con i dané di Roma, realizza a Saline Joniche la Liquichimica che avrebbe dovuto produrre proteine alimentari sintetiche dal petrolio.
    Idea talmente azzardata, alimenti per l’uomo da un idrocarburo, che ci si accorse subito della pericolosità. Dunque proteine per l’alimentazione di animali. Ma che non finissero comunque nei reparti di macelleria. Insomma proteine per animali da pelliccia. Non se ne fece nulla.
    A Saline si costruì una fabbrica di veleno.
    E trentasei anni dopo la storia rischia di ripetersi.


    A Saline Joniche, se il complesso iter normativo (di cui strill.it ha già fornito ampia e dettagliata prospettiva) dovesse concludersi nei tempi previsti, nel 2012, anno in cui undici centrali in Europa giungeranno al termine del loro ciclo vitale, comincerà la produzione di energia elettrica attraverso la combustione di carbone.

    Ovvero la tecnologia di produzione energetica da idrocarburi, fonte non rinnovabile, più inquinante in assoluto. Nonostante il ricorso a piroette semantiche dalle quali viene fuori il c.d. “carbone pulito: pura contraddizione in termini, purtroppo di consistente efficacia mediatica.

    E’ evidente il degrado ambientale ed economico patito dall’intero comprensorio grecanico. Altrettanto evidente come un progetto di elevata caratura tecnologica possa favorire un ribaltamento del depresso scenario attuale. Ma la scelta del combustibile fossile per produrre il 2% del fabbisogno energetico nazionale porta con sé un bagaglio di rischi per la salute che rappresentano un’ipoteca sul futuro della popolazione da tenere bene in considerazione.

    Lo sviluppo ed il recupero di un’area così vasta, un investimento succulento e la prospettiva occupazionale valgono i rischi clinici di medio-lungo termine?
    La SEI ha promesso oltre 1000 posti di lavoro per la realizzazione dell’impianto, oltre 300 a centrale ultimata. Ma le riserve sono numerose.

    Non è sufficiente sostenere che le “concentrazioni” delle sostanze inquinanti rimangono del 50% al di sotto dei limiti stabiliti dalla legge per dimostrare la salubrità delle stesse o l’inconsistenza dell’impatto sulla salute.

    A Saline, per il momento, non esiste nessuna centrale a carbone. Ma altre ne esistono nella penisola ed è tra le emissioni prodotte da queste centrali e gli effetti provocati ai danni delle popolazioni residenti e le emissioni (future) dichiarate oggi da SEI che si valuta l’entità dei danni, ancora solo ipotetici, che saranno imposti al territorio ed i suoi abitanti.

    Potrebbe generare un equivoco la distinzione tra “concentrazioni”, al di sotto dei limiti di legge, e le emissioni.
    Il dubbio è dettagliatamente sciolto da SEI che alla voce “emissioni atmosferiche” (quello che viene effettivamente riversato in atmosfera) indica in 7 milioni e 600 mila tonnellate la CO2 prodotta ogni anno. In 2.912 le tonnellate annue rispettivamente di NOx e SOx; 4.360 tonnellate ogni anno di CO e 436 tonnellate di Polveri. Senza specificare esattamente se del tipo PM10 o PM2/PM2,5.

    Quantità generate nonostante l’impiego delle più sosfisticate tecnologie sia per la massimizzazione dell’efficacia energetica del carbone impiegato (Ultra super critica a polverino di carbone che si traduce in maggiore redditività a parità di emissioni) sia di quelle volte ad incrementare l’abbattimento di ossidi di azoto e zolfo. Circa tremila tonnellate l’anno immesse in atmosfera “grazie” all’uso di “denitrificatori catalitici” (“iniezione di ammoniaca e ossigeno nei fumi da combustione“).

    Secondo l’autorità per la protezione ambientale degli Stati Uniti la combustione del carbone emette nell’aria soprattutto PM (microparticelle) di diametro compreso tra 0.1 – 0.5 μm (nanometri) riducendo sensibilimente l’efficacia dei filtri a manica, tecnologia definita d’avanguardia nella limitazione delle emissioni di materiale corpuscolato. Inoltre, la maggior parte del PM prodotto dalla combustione del carbone si forma successivamente alla emissione dei fumi (PM secondario), come conseguenza della condensazione di altri inquinanti emessi in forma gassosa.

    Una centrale a carbone produce 67 sostanze inquinanti. Di queste 55 sono note per la loro capacità di interferire patologicamente con lo sviluppo del sistema nervoso.  Di queste 55, 24 sono sostanze carcinogene dimostrate, possibili o probabili.

    Dunque polveri del tipo pm10 e pm2, benzopirene, diossine, benzene, ossidi di zolfo, ossidi di azoto, mircoinquinanti  inorganici come cadmio, cromo, piombo, mercurio, arsenico, vanadio, manganese, nichel, berillio e  cobalto. Tutte sostanze rispetto alle quali la SEI nulla afferma ufficialmente circa l’immissione nelle acque e nell’atmosfera.

    I danni più rilevanti riguardano in particolare le seguenti sostanze:

    Zolfo
    Lo zolfo contenuto nel carbone si ossida nella fase di combustione diventando anidride solforosa (S02). La luce solare trasforma la SO2 in S03 (anidride solforica) che, a contatto con l’umidità atmosferica si trasforma in acido solforico e quindi in solfati (S04).
    La S02 oltre a produrre bronchite cronica, asma, enfisema polmonare e fibrosi polmonare, produce anche danno al vestibolo dell’orecchio (che presiede all’equilibrio) con effetto di vertigine che diviene poi cronica.
    In uno studio del Governo Americano (The direct use of coal) si dice espressamente “per esposizione ai solfati si è stimato un coefficiente annuale di 3,25 morti per ogni 100.000 persone esposte ad una concentrazione di 1ug/mc”.

    Azoto
    I meccanismi di reazione che, a partire dall’azoto,  coinvolgono ozono ed energia luminosa, conducono alla formazione dello “smog fotochimico”.
    Per effetto delle alte temperature raggiunte nella fase di combustione, l’azoto si trasforma prima in ossido di azoto ed infine, a contatto con l’aria, in acido nitrico.
    L’intossicazione cronica di tali gas provoca: colorazione marrone della pelle, interessamento delle vie aeree di piccolo calibro, possibile evoluzione in malattia cronica aspecifica del polmone. In particolare l’NO2 ha affinità per l’emoglobina del sangue formando nitrosoemoglobina e, se inalato in sufficienti quantità, produce fenomeni di cianosi. I nitriti e nitrati che si formano dall’acido nitroso e nitrico sono sicuramente cancerogeni, provocando tumori che investono l’apparato digerente, il fegato, i reni ed il sistema nervoso.

    saline__joniche.jpgMercurio
    Il mercurio prodotto da una centrale a carbone raggiunge il suolo e le acque marine circostanti colpendo la relativa fauna. L’ingestione di pesce contaminato da mercurio aumenta il rischio infantile di ritardo mentale, difficoltà d’apprendimento, difettoso sviluppo neurologico, defict del linguaggio, della motorica, dell’attenzione e della memoria (sembra che alcune malformazioni congenite vengano facilitate da tale metallo tossico). Il mercurio presente nel pesce mangiato da donne in stato di gravidanza, a seguito di analisi post-parto, è stato rilevato perfino nel cordone ombelicale.

    Radon
    Il radon è un gas nobile, ad elevata radioattività presente in natura nell’aria. Attorno ad una centrale a carbone la sua quantità raggiunge soglie di allarme.
    Nel 2005 la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, in base ad una solida  documentazione scientifica, ha dichiarato che vi è una maggiore esposizione alle radiazioni, rispetto alla radioattività naturale di fondo, sia fra i lavoratori delle cen
    trali a carbone, sia fra gli abitanti intorno alle centrali a carbone, pari a 100-150 microSv/anno, che corrisponde a valori di esposizione fino a 15 volte superiori rispetto ai limiti di legge previsti per gli abitanti intorno ad insediamenti nucleari ( 10 microSv/anno sono pari a 5-8 Rx torace all’anno fin dalla nascita, e subiti anche dalle donne in gravidanza).
    Si stima che sia la causa di morte per oltre 20.000 persone nella sola Unione Europea ogni anno ed oltre 3.000 in Italia.

    Nella relazione conclusiva della commissione chiamata ad esprimersi sulla centrale di Torrevaldaliga Nord , veniva  rivolta particolare attenzione alla produzione di arsenico, cromo e nichel. Tali sostanze possono infatti “accumularsi significativamente al suolo nel tempo e rilasciate lentamente, per azione delle piogge, raggiungendo le falde acquifere. Potrebbero inoltre – scrivono i commissari – essere assorbite da piante e prodotti agricoli destinati all’alimentazione umana.

    Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Nickel, sono cancerogeni certi (IARC 1) per polmone, vescica, rene, colon e prostata.

    Ogni singolo dato riportato è frutto del lavoro di medici specialisti (oncologi, pneumologi, biologi, pediatri) che da anni si occupano degli effetti della presenza di centrali a carbone nel territorio ligure e laziale.

    Dal cancro alle malformazioni.
    Secondo Paolo Franceschi, medico del Dipartimento di Medicina Interna, Ematologia ed Oncologia dell’ Ospedale San Paolo di Savona, “molte delle sostanze prodotte da una centrale a carbone possiedono effetti teratogeni, possono cioè provocare malformazioni congenite“. “Nonostante siano maggiori le segnalazioni di ritardo mentale ed altri disturbi neurologici, basso peso alla nascita e parti prematuri nelle popolazioni residenti nei pressi di centrali a carbone – dice Franceschi –  è  possibile che in condizioni di particolare esposizione si possano verificare anche malformazioni fetali“.

    L’ambizioso progetto di SEI spa, concentrandosi su una risorsa energetica tanto vecchia quanto carica di danni certi e documentati per la salute, si potrebbe tradurre, come avvenne nel ’72 come una fabbrica dei veleni. Veleni che questa volta sono silenziosi ed invisibili.