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    Centrale a carbone di Saline: la Sei S.p.A. e le leggi da rispettare

    saline_joniche.jpgUN MARE DI NORME PER COSTRUIRE L’IMPIANTO. MA L’ITER E’ GIA’ COMINCIATO – 2 continua –
    di Claudio Cordova
    La produzione di CO2 (biossido di carbonio) di una centrale a carbone è doppia rispetto a uno stabilimento turbogas e un’atmosfera che contiene oltre il 5% di biossido di carbonio è tossica per gli esseri umani e per gli animali, dato che va a saturare l’emoglobina del sangue impedendole di legarsi all’ossigeno e bloccando quindi l’ossigenazione dei tessuti.

    Sarà quello sanitario-ambientale il primo limite normativo che la centrale a carbone di Saline Joniche, progettata dalla SEI S.p.A. dovrà rispettare. Ma non finisce qui perché una centrale a carbone, come quella che dovrebbe sorgere a Saline, non produce solamente biossido di carbonio, ma anche ossidi di azoto, ossidi di zolfo, particolato e poi cloro, arsenico, mercurio, piombo, nichel e cromo e proprio il Ministero dell’Ambiente, sul proprio sito, indica tra i principali inquinanti il biossido di zolfo (So2), gli ossidi di azoto (Nox), il monossido di carbonio (CO), l’ozono, il benzene, gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), le polveri (soprattutto il particolato avente diametro inferiore a 10 milionesimi di metro) e il piombo. Insomma, c’è parecchio per incorrere nella violazione del protocollo di Kyoto.

    Per i meno esperti il protocollo di Kyoto è un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale sottoscritto l’11 dicembre 1997 da più di 160 paesi in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Il trattato è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia. Il trattato prevede l’obbligo, in capo ai paesi industrializzati, di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (biossido di carbonio ed altri cinque gas serra, ovvero metano, ossido di diazoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) in una misura non inferiore al 5% rispetto alle emissioni registrate nel 1990 — considerato come anno base — nel periodo 2008-2012. Proprio in quest’ambito va a incastrarsi la situazione della SEI S.p.A, discendente della Ratia Energia A.G., società con sede in Svizzera, paese, quest’ultimo, con qualche problema di cui appare doveroso informare: ratificando il Protocollo di Kyoto, la Svizzera si è impegnata, assieme ad altri Stati, a prendere provvedimenti contro il riscaldamento climatico. Poiché, nella nazione elvetica, più dell’80% dei gas a effetto serra sono costituti da anidride carbonica (CO2), la legge sul CO2 diventa così lo strumento principale per rispettare gli impegni presi. Rispetto al 1990, la legge prevede una riduzione del 10% delle emissioni di CO2 entro il 2010 (pari a 4 milioni di tonnellate). Insomma, la Svizzera, dove la Ratia Energia A.G. ha sede, non può investire ulteriormente sulle centrali a carbone e allora, come seconda scelta, ecco l’Italia, Saline Joniche, per la precisione. Ma c’è un ulteriore problema dato che, anche l’Italia, stando alle conclusioni del Consiglio dei Ministri dell’Ambiente dell’UE del 17 giugno 1998, dovrà ridurre sensibilmente le proprie emissioni di CO2; in particolare la misura è del 6,5% rispetto ai livelli del 1990. L’entità di questa riduzione, considerando la crescita tendenziale delle emissioni, corrisponde, secondo stime dell’Unione europea, a circa 100 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente.
    Da aggiungere, ancora, che la Regione Calabria, con la legge 2 maggio 2001, n. 7, art. 4 bis, comma 4, ha dichiarato l’area del pantano di Saline Joniche oasi di protezione della fauna selvatica e della flora tipica delle acque salmastre. Un ulteriore ostacolo da oltrepassare o, almeno, da aggirare.

    Dunque i paletti entro i quali la SEI S.p.A. dovrà rimanere sono tanti, proprio per questo, lo scorso 18 giugno, è stato avviato l’iter amministrativo con la richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) alla Commissione competente, che, come anticipato dal settimanale L’Espresso, dovrebbe essere azzerata dal nuovo Governo Berlusconi che farà tabula rasa rispetto agli uomini designati da Prodi. Quello al cospetto della Commissione è, infatti, un passaggio obbligato, in base alla direttiva CE 85/337 che comprende l’esame di dati tecnico-scientifici su stato, struttura e funzionamento dell’ambiente; dati su caratteristiche economiche e tecnologiche dei progetti; previsioni sul comportamento dell’ambiente e interazioni tra progetto e componenti ambientali; procedure tecnico-amministrative; istanze partecipative e decisionali (partecipazione pubblica); sintesi e confronto fra costo del progetto e dei suoi impatti e benefici diretti/indiretti del progetto.

    Inoltre, sarà fondamentale restare fedeli alla direttiva CE 87/2003 che impone di inoltrare all’autorità competente la domanda di autorizzazione per le emissioni di gas a effetto serra, non dimenticando, naturalmente, che il Piano Nazionale di Assegnazione relativo all’Italia, fissa, relativamente ai gas serra, la quantità totale media annua che si intende assegnare nel periodo 2008-2012 pari a 209,0 MtCO2/anno (tale valore rappresenta una riduzione di 14,1 MtCO2/anno rispetto all’assegnazione 2005-2007).

    Un ulteriore dato da fornire è rappresentato dalla vicenda relativa alla centrale a carbone di Torrevaldaliga nord di Civitavecchia. Lo studio dell’Azienda regionale sanità pubblica della Regione Lazio, riguardante la mortalità a Roma e nel Lazio nel periodo  1993/98, ha sancito come nella zona di Civitavecchia si sia riscontrato un eccesso di mortalità per tumori della trachea, dei polmoni, del sistema linfatico ed ematopoietico. La commissione europea direzione generale ambiente ha aperto una procedura d’infrazione, la 2003/4497, in relazione all’inquinamento dell’aria nella città di Civitavecchia. In particolare è stato contestato all’Italia di non misurare le concentrazioni di particelle Pm10 in quell’area.

    Un’altra centrale, quella di Catania, progettata proprio dalla SEI S.p.A., produce, invece, "solo" 1,7 milioni di tonnellate di CO2, cifra tra le più basse d’Italia. La centrale a carbone che la SEI S.p.A. ha intenzione di costruire a Saline Joniche è un impianto di generazione superiore rispetto a quella di Civitavecchia: produrrà molta energia e, secondo i dati di Greenpeace, forniti sulla scorta di quelli ufficiali, targati Enel, una volta completata, sarà la quarta centrale d’Italia per emissioni di CO2. Omettere un’informazione di questo tipo porterebbe la SEI S.p.A. a violare la direttiva CE 2003/4 volta a garantire che l’informazione ambientale (ma anche legislativa, amministrativa, politica e programmatica) sia sistematicamente e progressivamente messa a disposizione del pubblico e diffusa tramite qualsiasi mezzo utile.