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    Quando l’alcol diventa un guaio

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    di Emanuela Martino – Alcol e giovani, due termini che  diventano sinonimi, a tener conto di quel 30 – 40 % di interventi che il 118

    esegue in città solo per etilismo acuto, nel weekend.
    Un dato che ha già allarmato i medici e che segna una tendenza preoccupante sul modo di divertirsi delle generazioni di oggi.
    Con appuntamenti che si rincorrono via social network attraverso motti inneggianti ai superalcolici, così distanti dalla goliardia sul vino e sulle belle donne. E forse non è un caso se, su facebook, ad esempio,la parola “vodka” piace a più di 1 milione di persone, e non va meglio con “tequila” che sfiora le sette cifre o con “cointreau” e altri per i quali siamo sempre sulle “mila” adesioni.
    Weekend che racconta di bottiglie ad alto contenuto alcolico ammucchiate non distanti dai locali pubblici, bar con l’elenchi all’esterno dei cocktail serviti, così si hanno le idee chiare prima di entrare, e di post su Fb sul target «noi senza fiaschetto non usciamo».
    Un quadro a tinte fosche, a dispetto della normativa sulla somministrazione  di bevande alcoliche ai minori (cfr. a proposito l’Art. 689 del Codice Penale) o dei reati connessi allo stato di ubriachezza (Art. 94 C.P., Art. 688 C.P.  Art. 691 C.P.) e della legge n. 241/2003 che vieta la distribuzione di bevande superalcoliche (superiori a 21º) nei locali di accesso diretto alle Autostrade (fonte: http://alcol.dronet.org/legislazione/normativa.html).
    Ma non è solo la giurisprudenza ad essere presa in poca considerazione, soprattutto ci sono gli effetti dannosi sulla salute.
    «Per ingestione di forti dosi alcol si possono avere una serie di sintomi, dalla semplice ebbrezza al coma» – spiega Cosimo Accurso, Medico Suem 118. «Bere molto può condurre dall’ebbrezza, all’euforia e a una sensazione di benessere, ma altrettanto rapidamente allo scarso autocontrollo, alla riduzione della capacità di giudizio, alla disinibizione. Con conseguenze nocive sia per se stessi, sia verso gli altri. Nei casi più gravi si ha l’intossicazione acuta, l’ubriacatura vera e propria, che si risolve in 12 – 24 ore».
    Rallentamento nei movimenti, incapacità di coordinarli, la classica andatura barcollante e sonnolenza, gli effetti più comuni.
    «Al risveglio ci si sente intontiti- continua Accurso  – e il più delle volte senza ricordare cosa si abbia fatto durante la sbornia. Ma si può arrivare a casi ben più gravi, come la depressione respiratoria, la perdita di conoscenza e il coma. Una fatalità che dipende dalla quantità di alcol ingerita, ma anche dalla tolleranza del singolo individuo».
    Ma cosa fare se un amico ha alzato troppo il gomito? «Innanzitutto fargli assumere una posizione laterale per evitare che l’eventuale emesi (vomito, nda) possa bloccare le vie respiratorie. Inutile poi “annaffiarlo” con l’acqua o farlo bere, non serve assolutamente a nulla».
    Ma Accurso spiega anche che «le maggiori difficoltà si incontrano con i minori, i quali vorrebbero che non avvertissimo le famiglie. Cosa che non può accadere. Pertanto, se sono lucidi, ci facciamo dare il numero dai pazienti stessi, altrimenti dagli amici, e chiamiamo direttamente. È accaduto, ad esempio la notte di Capodanno. La reazione dei genitori non è meno preoccupante dello stato in cui “raccogliamo” i ragazzi- commenta. Sono spesso i padri a venire a riprenderseli. Non posso dire che non li rimproverino, ma alcune volte è capitato che ci abbiano dato degli “esagerati”, perché in fondo, i figli “erano soltanto un po’ allegri»”.

    (2 – continua)