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    Dossier Città Metropolitana – Dal concetto di città moderna alla città metropolitana

    di Luigi Tuccio* – L’incompiuta conoscenza del processo di identificazione dei concetti di “Area Metropolitana” e “Città Metropolitana” ha reso possibili fuorvianti interpretazioni attorno a concetti riguardanti diversi ambiti culturali.
    La meritoria iniziativa di Strill.it ha portato all’evidenza problematiche ed aspettative proposte in prevalenza da osservatori locali la cui proiezione è orientata riduttivamente presso profili identificanti altrettanto locali interessi.
    La  rilevanza di essi va pertanto inquadrata nella più corretta, complessiva ottica dettata, oltre che dalla normativa vigente, dalla “storia culturale” di “Area Metropolitana”.
    Spesso ci si limita in proposito, erroneamente, ad identificare la dimensione culturale Metropolitana con la sola dimensione fisica di essa, traendo conseguentemente dalla stessa possibili domande di intervento: i servizi, la mobilità, i trasporti ed altro.
    Così dimensionando la “Metropoli”, si elude il problema di fondo e cioè che l’approccio al problema deve proiettarsi oltre le comuni tendenze alla razionalizzazione degli aspetti sociali ed organizzativi, perfezionando il convincimento che si è in presenza di un cambiamento radicale molto più complesso.
    Per una verifica del momento genetico della esplorazione delle c.d. aree vaste e quindi delle “Metropoli” o delle “Aree Metropolitane”, si pone coralmente l’accento attorno alle problematiche della radicale trasformazione del rapporto tra la città e la periferia; la contrapposizione cioè tra la intensa, eterogenea, dinamica dei fenomeni insediativi rispetto al permanere dello storico valore del “Comune”.
    E’ accaduto nel tempo che le diversificate morfologie di insediamenti abitativi sono state caratterizzate da reiterate fasi di sviluppo, permanendo però sul territorio inadeguate forme di governo dell’economia e della società in quanto affidate a plurimi ed eterogenei livelli decisionali, diversamente produttivi di  determinazioni anche contrastanti.
    Aver ritenuto che tale contrasto, tra l’incontrollata espansione insediativa ed il deficitario livello governativo, si potesse risolvere attraverso la sola adozione di un provvedimento amministrativo, ha significato soltanto la elusione del problema per altro reso più complicato dal tardivo intervento normativo.
    La stessa adozione della Legge 142/1990 era stata già preceduta in ambito europeo da riflessioni più complessive, che già (1970) avevano suggerito risposte su scala geografica variabile, comportanti comunque diversificate forme di cooperazione tra autonomie locali.
    Da tali riflessioni rimanevano fissati alcuni principi fondamentali:
    •    Il superamento delle differenze di densità demografiche, tra centri urbani e periferie, per cui emergeva l’obbligo per le istituende Città metropolitane, di garantire, contemporaneamente ed in pari misura, identiche qualità di servizi pubblici in ogni ambito territoriale;
    •    Il superamento in termini assoluti del valore delle distanze, attraverso interventi infrastrutturali adeguati per assicurare collegamenti dei territori a mezzo di creazione di intere reti nodali di trasporti.

    Questi ed altri fondamentali principi sono stati, poi, oggetto di approfondimento nel “Libro Verde sulla Coesione Territoriale”, adottato dalla Commissione Europea (06.10.2008, Comm. 2008, n, 616) nonché dallo Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo, che in definitiva si collocano come sistemi normativi, poi trasfusi in provvedimenti nazionali.
    Per l’Italia: il Disegno Strategico Nazionale (MIT- DICOTER 2005), con previsioni delle c.d. “Piattaforme” tra cui alcune interessanti anche la Provincia di Reggio Calabria.
    In definitiva si vuol significare che ogni riflessione che riguardi le problematiche in discussione non può non essere raccordata alle citate deliberazioni, i cui dati salienti sono stati per altro inalveati nei documenti nazionali sia di “programmazione economica” che di “pianificazione urbanistica”.
    A livello amministrativo veniva nel contempo riproposta la forza cogente di una governance delle istituende Città Metropolitane, in luogo del tradizionale governement.
    Attraverso la governance, infatti, viene riconosciuta ai comuni dell’area metropolitana una effettiva con titolarità del governo e della fruizione degli interi valori metropolitani, dislocati sull’intero territorio.
    A livello esemplificativo, un Museo localizzato in una specifica area, declinato come valore metropolitano, acquisirà una valenza più diffusa in quanto appartenente all’intera rete museale metropolitana.
    In questo senso e verso questa direzione si sono orientate le successive produzioni normative nazionali, il cui articolarsi è stato espresso in parte nell’ambito del Codice delle Autonomie Locali ed in parte – per la verità alquanto impropriamente – nell’ambito del Federalismo Fiscale.
    Però, dei concetti basilari sopra richiamati, del forte recupero della cultura della globalizzazione (think global, act local), della esigenza di esaltare il rilancio, la scomposizione e la ricomposizione di risorse locali, opportunità finora inesplorata e cioè dei fattori di metropolizzazione, purtroppo, appaiono invero non sufficienti le previsioni normative succedutesi dal 1990 fino all’attualità.
    Né verso tale direzione appaiono risolutive le indicazioni della competenza (funzioni e compiti) della istituenda Città Metropolitana, di volta in volta riproposta nei vari provvedimenti normativi.
    Città Metropolitana va piuttosto immaginata come una “rete istituzionale” che per un verso agisce sulla base del principio della inclusione dei territori interessati, ma soprattutto agisce proiettando la Città stessa verso obiettivi di costruzione di un superiore quadro di riferimento strategico per rendere più efficaci le politiche dell’intervento pubblico, in una “cultura di rete” coinvolgente le azioni anche di soggetti privati rispetto ai comuni obiettivi di sviluppo economico e sociale che resta la stella polare del progetto.
    Appare chiaro che lo scopo primario ed essenziale (la mission) della Città Metropolitana è quello di ottimizzare le risorse urbanistiche ed ambientali per generare le condizioni di uno sviluppo locale endogeno e duraturo del territorio, attraverso una strategia di Governance del processo di conurbazione in atto, e non certo, quello di creare un apporto burocratico ed amministrativo destinato a sostituire, o peggio, a sovrapporsi a quelli esistenti.
    E’ ineludibile l’obiettivo di una coniugazione delle radici storiche ed economiche locali – rafforzandone tutte le specie di sostenibilità – con le esigenze della comunicazione globale.
    In tale contesto la riqualificazione fisica e sociale delle periferie, soprattutto luoghi di disagio sociale, diviene obiettivo strategico della Città Metropolitana, alla cui base sta la verificata volontà di ciascun ente territoriale di partecipare a questa nuova dimensione di governo non basata dunque su meri atti amministrativi che discendono da un potere sovraordinato.
    In tale senso assume significato la previsione di un complesso procedimento che dovrà condurre verso la formulazione di una proposta definitiva da portare alla valutazione parlamentare per la emanazione del Decreto Legislativo che preveda la istituzione della Città Metropolitana, ente locale previsto con Legge Costituzionale 18.10.2001 n. 3
    Per completezza va precisato che in ordine alla Città Metropolitana pendono in sede parlamentare un disegno di Legge (30.06.2010 n. 239), avente oggetto tra l’altro la Carta delle Autonomie Locali per un riordino degli Enti Pubblici nonché un Disegno di Legge Costituzionale (07.09.2011) con la espressa previsione della abolizione delle Province, sostitute dalle Città Metropolitane.
    Per ultimo va segnalata la Legge 22.12.2011 n. 214 c.d. manovra Monti, che all’art. 23 (dal comma 13 al comma 22) prevede la modifica delle competenze della Provincia.
    Una definitiva riflessione politica, non deve dunque prescindere dalla inequivoca  previsione delle effettive sorti della Provincia.
    Ciò sul presupposto che proprio al conten
    uto della sue competenze si fa riferimento per il trasferimento d esse alla Città Metropolitana.
    L’attuale soluzione, che implicitamente trasuda di una volontà abrogativa della Provincia, in effetti appare fortemente in contrasto con l’assetto Costituzionale e degli Enti Locali (L. Cost. 3/2000) per cui è prevedibile un intervento decisorio da parte della Corte Costituzionale, di cui si resta in attesa.
    * avvocato e assessore all’urbanistica del Comune di Reggio Calabria