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    Italo Rota

    Architettura e territorio, Rota: “Ripensare il rapporto tra uomo e natura”

    Uno dei più importanti architetti contemporanei ha pensato il progetto architettonico della centrale a carbone di Saline. L’occasione è ghiotta per “provocarlo” sul suo concetto di rapporto tra uomo e territorio.
    Intervista di Giusva Branca 

     

    Quale puó essere il contributo di un architetto rispetto a una tematica come una centrale a carbone?
    Trovo che il futuro sia Il luogo dove passeremo il resto della nostra vita, bisogna occuparsene, sotto tutti gli aspetti
    Ad esempio?
    Beh, ad esempio nella riformulazione di un rapporto con il territorio, come inizio di un processo di riconoscimento del territorio stesso in quanto capitale per il futuro stesso
    Detta così sembra una gran cosa, ma rispetto a una centrale a carbone…
    Guardi, molte zone non hanno nulla di pregnante specificamente, ma sono meravigliose nel loro insieme e il territorio di Saline è cosí; per rendere consumabile il territorio, peró, bisogna avere idee originali
    Una centrale le sembra una idea originale?
    Il concetto è un pó piú ampio e tutti noi siamo chiamati a uno sforzo di astrazione, anche nel pensare ad un nuovo modo di concepire il turismo. Comprende?
    Un aiutino…?
    Provi a pensare, a immaginare un nuovo modo di concepire, prima ancora che di fare, il turismo; qualcosa che non sia, ad esempio, il classico agriturismo, ma un mix di natura selvatica e innovazione. Potrebbe essere una svolta
    E la vocazione dell’area dove la mettiamo?
    Anche su questo concetto c’è da fare un pó di chiarezza, con coraggio, se necessario: i riferimenti al passato vanno benissimo, anzi sono la via da seguire, ma dobbiamo capirci di quale passato parliamo: viviamo una ossessione grecoromana e rinascimentale, mentre io, quando penso a quell’area, vado assai piú indietro, penso alla coltivazione della vite e tutto ció implica un nuovo rapporto con l’innovazione
    Temo di non aver capito
    Mi segua, studiando la storia del territorio emerge che sono piú interessanti le radici protogreche. È nostro compito immaginare le coltivazioni pensan do al futuro del passato.
    Una sorta di proiezione nel futuro attraverso una stretta coniugazione tra innovazione e passato piú remoto?

    Esattamente cosí
    E tutto ció dove potrà portarci?
    Beh, è tutto cosí incerto, le uniche cose certe sono dettate dal rapporto tra uomo e natura, ineludibile e che, peró, potrà conoscere una fase tutta nuova
    Anche qui faccio fatica a seguirla, almeno nel binario concettuale che interessa a noi, quello del territorio di Saline e della centrale, tema sul quale la diffidenza delle popolazioni è palpabile
    La diffidenza, come sempre, deriva dalle esperienze del passato e in Calabria l’architettura urbanistica ha fallito, l’unica via è cercare un rapporto nuovo, diverso tra uomo e natura. I cittadini devono conoscere il territorio in cui vivono, ma va tenuto presente che ogni cittadino ha una percezione diversa del medesimo territorio, ad ogni mestiere, ad ogni esperienza corrisponde un rapporto col territorio finalmente diverso
    E cioè?
    Si tratta di processi nuovi che possono arrivare dal basso, di veri e propri investimenti; la collettività su dovrà, ad esempio, far carico di decisioni importanti, in qualche caso rivoluzionarie, dovrà scegliere di gestire l’impatto delle “grandi dimensioni”, in qualche modo della “creazione” del paesaggio.
    Interrompere la continuità costiera, ad esempio, a determinate condizioni, si capisce, puó essere una sfida di grandissimo respiro, al pari di quella che, prima, o poi, dovrà portare ad uscire da quella che è una vera e propria “ossessione del mare”
    È cosí facile?
    Certo che no, è un processo lungo e difficile, si tratta di una vera e propria svolta culturale per la quale, ad esempio, è necessario inserire anche un altro paio di punti di riferimento necessari per la crescita: il primo è costotuito dalla comprensione piena dei cicli produttivi, la mancata realizzazione della quale, oggi, comporta che spesso non si capisca, neppure ad alto livello, in che contesto si inseriscono determinate attività. È necessario, infine, superare il concetto di municipalità, di Province, di estensione territoriale amministrativa; la realtà oggi ci pone di fronte a tante amebe che si sovrappongono le une con le altre e raramente, per non dire mai, coincidono con i confini amministrativi
    In definitiva questa vera e propria rivoluzione culturale che lei auspica, sul piano operativo a quale conseguenza immediata ambisce?
    Guardi, tutto sta nella comprensione del ciclo e nella sua piena attuazione: un ciclo deve essere virtuoso e innovativo, è l’unica possibilità che abbiamo. La chiave sta nel “principio del maiale”, dove non si butta niente

    Chi è Italo Rota

    Italo Rota nasce nel 1953 a Milano, dove si laurea (Politecnico di Milano) ed inizia la propria carriera professionale. Dopo aver vinto il concorso per gli spazi interni del Musèe d’Orsay, si trasferisce a Parigi, dove rimane per quasi un decennio e firma, fra gli altri interventi la ristrutturazione del Museo d’Arte Moderna al Centro Pompidou, le nuove sale della Scuola francese alla Cour Carrè del Louvre e la ristrutturazione del centro di Nantes. Nel 1996 rientra a Milano, dove attualmente vive e lavora e dove, nel 1998, apre lo Studio Italo Rota & Partners.
    Lo Studio, gestisce le complessità di grandi progetti internazionali, alle più differenti scale di dettaglio, dal product design alla progettazione di ampie aree urbane, mantenendo un sistematico intento verso una notevole ricchezza di spazi e forme. Attraverso materiali innovativi, tecnologie all’avanguardia ed una approfondita ricerca sulla luce, gli spazi proposti dallo studio mirano a risolvere le problematiche progettuali mantenendo una intensa complessità, finalizzata a creare un’emozione nel visitatore. Le scale del progetto sono trattate con continuità, in una logica frattale che mantiene la ricchezza del progetto generale fino ai dettagli più minuti, trasformando oggetti ed architetture in opere artistiche uniche, con soluzioni differenti per ogni progetto.
    L’apertura del Museo del Novecento, nel Palazzo dell’Arengario, avvenuta nel dicembre del 2010, a seguito di un concorso vinto nel 2000, ha previsto un rinnovamento radicale di uno dei luoghi simbolo della città di Milano, Piazza del Duomo, arricchendola di una funzionale Isola dei Musei, grazie all’integrazione con lo storico museo di Palazzo Reale.
    A questo intervento, di fianco alla Piazza de Duomo, si affiancherà il futuro Milano City Center, un luogo di reciproco ascolto della città milanese e dei suoi cittadini, con spazi per informazioni turistiche e non, mostre temporanee, convegni e conferenze, al di sotto della medievale Loggia dei Mercanti.
    Lo Studio ha seguito la progettazione e la costruzione di alberghi di lusso a Roma e a Milano, mentre è in progress la progettazione di alberghi a Firenze, Lione e Bari. Ogni hotel presenta spazi unici, studiati per il contesto storico ed artistico peculiare nel quale si situano.
    A Dubai dopo l’inaugurazione del Cavalli Club, lo studio sta portando a termine la costruzione del Chameleon Club al Byblos Hotel, interni intigranti dove la luce si trasforma in materiale di costruzione.
    Grandi aree urbane, come l’ex Carlo Erba a Milano, in zona Maciachini, sono state oggetto di progettazione di un terziario inedito, nel quale si coniugano le esigenze funzionali tipiche degli uffici alle qualità spaziali di architetture che dialogano con la città ed i suoi abitanti, valicando i confini che impedivano un reciproco riconoscimento.
    Direttore del dipartimento Scuola di Design alla NABA (Nuova accademia di Belle Arti) di Milano, Italo Rota affianca una prolifica attività professionale ad una intensa attività teorica, che si sviluppa con la pubblicazione di libri, articoli per riviste e quotidiani, convegni e lezioni universitarie.
    Caratteristica distintiva dei suoi lavori è la ricchezza di forme, di colori e di materiali: un’accumulazione delle risorse – tra cui particolare l’uso della luce e delle linee audaci – che dà vita a spazi e oggetti estremamente artistici e vivaci, creando l’impressione di un progetto multidimensionale, di una stretta compenetrazione fra spazio e movimento.

    Rota è stato insignito di vari premi, tra cui la Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana per gli spazi pubblici, la Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana per la cultura e il tempo libero, il Landmark Conservancy Prize, New York e il Grand Prix de l’Urbanisme, Paris.

    foto tratta da rollingstonemagazine.it