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    Viaggio nel mondo universitario: a Reggio la paura peggiore è quella della disoccupazione

    universitareggio
    di Stefano Perri
    – Analisi quelle degli studenti intervistati che si incentrano molto sul rapporto tra l’università (ed il mondo della cultura in generale) e l’inserimento nel mondo del lavoro, la grande preoccupazione di tutti i giovani del sud.

    La sfida della pubblica formazione è proprio quella di preparare i giovani all’inserimento nel mondo del lavoro, attraverso l’acquisizione di conoscenze professionali e di metodi che possono risultare vincenti nell’attuale fase di depressione economica. Un obbiettivo sul quale gli studenti non sembrano avere grandissima fiducia, stando anche ai risultati degli ultimi anni.
    La situazione non si discosta molto neanche a Reggio Calabria dove un gruppo di studenti provenienti da tutte le facoltà si sono riuniti ormai da un paio di anni nel Collettivo Unirc. Abbiamo sentito Linda Chiumiento, giovane iscritta alla facoltà di Giurisprudenza.

     

    Linda, come va la vita da universitaria?
    La domanda mi pare un po’ retorica. L’università, quella pubblica, è in una fase di coma farmacologico, indotto dall’ultima riforma.
    E a Reggio come vanno le cose?
    La Mediterranea sta molto peggio di altri. In quanto ateneo piccolo e periferico ha subito più di altri i tagli indiscriminati del governo e d’altro canto probabilmente una cattiva gestione dell’università negli ultimi anni ha contribuito ad acuire i problemi.
    Dici che la situazione sta peggiorando. Ma dove nascono i problemi?
    Dall’aver scambiato l’università per un’azienda ed averla gestita di conseguenza, sia a livello legislativo nazionale ma anche locale. Il sistema dell’autonomia ha prodotto i baroni e le baronie, o meglio li ha rafforzati in maniera spaventosa. Il mondo universitario ha dimenticato che la sua funzione principale è di formare gli studenti, non di moltiplicare le cattedre ed i dipartimenti e si è cucito addosso un sistema che ci sta portando all’implosione.
    E Reggio regge il confronto con gli altri Atenei?
    Essere studenti universitari in Italia oggi è difficile. A Reggio lo è, come in tutti gli atenei in cui al centro della comunità universitaria non sono messi gli studenti ed i loro bisogni, ma gli interessi di pochi, il denaro e qualche piccola briciola di gloria. In più chi come me ha avuto modo di sentire e vedere come funzionano altre università in Italia, noi sembriamo affossati in un pantano. Non abbiamo servizi di nessun genere, partendo dalla mensa che non esiste al ridicolo numero di alloggi della casa dello studente, le difficoltà ad avere i sudati soldi delle borse di studio, la mobilità difficile… e molto altro. Eppure paghiamo quanto ed in molti casi di più di altri atenei, dovremmo sentirci cittadini e studenti di serie b?
    Ma la Riforma della Gelmini come si inserisce in tutto questo? Possiamo considerarla come una scossa positiva?
    No perché non è una riforma: è un saccheggio! Prima hanno tolto miliardi con un colpo di forbice e poi minacciano di commissariare gli atenei che non riescono a gestirsi con queste fortissime carenze di fondi. Quello che è chiaro, per me, è che vogliono privatizzare il sapere, mercificarlo come fosse un’utilitaria… e dunque umiliarlo. Se ognuno immaginasse cosa accadrebbe se si dovesse proseguire su questa strada, di sicuro non sarebbe contento…
    universitareggio2Quindi voi a Reggio che fate?
    Io,come studentessa di giurisprudenza e insieme ad altri studenti di tutte le facoltà, faccio parte del Collettivo Unirc. Siamo attivi per informare gli altri studenti e per cercare di contrastare sia quelle politiche locali di Ateneo che riteniamo essere contrarie agli interessi ed ai diritti degli studenti, ma anche, ovviamente, siamo impegnati a fare la nostra parte all’interno del movimento studentesco nazionale. Ci vediamo almeno una volta a settimana, di solito il lunedì alle 16:00 nell’aula autogestita DA6 del plesso nuovo a Feo di Vito.
    Eppure, nonostante il vostro impegno, la situazione non sembra di molto cambiata. Cosa sta succedendo in questo periodo?
    Stanno arrivando le conseguenze più serie dei tagli. Sono tempi di pagamento della prima rata, gli aumenti sono spropositati. per meglio comprendere la situazione critica in cui versa il nostro ateneo è sufficiente dare una lettura veloce al manifesto degli studi, il quale più che regole per disciplinare il diritto allo studio, sembra l’elenco delle voci di entrata della Mediterranea: aumenti delle tasse, eliminazione dell’iscrizione sotto condizione, previsione di contributi extra da parte delle singole facoltà, decine di adempimenti economici per conseguire il titolo di laurea..non siamo vacche da mungere.
    Molti atenei sono in mobilitazione, in tutte le loro componenti, dai ricercatori agli studenti.
    E poi?
    E’ difficile fare previsioni a lungo termine, ci siamo ritrovati a dover difendere anche i diritti fondamentali che ogni giorno vacillano. Ci sono diverse campagne che stiamo portando avanti, dalla trasparenza a dossier su diritto allo studio, alle spese che salgono (come quelle militari) e quelle che scendono (come la formazione).
    Dunque il problema non è solo la riforma della Gelmini?
    I problemi sono molti e derivano tutti dalla tendenza di cui la Gelmini è  solo il culmine, l’ultima parte, ovvero la privatizzazione del sapere ed una sua dequalificazione. Il sistema dei crediti e delle mini lauree che non ha prodotto i risultati sperati, anzi ha peggiorato la situazione. Le università con questo sistema di autonomia poi sono piccole città stato governate da piccoli dittatori, con controlli praticamente assenti. E se passa quest’idea della Gelmini e del suo governo i poteri aumenteranno, altro che leggi anti-baroni, infatti sono i rettori l’unica componente dell’università che sta trattando con il governo per l’approvazione di questa riforma, a loro va più che bene.
    Ma il problema principale, al sud in particolare, sembra che siano le risorse. Qual è la vostra proposta?
    Il problema più pressante è riportare il livello dei finanziamenti ad una base accettabile, se non c’è questo non ci può essere discussione. Bisogna ritornare ad investire nella formazione come fosse una risorsa fondamentale, non un peso di cui liberarsi, perché stiamo parlando del nostro futuro e non di un bilancio di impresa… e nessuno negli ultimi anni ha deciso di investirci un euro in più, anzi il contrario. Certo è che non si può riproporre la fotocopia delle gestioni avute fino ad ora negli atenei. Ripensare il sistema delle autonomie con sistemi di controllo efficaci, trasparenza (quindi bilanci e decisioni pubblicati su internet), maggiore peso alle istanze studentesche, strutture e piani di studio adeguati. Oggi noi studiamo diverse materie forse superflue, forse solo per mantenere qualche cattedra. Alloggi, servizi e borse di studio devono essere a livelli adeguati. Sarebbe interessante pensare a lauree auto-abilitanti, almeno parzialmente, che consentano di svolgere una qualche professione a prescindere da ulteriori abilitazioni come gli esami di avvocato o quelli di stato per gli architetti. Poi la ricerca, che sia tale e che i ricercatori non vengano utilizzati per coprire i buchi della didattica e quindi sostituire solo qualche docente ordinario, sarebbe una soddisfazione per chi è ricercatore ora e una prospettiva per noi studenti. Bisogna eliminare il sistema dei crediti che vincola lo studio di una materia a numeri e non ad un effettiva formazione specifica dello studente. Riscoprire in sostanza il concetto di diritto allo studio, che stanno tentando di far scomparire. Lo studente deve deve essere il fine ed il mezzo dell’università italiana. Non ci sentiamo un peso morto ne crediamo di esserlo, come qualcuno sostiene.
    Sembra che le idee siano chiarissime. Ma che speranze avete per il vostro futuro?
    L’ottimismo della volontà direbbe qualcuno… Quello che posso dire, per esperienza personale, che quando gli studenti si sono mobilitati e si sono messi in gioco, i problemi li hanno risolti. L’esperienza del collettivo mi ha fatto capire che insieme possiamo cambiare le cose. Chi riesce a dividerci riesce a governarci, riprendendo una famosa frase latina, noi dobbiamo avere la capacità di compattarci per dare più forza alle nostre rivendicazioni, ma abbiamo anche bisogno che tutti i cittadini sappiano quello che succede, possano darci la loro solidarietà, anche non vivendo i problem
    i direttamente. Per questo ringrazio per l’intervista e l’interesse, su un tema che ancora l’opinione pubblica non conosce bene.

    4 – CONTINUA…