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    Viaggio nel mondo universitario: a Catanzaro un Ateneo a tempo determinato

    universitacatanzaro
    di Stefano Perri
    – Per completare geograficamente la nostra ricerca sul mondo universitario siamo andati all’ateneo Magna Grecia di Catanzaro, la più giovane delle università calabresi. Anche qui la situazione non appare tra le più rosee.

    Pare che le nuove direttive ministeriali stiano mettendo in pericolo l’esistenza stessa del piccolo ateneo nato solo pochi anni fa. Per capirne di più abbiamo incontrato Mariachiara Chiodo, studentessa della facoltà di giurisprudenza e membro del direttivo nazionale dell’Associazione Universitaria Ulixes che da 6 anni lavora e opera sul territorio calabrese e all’interno dell’Università.

    Mariachiara, dal punto di vista di una studentessa catanzarese, secondo te come sta oggi il mondo universitario in Italia?
    L’università Italiana  versa in una condizione di salute (se la volessimo paragonare ad una persona) molto grave: il punto di non ritorno è vicino. La trasformazione dei nostri Atenei in fondazioni di diritto privato non è più un incubo purtroppo: il taglio dei fondi alle istituzioni universitarie, il blocco del turnover e la contrazione indiscriminata e selvaggia di strumenti di didattica frontale e di ricerca scientifica stanno rapidamente e dolorosamente privando le università della loro natura di centri di alta formazione non solo tecnica disciplinare ma anche e soprattutto di formazione della persona.
    Non sembri affatto ottimista. E come sta il tuo ateneo? Che aria si respira a Catanzaro?
    Il giovanissimo Ateno di Catanzaro nato solo nel 1998 dopo essere stato per alcuni anni la costola dell’università di Reggio Calabria e di Napoli oggi rischia di perdere nuovamente la sua Identità come centro autonomo di Studi e ricerca. Per l’anno 2010/2011, infatti, a causa dei tagli (pur essendo l’Ateneo ritenuto come virtuoso) è stata prevista la chiusura di sedici scuole di specializzazione mediche oltre che di diversi corsi di laurea:  Management e consulenza Aziendale (laurea specialistica), Scienze motorie (laurea triennale e specialistica), Scienze del servizio sociale (laurea specialistica), Ingegneria Biomedica (laurea specialistica), Dietistica (laurea triennale), Igiene Dentale (laurea triennale). Conseguenze saranno che l’Ateneo di Catanzaro sarà destinato ad essere nuovamente succursale di qualche altra Università: Reggio ? Napoli? Chi lo sa?  Inoltre c’è il rischio concreto che alcune figure professionali spariscano dal panorama lavorativo calabrese! Non sarà più possibile, ad esempio, trovare laureati in  scienze  motorie, visto che Catanzaro aveva l’esclusiva di tale disciplina; non potranno essere reperite figure specializzate legate al mondo medico-sanitario poiché gli studenti saranno costretti ad andare a specializzarsi in altre città e regioni.
    Se volessimo considerare invece cose di più ordinaria amministrazione che non per questo vengono considerate meno lesive del diritto di noi studenti  alla formazione va sottolineato come la tassa per il diritto allo studio sia aumentata di circa 40 euro pur offrendo gli stessi e potrei dire anche poco funzionali servizi di assistenza alla popolazione studentesca oppure come  perfino la convalida di conoscenze pregresse quale potrebbe essere un semplice attestato di lingua straniera comporti dei costi per lo studente: una tassa di 51,65euro da versare sul conto corrente postale dell’Università; L’elenco potrebbe continuare all’infinito ma una cosa è certa: si cerca di fare cassa con tutto e su tutto!
    A quanto pare una vita non semplice quella dello studente nel vostro ateneo?
    Essere universitari a Catanzaro vuol dire essere universitari in Calabria. Vuol dire fare i conti con una realtà pervasa da molteplici problematiche. Significa dover  rapportarsi con amministrazioni locali poco attente alle esigenze dell’università, come se quest’ultima fosse cosa altra rispetto alla città, alla provincia e alla regione.  Essere studenti a Catanzaro oggi vuol dire studiare e sapere di non avere la possibilità di poter proseguire il proprio percorso di formazione; vuol dire essere consapevoli di dover necessariamente emigrare per poter avere un futuro.
    A Catanzaro così come in tutta la Calabria manca quel sistema di vasi comunicanti che dovrebbe mettere in relazione università e mondo del lavoro sia nel settore pubblico che nel settore privato.
    E a tutto questo poi va aggiunta la piaga del baronato universitario? In che consiste secondo te?
    Rispondo a questa domanda citando un articolo dell’Espresso del 18 gennaio 2007 dal titolo “La mafia dei baroni” che rispecchia esattamente il mio pensiero e spiega con poche parole in cosa consiste il baronato: “Nelle nostre Università prospera una figura medievale capace di resistere a ogni riforma: il barone. Un tempo i suoi feudi erano piccoli, poteva controllare direttamente vassalli e valvassori, mentre doveva piegarsi davanti a un solo re, lo Stato. Ora invece il numero dei docenti e degli atenei è esploso. C’è da corteggiare aziende e fondazioni, mentre spesso bisogna anche fare i conti con le Regioni. Così l’ultima generazione di baroni per mantenere intatto il potere ha rinunciato a ogni parvenza di nobiltà accademica e si è organizzata secondo gli schemi ben organizzati: una vera e propria cupola di relazioni tre atenei ed atenei per gestire carriere ed affari universitari. Nulla si muove e nulla di decide se non vi è l’assenso di questo blocco. I baroni uccidono la didattica e la formazione di qualità, uccidono la meritocrazia piegando la selezione a logiche clientelari. Ma soprattutto uccidono la speranza di tanti giovani che senza parentele, o amicizie altolocate, non potranno mai intraprendere la carriera universitaria”.
    In generale secondo te dove nascono i problemi dell’università in Italia?
    I problemi dell’Università Italiana sono legati ,così tutti i grossi problemi della nostra Italia, alla sua gestione. Come qualsiasi istituzione che si rispetti deve essere amministrata per cercare di massimizzare le risorse non solo economiche ma anche e soprattutto  risorse umane.
    L’incapacità o la non volontà di predisporre un piano organizzativo e gestionale che ruoti intorno alla funzione pubblica di alta formazione della persona dell’università è causa principale dei sui problemi.
    magnagrecia1Ma perché gli studenti si oppongono alla riforma Gelmini?
    No alla riforma Gelmini perché intanto non è una riforma. La ministra ha solo cucito un vestito di cambiamenti sullo scheletro dei tagli imposti da Tremonti. La natura e le finalità di tale disegno sono esclusivamente quello di fare quadrare i conti dello stato: invece di tagliare sugli investimenti sulle missioni di “guerra”( non possono essere certo definite di pace) si è pensato di tagliare sull’istruzione così come sulla previdenza sociale.
    Alla base del ddl Gelmini non vi è alcun progetto di ammodernamento , ristrutturazione o innovazione dell’università! Nessun cambiamento sistematico e generale del sistema scuola secondo le sue peculiarità e finalità. Questo progetto, ormai non più tanto progetto, ha il solo compito di rispondere alle esigenze economiche finanziare dettate dal governo e dal ministro dell’economia. Le soluzioni  trovate dalla Ministra Gelmini quali riformare l’università in maniera verticistica ed aziendale, riducendo gli spazi democratici degli atenei e permettendo la trasformazione delle università in fondazioni private e la riduzione al minimo del sistema di diritto allo studio e del Welfare studentesco introducendo il così detto  prestito d’onore, rispondono a queste esigenze di bilancio.
    Dunque secondo te c’è un disegno preciso per smantellare l’università. Ma come vi state organizzando a Catanzaro per contrastare la riforma?
    La conoscenza prima di tutto! Stiamo organizzando tavole rotonde, incontri dibattiti, con docenti e ricercatori. Il 17 Novembre in occasione della giornata mondiale del diritto allo studio una splendida assemblea che ha coinvolto i ricercatori , gli studenti, i sindacati, il personale amministrativo dello tesso ateneo si è svolta per tutto l’arco della mattinata.
    Da questa assemblea è emersa l’ esigenza di noi studenti di organizzarci in maniera più organica per poter prendere parte attiva al dibattito pubblico e dimostrare che anche in realtà piccolo e problematiche come le nostre vi è un forte senso dell’istituzione universitaria.
    Quali sono le problematiche che avete evidenziato e che vi apprestate ad affrontare?
    Il mondo universitario rantola nel buio già da diversi anni e la riforma Gelmini è solo l’ apice, il punto di arrivo, forse il colpo di grazie per il  sistema pachidermico dell’università che  non  cadendo al primo colpo ha subito nel corso degli anni numerosi attacchi:
    Anzitutto l’organizzazione dei corsi di laurea in triennale e specialistici che hanno permesso la proliferazione di cattedre e posti di lavoro andando ad alimentare quelle pratiche clientelari già esistenti . Per non parlare dell’introduzione dei crediti formativi che avrebbero dovuto facilitare la mobilità tra atenei ed atenei italiani e stranieri ma che non sono altro che un metro di misura per la retribuzione dei docenti essendoci corsi ad esempio di un credito, due crediti  hanno trasformato l’università italiana in un esamificio svuotando gli insegnamenti della loro valenza formativa rilegandoli esclusivamente alla preparazione finalistica dell’esame. Per di più senza facilitare le pratiche di spostamento per i quali erano stati inseriti nel sistema universitario italiano poiché la loro mancata omegenizzazione sul piano nazionale ed internazionale neutralizza la loro funzione. Inoltre si registra un continuo scardinamento del welfare studentesco che vede il sostegno per gli studenti ridotto all’osso, la centralizzazione dei poteri di decisione nelle mani non degli organi collegiali e rappresentativi ma dei Rettori e dei consigli di Amministrazione hanno trasformato progressivamente l’università in una azienda.
    Dunque la vostra è una protesta di sistema. Qual è la tua proposta alternativa?
    Informare, sensibilizzare risvegliare la coscienza critica. Queste le parole d’ordine.
    Le singole Riforme rispondono infatti ad un disegno ben più ampio che trova la sua ragion d’essere nella ormai diffusa convinzione che l’unico valore a cui tendere e far riferimento sia l’economia. Nulla ha più senso e valore se non è immediatamente spendibile se non porta ricchezza. E’ necessario quindi che nuovamente si parli di Università come di un laboratorio artigiano in cui personalità e professionalità vadano a formarsi.
    E’ possibile fare ciò attraverso iniziative , dibattiti, incontri,anche confronti accesi con la comunità studentesca , con le istituzioni con il mondo del lavoro che portino alla luce i problemi concreti delle singole realtà universitarie senza delegare ad altri il compito di risolvere i problemi.
    L’autonomia dei pensieri e delle decisioni, la criticità delle scelte, la consapevolezza di ciò che si vuole e di ciò che si vuole essere sono le armi che più spaventano , da sempre, chi detiene il potere in maniera autoreferenziale e quasi dispotica.
    Sei ottimista?
    Sono ottimista di natura e cerco di vedere le cose come se il bicchiere fosse sempre mezzo pieno che mezzo vuoto. Sono ottimista perché sono convinta che la forza delle idee e la voglia di noi giovani di costruirci ed avere un futuro siano motore per un cambiamento. E’ però evidente che ciò che il futuro che ci si prospetta non è dei più rosei.
    Il tuo sogno qual è?
    Cosa sogno per il mio futuro? Poter realizzare le mie aspirazioni: lavorare in maniera appassionata e determinata per lo sviluppo della mia Regione. Sogno soprattutto un futuro in cui tutto ciò sia possibile.