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    diga sul Menta

    Parlando di acqua, sale e una diga sul Menta. Ma la sete di Reggio continuera?

    di Gianluca Del Gaiso. Chiariamoci subito le idee. Stiamo parlando di acqua. Di Reggio e dei suoi rubinetti a secco. E se qualcuno vi ha detto che quando la Diga del Menta sarà finita in città non si soffrirà più la “sete” ha mentito. Chi lo dice? La Sorical, quella per capirci che ha in gestione la Diga. Il quantitativo di acqua sarà identico, solo che non sarà più salata ma “di montagna”. Ah, già, il sale. Il punto numero due della vicenda. Sì, è vero. Se sentite che l’acqua dei rubinetti delle vostre case è salata, ma anche più salata di quella che arrivava prima della messa in funzione del desalinizzatore, non siete impazziti. Ha filtrato per due mesi, poi (e la colpa non è di un suo cattivo funzionamento!) ha continuato a pompare dalle falde, ma queste sono salate di loro. Si è tirato da matti nei decenni passati e adesso come in ogni altra parte del mondo, quando sottoterra l’acqua finisce, resta “il sale” come a Reggio, oppure altre sostanze simili, vedi nord della Calabria. E se state pensando che un giorno il sale se ne vada facendo tornare l’acqua, beh tocca pregare tanto perchè finora, dicono gli studi, non è mai successo da nessuna parte del globo.

    Chi lo dice? Sempre Sorical. Adesso possiamo tornare a Lei, alla Diga. Un progetto che come le altre tre strutture calabresi, nasce decenni addietro come risposta alle esigenze idriche della regione. Manca l’acqua, ogni anno di più. E questo è un fatto. Colpa di un clima che cambia, di uno sfruttamento selvaggio nei tempi passati…fate un po’ voi. Ormai è fatta. In molti punti dove prima arrivava il prezioso liquido blu, oggi è terra. E niente più. Allora, dicevamo, la Diga nasce come risposta specifica alle esigenze della città di Reggio. Finita l’acqua delle falde, occorre pensare ad approvvigionamenti nuovi che siano da acque di superficie. La montagna tanto per capirci.

    L’idea Menta non è mai piaciuta agli ambientalisti. Una grande opera che mal si lega al suo territorio e che dicono, già ai tempi si sapeva non sarebbe stata quella risposta che si andava cercando. Proposte alternative mai attuate: quella di nuovi pozzi collinari, la ricerca delle tracce d’acqua sotterranee sulla base dei percorsi conosciuti (tanto per fare un esempio e capirci, quell’idea di vedere se le due fiumare del Calopinace e del Sant’Agata comunicano ad un certo punto del loro percorso come si pensa…e roba simile).

    La storia a grandi linee è nota. Si pensa una prima volta a questa diga nel ’62, poi l’idea viene abbandonata per poi essere ripresa con l’istituzione della Cassa del Mezzogiorno. Negli anni ’70 il progetto. Arrivano gli anni ’90 quando chiude la Cassa e la competenza passa direttamente alla Regione Calabria che però non ha i soldi, e alla fine al famigerato Apq 96, quando il Ministro per i Lavori Pubblici approva la trivellazione per la galleria (quella che dal lato Ionico poi in realtà permette di far arrivare l’acqua dall’altro lato e quindi da noi). La parte più importante. Il progetto entra nella Legge Obiettivo, tutto passa al Cipe che poi a marzo dello scorso anno (16-3-07) recepisce i risultati della Conferenza dei Servizi e tutto quello che concerne in termini di impatto ambientale. Quindi approva l’opera. Costo iniziale al secolo, 68miliardi di vecchie lire. Oggi siamo quasi a 200milioni di euro.

    Ma nonostante tutto ancora la Diga fa parlare di sé. Ma allora qual è il problema oggi? Provate ad indovinare. Manca l’acqua! E nel dubbio che non si sappia come riempire il bacino, qualcuno teme che si torni al progetto originario, al tempo bloccato dagli ambientalisti, che voleva per riempirlo, l’utilizzo di affluenti come il Ferraina o la stessa Amendolea. Insomma si toglieva l’acqua da una parte per portarla a Reggio, ma in provincia ne sarebbe rimasta ben poca. I gestori della struttura rassicurano. È vero che una minima parte di acqua viene presa dall’Amendolea, ma è talmente poca (i numeri confermano le buone intenzioni) che il quantitativo è irrisorio rispetto al tutto.

    In ogni caso, l’acqua per riempire la Diga del Menta, spiegano, è quella della neve dell’Aspromonte e delle sue piogge. E che nessuno venga a dire che in montagna piove poco. Lì, almeno, sembrerebbe che nessuno abbia mai sentito parlare di siccità. Dicono… Comunque sia, se in alta quota piove, dalle parti della valle, la siccità la fa da padrone estate e inverno. Gli agricoltori dell’Amendolea temono il peggio e dicono che quello che hanno visto lo scorso anno, non si era mai pensato possibile negli annali della storia. Terra secca come non mai. E non c’è niente che li rassicuri. Nemmeno quando sentono parlare di “Deflusso minimo vitale” (acqua presa) ininfluente sulla capienza della fiumara. Già acqua non ce n’è dicono, figuriamoci se ci tolgono anche quel poco. Ma non è tanto questo a dire il vero.

    I numeri della Sorical sono in effetti rassicuranti da un certo punto di vista e la presa di posizione lascia possibili margini di confronto. Ma pensiamo a Reggio. Solo dopo anni è riuscita a recuperare quel 40% di acqua che andava persa per sempre in mezzo a tubi distrutti, e comunque la città ancora oggi combatte con l’incubo degli allacci abusivi che di acqua se ne fregano davvero tanta per mandarla a irrigare questo o quel giardino per poi rispedire il “sale” nella cinta urbana. La paura è proprio questa, che insomma il mancato controllo su quel poco di acqua che bisognerebbe prendersi in prestito di qua e di la dagli affluenti, in realtà non diventi una massa importante, tale da mandare a secco l’intero sistema a valle. Poi una volta bruciata la coltura, lì non c’è davvero più niente da fare.

    La commissione di controllo a dire il vero c’è, o comunque è pronta ad essere nominata, ma per molti la Diga più che una risorsa resta una spada di Damocle lasciata alla mercè di una buona sorte che da queste parti in fatto di acqua non ci ha mai visto troppo bene. Nessuno ha il controllo a monte ed il prezzo da pagare è troppo alto se qualcosa va storto. Da qui la richiesta forte degli ambientalisti di un tavolo comune di confronto.

    Ma, soprattutto, di controllo.
    (si ringrazia il CAI , l’Associazione Aspromonte Liberamente, per la Sorical l’Ing. Domenico Barrile, Nino Morabito per Legambiente Calabria e il Consigliere Comunale Nucciò Barillà)