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    Nella Piana, dove la gente ha paura in silenzio, c’è un “presidio”

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    di Gianluca Del Gaiso 

    Il mercurio del termometro segna 4 gradi scarsi quando a tarda sera arriviamo al presidio. Il vento ne fa sentire parecchi di meno ma da queste parti nessuno, almeno oggi, sembra accorgersene troppo. Già, perché questa per residenti della Piana e ambientalisti del Movimento Difesa Territorio, è una data importante. È un mese che

    sono lì, accampati ai piedi del termovalorizzatore di Gioia Tauro. “Per carità" – dice Renato Bellofiore, avvocato di professione ma tra i più attivi ambientalisti del presidio- "il luogo, certo, è simbolico, nato in concomitanza con l’emergenza rifiuti, ma la nostra non è una battaglia contro questa struttura specifica. Qui si sta ammazzando la Piana ed il discorso è molto più ampio”. Ci ospita una roulotte parcheggiata dietro la catasta di legna usata per alimentare il fuoco in questa notte gelida. “Qui da un mese dormiamo a turno”, ci dice un ragazzo. “E’ un presidio H24”. Insomma c’è sempre qualcuno pronto a rispondere a simpatizzanti e curiosi di passaggio. L’occasione di oggi è anche il momento per fare il punto della situazione. “Importanti battaglie sono state vinte, dice Renato Bellofiore, dopo la manifestazione di dicembre che ha visto insieme ottomila persone. Il riferimento è anche all’annuncio della sospensione dei lavori per il raddoppio del termovalorizzatore da parte della Regione. Lavori che gli addetti spiegano essere ancora in corso. “Proprio per questo abbiamo fatto un esposto ad inizio febbraio, per chiedere alla magistratura di controllare quanto sta avvenendo e per quello che ne sappiamo alcuni controlli ultimamente sono stati fatti”. Gli ambientalisti replicano a muso duro agli uffici della struttura che ufficialmente annunciano di non aver ancora ricevuto indicazioni in merito. Bellofiore ci mostra un documento. “Non ci sono dubbi. La Legge n.27 del 28/12/07 dispone la sospensione del raddoppio con efficacia immediata, dal giorno della sua pubblicazione. Quindi stiamo parlando dell’1 gennaio scorso. Non si può far finta di non sapere”. "Ma, continua Bellofiore, il problema della Piana non si risolve con una valutazione di impatto ambientale relativa al raddoppio del solo Termovalorizatore. Qui si chiede, i cittadini chiedono, che si tenga conto di quegli impatti che hanno sull’ambiente di questo territorio i due progetti di centrale turbogas, il rigassificatore, la linea ad alta tensione dell’elettrodotto, la megadiscarica e quella in via di costruzione. Tutto questo è oggi il problema ambiente nella Piana”.

     

     Le malattie ai reni

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     Le malattie ai reni

    “Ci sono quattro casi di bambini a Gioia Tauro, nati con problemi ai reni. Non siamo noi a dirlo ma secondo uno studio recente del Centro nazionale indipendente di informazione sui rifiuti di Parigi, tra gli effetti delle emissioni dei termovalorizzatori, ribattezzati l’amianto del XXI secolo, c’è un aumento registrato del 51% di casi di malattie ai reni”. Ben presto la discussione all’interno della roulotte si anima. È una sorta di dibattito aperto. “Non bisogna mai dimenticare che la massa che si brucia si trasforma in polveri, dice uno degli attivisti. Si fa presto a parlare di utilità dei termovalorizzatori e come sempre si porta ad esempio quello di Brescia. Ma voi lo sapete che Brescia è proprio la città che registra il maggior inquinamento in termini di polveri pm10 in Lombardia. E che ben tre aziende produttrici di latte in quell’area sono state costrette a chiudere perché nel loro prodotto risultavano tracce importanti di diossina”. "Si fa un gran parlare, continua Bellofiore, di rispetto dei limiti di legge, peccato che questi vengano abbassati ogni volta della metà con una cadenza decennale quando praticamente gli effetti sono così eclatanti, e stiamo parlando di casi di malattie, che non si può fare altrimenti. Ma basti pensare poi al caso di Terni. Ente competente e primo cittadino a dire che tutto era a norma e poi i carabinieri costretti a chiudere tutto alla velocità della luce per inquinamento”. A  questo punto un altro ragazzo tira fuori l’esempio di Vienna, città con un termovalorizzatore all’interno del suo perimetro cittadino. “Facile a dirsi. Il termovalorizzatore in questione (quattro volte meno potente di quello di Gioia), come accade per tutti gli altri presenti nel perimetro urbano delle città, è il male minore in quel caso. Il peggio è la discarica (Rautnweg) dove vanno a finire i suoi filtri e le sue ceneri cariche di diossine che Greenpeace ha bollato come vera bomba ecologica”. Il prodotto dei fumi dei rifiuti bruciati.

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    I fumi 

    Già i fumi. “Non capisco come si faccia a dire che la ricaduta delle polveri possa essere controllata. Certo 5km sono possibili in assenza di vento ma da queste parti un mese fa ci siamo ritrovati i balconi e le macchine ricoperte di cenere nera. Era quella dell’Etna, ben più grossa delle polveri sottili e a distanza decisamente maggiore”. E poi, “non è vero che da queste parti paghiamo meno la bolletta. Anzi vi diciamo pure che per quello che riguarda Gioia Tauro, da marzo dello scorso anno i residenti si sono trovati un aumento dichiarato del 20%. Altro che sconti per ospitare il termovalorizzatore con la scusa che produce energia. E poi diciamolo una volta per tutte che l’energia prodotta da queste strutture costa tre volte quella normale. È un falso che convenga a tutti che ci sia. L’energia viene venduta più del dovuto proprio per i suoi costi di produzione e per questo ogni volta il governo di turno è costretto a intervenire per aggiustare il tiro. Il vero business sono i rifiuti!”. Fuori, al presidio, mentre qualcuno spacca la legna, altri stanno distribuendo la pasta. E’ quasi arrivato il momento della riunione per decidere i passi da fare per il futuro. Un domani che qualcuno vede molto grigio. “Qui stanno definitivamente distruggendo la vocazione di questa terra. In questo bosco viviamo il 3311. La vera natura di questo territorio è quella di un turismo fatto ad esempio di tanti agriturismo. Ma mi spiega lei come facciamo sotto un mostro come questo qua davanti? Cosa proponiamo alla gente? Lei avrebbe la faccia per chiedere una certificazione per vendere un prodotto biologico che da queste parti una volta era la quotidianità, con un agrumeto secolare circondato da centraline e camini che sputano roba chimica? Se va bene ci scoppiano a ridere in faccia!”
                                                                                                                                     gdg