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Giovanni Impastato a Tabularasa: ”Una memoria che incide nelle coscienze e nella realtà”

13 Maggio 2013
in Tabularasa scandalo 2011
Tempo di lettura: 4 minuti
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tabularasa26luglio.11
di Francesco Creazzo (foto Antonio Sollazzo) –
Si parla di linguaggio, alla Torre Nervi, ma si fa anche un lungo viaggio nella memoria. Quella memoria viva come le idee di Peppino, che

Giovanni Impastato, suo fratello, racconta all’Italia da 33 anni. Da quel 9 maggio del 1978 in cui Peppino viene ucciso a Cinisi. Una memoria che non è solo il doveroso tributo che si riserva agli eroi, ma è viva e forte; e riesce a incidere nelle coscienze e sulla realtà.
E la memoria è fatta anche di cultura e di parole, e così sul palco, assieme a Giovanni Impastato, ci sono Claudio La Camera, cordinatore di quel Museo della ndrangheta che ormai rappresenta il fronte permanente della lotta alla criminalità organizzata attraverso la cultura, e Claudio Cordova di Strill.it, che ogni giorno racconta la complessa realtà giudiziaria e sociale della nostra terra.

La serata, peraltro, si prestava al tema del linguaggio e dell’informazione sulle mafie, essendo l’atto finale del ‘’Workshop of investigative journalism’’ organizzato dal Museo della ndrangheta in collaborazione con Strill.it.

‘’Quando si lavora bene, le sinergie nascono da sole – ha detto in proposito Claudio La Camera – ecco perché abbiamo voluto approfondire lo sguardo che il mondo del giornalismo estero ha nei confronti della nostra realtà, per uscire dall’isolamento e dal ‘’cono d’ombra’’ di cui parla spesso il procuratore Pignatone’’.

‘’Spesso – ha spiegato ancora La Camera – abbiamo giornalisti che vengono qui a cercare la spettacolarità nelle notizie di ndrangheta: noi abbiamo sempre detto che è importante parlarne, ma che non si può banalizzare la realtà.  Allora ci siamo proposti di formare questi giornalisti esteri al fine di leggere la verità del nostro territorio secondo la sua complessità, rompendo gli stereotipi che fanno male sia alla qualità del giornalismo, che all’immagine della nostra terra’’.

Ma Strill.it non è l’unico partner del Museo della Ndrangheta: una proficua collaborazione è già stata avviata con Casa Memoria, l’associazione che ricorda Peppino Impastato, guidata proprio da Giovanni, che poco tempo fa si è vista assegnare un bene confiscato di straordinaria importanza, la casa di Tano Badalamenti: il capobastone che condannò a morte il giovane giornalista perché raccontava una realtà scomoda, perché faceva lo ‘’sbirro’’.

‘’Si, ci chiamano sbirri quando ci vogliono denigrare – ha detto Claudio Cordova – cosa che, sottolineando il fatto che non mi sembra un insulto, dà l’idea di quanto non sia facile fare il mestiere da queste parti. Non è facile, anche per la carenza di organi d’informazione. Strill.it è il primo organo ‘’Made in Reggio’’ e ha colmato un grande vuoto informativo sia per ciò che riguarda la tempistica della circolazione delle notizie sia, in buona misura, sulla qualità. Dalle nostre parti, il giornalismo si può fare solo se si ha immensa passione perché è un mestiere che impegna 24 ore al giorno, ma, a casa nostra, chi vuol farlo necessita anche di un’ottima dose di pelo sullo stomaco’’.

‘’Piano piano –  ha proseguito –  le notizie iniziano a circolare, ma, se quello informativo comincia a diradarsi, ancora viviamo nel cono d’ombra emotivo. Se i politici che vanno alle feste con gli accoscati, che vanno nei locali degli imprenditori collusi e sono ancora lì al loro posto, il motivo è che la gente si è assuefatta a questo sistema’’.
Una questione di cultura: la mafia, come l’antimafia, passa dalla mentalità collettiva.
Un concetto che Giovanni Impastato porta avanti da quel triste giorno di primavera del 1978: ‘’E’ stato un percorso di lavoro, fatica e sofferenza ma ci ha portato grandi risultati che nessuno, 33 anni fa, avrebbe immaginato: l’ultimo di questi è la confisca definitiva di casa Badalamenti. Nessuno, ripeto, si sarebbe mai immaginato questo, 33 anni fa. Nessuno avrebbe sognato, il 9 maggio 1978, che Peppino avrebbe cambiato così tanto. Questo perché Peppino è l’unico vero personaggio di rottura nella stoia dell’antimafia, anche all’interno della stessa famiglia: una famiglia di origine mafiosa. Cominciò col giornale ‘’L’idea’’: un insieme di foglia spillati fatto col ciclostile, denunciando i legami dell’allora vicesindaco di Cinisi con la mafia e, passando per le battaglie ecologiche contro le speculazioni edilizie, arrivò all’esperienza della radio, ma tutto questo ssendo parte di una famiglia mafiosa e avendo scelto di combattere, di rompere col passato’’.

Ma da dove viene la forza di questa rottura, di questa militanza?
‘’Nell’aprile 63 viene ucciso nostro zio Cesare Manzella, capobastone, nella sua tenuta dove noi avevamo vissuto le nostre estati durante l’infanzia. Dopo questa strage cambia tutto, tutto ci appare in bianco e nero, come una cartolina sfocata: Peppino si chiede il perché di tanta violenza, facendo domande a mia madre, alla gente, persino casa per casa. Poi, un giorno, andammo sul luogo del delitto e Peppino, lo ricordo perfettamente, disse: ‘’Se questa è mafia io per tutta la vita mi batterò contro’’ e così fece’’.

Un ricordo vivissimo che, a chi ascolta, racconta l’indipendenza e la forza dell’animo umano, attraverso la figura del ragazzo Peppino Impastato. Delle idee talmente vive che camminano sulle gambe del fratello e danno speranza tramite le sue parole: ‘La mafia la possiamo sconfiggere. Noi siamo convinti che la mafia non è un problema repressivo, ma di ordine culturale. La mafia non è invincibile, sono barzellette, queste: la mafia è fatta di uomini in carne ed ossa, che possono essere sconfitti’’.

 

Tags: giorno per giorno
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