
di Claudio Cordova (foto di Antonio Sollazzo) – C’è uno storico e professore universitario, poi c’è un avvocato, e poi uno psichiatra, e ancora un ingegnere, amministratore dell’Atam, e, ancora,
un artista-cantautore dei Mattanza, un imprenditore, proprietario dello storico locale “La Sosta” e, infine, un’operatrice sociale, molto attiva con il neonato progetto “Action Aid”. Può sembrare l’incipit di una barzelletta quelle in stile “c’è un tedesco, un francese e un italiano…” e, invece, è l’insolita ed efficace squadra messa in fila, sul palco di Tabularasa, da Giusva Branca e Raffaele Mortelliti nella quattordicesima serata della rassegna, totalmente dedicata alla gente, e denominata “Cosa salverà Reggio?”. Daniele Castrizio, Luciano Squillaci, Pasquale Romeo, Vincenzo Filardo, Mimmo Martino, Mimmo Pitasi ed Eleonora Scrivo danno vita a un’agorà più unica che rara nella storia recente della città, un momento altissimo di partecipazione, l’unica strada possibile e percorribile per “salvare Reggio”: tante professionalità a confronto, sui temi più delicati e scottanti di una città difficile e contraddittoria come Reggio Calabria.
Dalle radici greche, ai modi di dire e di fare, dalla viabilità, passando per l’Hospice e i servizi sociali, arrivando, infine, all’economia e ai sogni di riscatto e alla necessaria speranza che ogni reggino dovrebbe avere. Nell’ormai consueta location della “Luna Ribelle” la città si è guardata allo specchio attraverso alcuni dei suoi personaggi più impegnati nell’attività quotidiana: “Reggio fa fatica a parlare coniugando il futuro, ma di questo passo dimenticherà anche come si parla coniugando il presente”.
Tra ottimismo, pessimismo e realismo, gli ospiti hanno dato vita a un dibattito serrato, caratterizzato da punti di vista diversi e, quindi non allineati l’uno sull’altro: “E’ necessario recuperare la voglia individuale di denunciare” è stato detto. Insomma, il rischio che la città deve, obbligatoriamente, scongiurare, è l’assuefazione alle brutture: “La serata doveva intitolarsi ‘La bellezza salverà Reggio’, ma poi non ce la siamo sentita di darle questo nome…” dicono, provocatoriamente, con il loro consueto modo di fare, Giusva Branca e Raffaele Mortelliti.
E poco importa se, tra il pubblico, la gente e qualche amministratore locale non gradisce: “Che non piaccia a chi vuole che si taccia…”







