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    Tabularasa: l’Arena dello Stretto abbraccia gli Inti Illimani e l’America Latina

    di Stefano Perri – Il vento dell’America Latina soffia forte su Reggio Calabria. E’ un vero e proprio bagno di folla quello che accoglie il concerto degli Inti Illimani nella 23esima serata di Tabularasa. Un’Arena dello Stretto che tracima di passione per le sonorità andine del gruppo musicale made in Cile. Note travolgenti che incantano il pubblico dell’Arena, un coro voci che parlano di solidarietà, di condivisione, di un altro mondo possibile.  ”Non un tuffo nel passato – spiega dal palco il frontman degli Inti Illimani Jorge Coulon – ma un’esperienza che costruisce futuro”. Il gruppo musicale simbolo della resistenza contro il golpe militare di Pinochet torna a Reggio Calabria 33 anni dopo l’ultima esibizione nell’allora stadio comunale e registra ancora una volta il tutto esaurito. Tantissimi i giovani presenti, occhi e sorrisi pieni di speranza. Esattamente come 33 anni fa la città dello Stretto accoglie gli Inti Illimani con tanto entusiasmo ed applausi a scena aperta.

    ”Non finiremo mai di ringraziarvi – dicono i membri del gruppo – l’Italia ci ha accolto per ben 15 anni durante il periodo della dittatura in Cile”. A quarant’anni dall’evento che segnò l’inizio della dittatura militare di Pinochet gli Inti Illimani raccontano e si raccontano. ”In quei giorni ci trovavamo in Italia per una tournée che doveva durare una settimana e ci siamo rimasti per 15 anni”. Alla fine dell’incubo il rientro in Cile, 25 anni fa, eppure ”un incubo così lungo non può che lasciare delle conseguenze. La dittatura non era solo un gruppo di cattivi che volevano il male dei cittadini cileni, ma un’operazione scientifica destinata a cambiare il volto del Cile, modificandone i rapporti politici ed economici”. Ed oggi che ”in Cile è già stato tutto privatizzato e non esistono sanità e scuola pubblica” gli Inti Illimani si rivolgono nuovamente all’Italia: ”se volete – dicono – potete risparmiare 40 anni di tempo perché con questo modello di sviluppo non si va da nessuna parte.  Ciò che conta non sono i freddi numeri dell’economia – dice ancora Coulon – ma il cuore, la speranza, la conoscenza, la solidarietà”.

    Parole e note che guardano al futuro. ”Noi rispettiamo molto il sentimento della memoria – spiega Coulon –  una cosa che non dobbiamo mai perdere, però non dobbiamo essere nostalgici di ciò che è stato, ma solo di ciò che verrà. Ognuno deve vivere i suoi tempi e tutti noi abbiamo il dovere di costruire un futuro migliore”.

    Ad aprire la serata sul palco nella serata interamente dedicata all’America Latina anche Elisabeth Costa, Segretaria della Federazione Internazionale della Stampa, attivista veterana per i diritti sindacali e la libertà di stampa in America Latina, e Stefano Marelli, autore del romanzo ”Altre stelle uruguaiane” e vincitore del premio nazionale per inediti ”Parole nel Vento”.

    Un romanzo, quello di Stefano Marelli, che ha avuto il merito di raccontare la parte più allegra del Sud America: il calcio. Nel suo ”Altre stelle Uruguayane” si intrecciano le storie di un Paese, l’Uruguay, che ”nonostante conti appena 3 milioni di abitanti è riuscito a vincere per ben due volte i mondiali di calcio”. ”Dicono che il calcio sia utilizzato dal capitalismo come una droga per distrarre la gente – ha dichiarato Marelli sul palco – in realtà credo che sia una delle cose che riesce ancora a dare allegria alla gente, che attraverso questa esperienza riesce ad esprimere sé stessa”.

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    ”L’America Latina purtroppo ha subito una lunga serie di crisi politiche – ha chiosato Elisabeth Costa – ed oggi l’obiettivo è quello di imparare dal passato per poter cambiare le cose e far in modo che non avvengano più. Dobbiamo costruire una cultura di solidarietà all’interno dell’America Latina. Per troppo tempo abbiamo guardato solo agli Stati Uniti o all’Europa. Oggi dobbiamo ricostruire l’orgoglio di essere sudamericani, costruire un’identità collettiva del Sud America”.