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Prestipino a Tabularasa: "Cambiamento passa da modifiche in classi dirigenti". Cortese: "Se lo Stato non riesce a entrare nei beni confiscati…"

8 Maggio 2014
in Tabularasa 2012
Tempo di lettura: 3 minuti
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tabularasa27lug

di Josephine Condemi – Gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su

verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma…”: così Leonardo Sciascia ne “Il giorno della civetta”. Era il 1961. A Tabularasa si è parlato de “la linea della palma” con Filippo Veltri (responsabile calabrese ANSA), Michele Prestipino (procuratore aggiunto DDA RC), Renato Cortese (già dirigente della Squadra Mobile reggina ora di quella romana). Una linea della palma che Prestipino non esita definire, ed è il titolo del volume scritto con Pignatone, “Il contagio”: “in Italia per tanto tempo abbiamo vissuto la fase negazionista, per cui la ‘ndrangheta al Nord non esisteva. Ora viviamo la fase minimalista, per cui il problema esiste, ma c’è il pericolo di infiltrazioni… pericolo di infiltrazioni? In Lombardia esistono 25 locali! E un modello come quello di Buccinasco non si inventa da un giorno all’altro, ci vuole stratificazione, pressione continua sul territorio…” Ma “la propensione al contagio è dovuta alla fragilità istituzionale: se non ci fossero interlocutori disposti a sedersi al tavolo e scendere a patti, il potere criminale sarebbe fortemente depotenziato”. Questa “capacità di proiettarsi all’esterno penetrando nelle istituzioni e clonando non solo la struttura militare ma tutto un modello per cui i locali fuori Calabria devono avere autonomia nella quotidianità ma nello stesso tempo uniformarsi all’organizzazione attraverso le regole da rispettare e le decisioni strategiche da prendere nella casa madre” ha gioco facile nell’era della globalizzazione finanziaria. “Il progetto, se vogliamo imperialista, è la conquista dei mercati. In questo paese e non solo, la ‘ndrangheta è il competitore economico che ha più liquidità, in un momento storico in cui gli imprenditori hanno problemi di reperimento delle risorse… Se capiamo la dimensione del progetto capiamo il pericolo che rappresenta”. “Quando ero a Reggio” ha ricordato Cortese “non passava un giorno senza che non venissimo chiamati dai colleghi delle mobili delle altre regioni… Anche per la cattura dei latitanti la ‘ndrangheta si differenzia dalla mafia: anziché stare sul territorio, molto spesso i latitanti vengono catturati in Italia se non in Europa, e questo non è visto come sinonimo di fuga, debolezza, ma di un territorio percepito senza confini”. Globale. E se Prestipino ricorre a Braudel e al concetto di longue durée per analizzare i mutamenti (“i cambiamenti in positivo non si possono pretendere in poco tempo”), Veltri attesta che la percezione della gente comune dipende comunque “dalla fase storica che si vive”. “La gente è sfiduciata” ha evidenziato Cortese “ritiene inutile collaborare con la giustizia: nel momento in cui si parla di creare agenzie per i sequestri, il problema sono i molti beni già confiscati ma ancora fisicamente occupati dai precedenti proprietari. Esiste cioè il problema militare che ha lo Stato di riappropriarsi dei beni sequestrati: in questa terra che vive di simboli, di messaggi, che messaggio diamo? E poi, c’è una classe dirigente al potere che non risponde…” Forse perché già contagiata. Non a caso, Prestipino insiste sul dato che “Palermo ha cominciato a cambiare nel momento in cui oltre all’azione repressiva sono cambiati gli equilibri delle classi dirigenti, delle componenti sociali: Confindustria, per esempio, o il senso di come stare sul mercato da parte dell’imprenditoria ”. Resta da capire se il concetto di linea della palma nel 2012 abbia ancora senso, se si possa parlare di una sorta di linea Maginot che demarchi geograficamente i buoni dai cattivi o se nella società delle reti non convenga cominciare a pensare cosa si voglia esportare a livello globale, consapevoli che ciò che si esporta verrà sempre più a coincidere con l’identità del territorio e quindi dei suoi abitanti… Gli infiniti modi del glocal come ennesima frontiera…

(foto Antonio Sollazzo e Marco Costantino)

 

Tags: giorno per giornotabularasa 2012
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