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    Tabularasa: chi non prova a farla la subisce

    strill.it

    di Giusva Branca e Raffaele Mortelliti – A un certo punto le situazioni ti cadono addosso e la tabularasa che avevamo individuato come icona per il nostro percorso culturale si è abbattuta sul territorio in maniera feroce e rapidissima.

    In un anno soltanto, rispetto a “Tabularasa 2011”, l’organizzazione ci è risultata molto più difficoltosa, a tratti caratterizzata da problematiche quasi impossibili da sormontare. E qui non si parla di risorse economiche che vengano a supporto (per quelle, da tempo, ci attrezziamo da soli), ma di carenza, quasi fuga di interlocutori.
    Tastiamo ogni giorno il polso ad un territorio dal quale, mentalmente, se non  fisicamente, in tanti sono già sbarcati, compresi coloro i quali, in nome di uno “schettinismo” dilagante, sono comunque ancora al timone di navi inclinate da un pezzo.
    Politica, impresa, commercio, professioni. Tutte in ginocchio. Tutte vittime di un “Tabularasa” che non sono state capaci di fare e che adesso subiscono.
    Questa, d’improvviso, è la frontiera che si è manifestata, cruda e nuda, spietata e reale, con dinamiche di superamento o di scontro su di essa ancora da chiarire e con le quali, comunque, il territorio dovrà fare i conti presto.
    Tecnicamente anche questa terza edizione di “Tabularasa” è più di una sfida: è un voler volare a dispetto delle leggi della fisica; organizzare 24 serate, itineranti, in un territorio dove non funziona niente è poco meno che una utopia.
    Al nostro “Tabularasa” (che ‘brandiamo’ come una spada dal 2010, quando ancora le sale da ballo del Titanic erano gremite) però, qualcuno crede ancora e noi, dunque, rilanciamo.
    Rilanciamo proponendo un duplice modello: quello culturale proprio nel momento in cui comincia fisicamente a mancare il pane alla gente (e il futuro si presenta come un tunnel buio sprangato in fondo) e quello della gigantesca offerta (un mese intero, alla fine) senza alcun costo per quella collettività sulle spalle della quale, per decenni, sono stati caricati cachet folli di improbabili guitti e mangiafuoco e che solo oggi, improvvisamente, si accorge di quanto sia alto il prezzo da pagare.
    Per noi la “Tabularasa” che ora il sistema si accorge essere necessariamente vicinissima è già cominciata da un pezzo.
    Dal 2006 tramite le colonne di strill.it e dal 2010 nelle piazze.
    Buon “Tabularasa” a tutti.