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Home EVENTI Salone del libro 2010

Salone del libro, Beha: “Razzismo figlio di mancanza identità italiani”

16 Maggio 2010
in Salone del libro 2010
Tempo di lettura: 3 minuti
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di Josephine Condemi – Tahar Ben Jelloun ha presentato l’edizione aggiornata ed ampliata di due dei suoi volumi più famosi, “il razzismo spiegato a mia figlia” e “l’Islam spiegato ai nostri figli” (Bompiani).

 

A coordinare il dibattito, la giornalista Ritanna Armeni, che si è chiesta se e quanto è cambiato in Italia rispetto a 10 anni fa, data di pubblicazione della prima edizione dei volumi.

“Che razzismo c’è oggi?Questo paese è razzista? Per Tahar Ben Jelloun, non esistono paesi razzisti. A me però questa risposta non rasserena, perché mi sento di vivere in un paese più razzista rispetto anche a 20 anni fa. Probabilmente, ho questa sensazione per la banalizzazione che viene fatta del razzismo, e sullo sdoganamento del razzismo, per cui una volta chi era razzista almeno si vergognava di esserlo, mentre oggi  determinati atteggiamenti verso gli immigrati anziché essere stigmatizzati sono condivisi”.

Per Khaled Fouad Allam, il libro di Ben Jelloun ha avuto “un doppio merito, una doppia valenza. Il primo è stato quello di aiutare a capire, attraverso il dialogo padre-figlia, il male oscuro della nostra società, l’altro è stato quello di avere fatto un’analisi chiara, triste e tragica del problema. L’appetito dell’odio sta crescendo, e purtroppo la violenza non è solo fisica, ma anche nel discorso, nella parola. La caduta del Muro di Berlino se da una parte ha riavvicinato le ‘europe’, dall’altra ha cambiato l’orizzonte politico introducendo il concetto di etnia e di distanza dettata dalla paura ”

Per Oliviero Beha, “il paese è cambiato. La vera questione del millennio sono gli altri, quelli che ti cambiano dentro e fuori. Una delle cose che hanno accelerato l’emergere di razzismi è stata proprio la mancanza di identità negli italiani, senza memoria e senza progetti per il futuro. Il problema è nostro, perché nostra è la perdita di identità. Il caso Balotelli negli stadi è sintomatico: lo stadio, teatro che si muove per simbolismi di guerra e di fede,  è il luogo ideale per il tifo contro lo straniero”.

Tahar Ben Jelloun ha sottolineato che “La paura è diventata una sorta di industria politica, un modo per rivolgersi ai cittadini dicendo che ciò che incombe all’esterno è una minaccia. Prima del riaffermarsi di fenomeni razzisti, ci sono susseguiti eventi che hanno creato un clima generale di paura: lo tsunami, gli uragani, la crisi economica, il vulcano islandese. Ho deciso di ripubblicare entrambi i miei libri perché quando incontravo i bambini in tutto il mondo mi chiedevano se questi libri avessero eliminato il razzismo. Quando rispondevo di no, dovevo spiegare che anche se è impossibile cancellarlo bisogna combatterne i danni. Io credo molto nella pedagogia: ogni bambino può diventare un cittadino modello o un delinquente, un genio o un gangster, dipende dal contesto e dall’educazione ricevuta. Ci sarebbero tante cose da dire, riguardo all’islam, al burqa, un problema che inorridisce anche me, che credo nella separazione tra stato e chiesa, ma che riguarda 1500, al massimo 2000 persone in Francia ed è stato oggetto a mio avviso di una sovraesposizione mediatica. Bisogna insegnare la laicità. Poi, se uno straniero delinque, deve essere condannato. Ma bisogna spiegare qual è la storia, le leggi che regolano il paese che ospita, e agli italiani chi sono, da dove vengono gli stranieri”.

Per insegnarlo, bisogna però saperlo.

 

 

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