
di Josephine Condemi – La scrittrice Giuseppina Torregrossa, dopo il successo de “Il conto delle minne”(Mondadori), ha presentato qui al Lingotto il romanzo “L’assaggiatrice”, edito da Rubbettino. L’abbiamo intervistata.
-Nei suoi libri, “Il conto delle minne” ma anche ne“L’assaggiatrice”, è fortissimo il legame tra cibo e sesso…quanto contano le radici siciliane in tutto questo e la donna che ama, che si dà completamente?
Ma tantissimo, 100%, da 1 a 10, 10. La donne siciliane sono donne di passione, io sono una donna di passione, per il sillogismo aristotelico…
-Il rapporto tra i sessi. Nei suoi romanzi sono protagoniste delle donne forti che però partono da una condizione non di inferiorità ma quantomeno di dipendenza psicologica. Ne “L’assaggiatrice” la protagonista all’inizio subisce il trauma dell’abbandono del marito e successivamente cerca consolazione in dei rapporti occasionali e addirittura in un rapporto omosessuale per cercare la parità con l’altro… Lei crede sia possibile un rapporto paritario con l’uomo che non sia un rapporto occasionale?
Il rapporto paritario è possibile. Intanto, i rapporti sono tutti diversi l’uno dall’altro. Non è detto che una donna forte abbia sempre dei rapporti di dominio sull’altro: a fasi alterne, può anche avere un rapporto di soggezione, e riavere un rapporto alla pari successivamente. Io credo che siano un po’ delle fasi che si attraversano nella vita. Si attraversano delle strade, dei momenti e da lì bisogna ripartire ogni volta per cercare la parità, la collaborazione.
-Come risponde alle accuse di eccessivo erotismo nel romanzo?
Mah…non lo so, cioè, qualcuno me l’ha fatta…non lo so, non me ne sono accorta che qualcuno abbia detto questo.




