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    Vicenda (on.) Intrieri: Talarico non fa un passo indietro e ne vuole la rimozione, ma la politica la protegge

    di Giusva Branca – Franco Talarico, Presidente e, dunque, massimo custode del Consiglio regionale della Calabria, la massima Assemblea elettiva regionale, il luogo dove in maniera più nobile dovrebbe esprimersi la calabresità, non ci sta. In maniera al momento silente ma presto dirompente, da Talarico parte un vero e proprio attacco contro le logiche della politica autoreferenziale, fine a sè stessa e custode delle proprie prerogative, spesso feudali. Quella politica distante anni-luce dal sentire della gente, quella gente in nome della quale essa stessa esiste ed opera, lautamente retribuita nei suoi rappresentanti.

    I fatti sono noti ai più e hanno fatto in breve in giro d’Italia col consueto sprezzo del ridicolo del quale sanno ammantarsi le dinamiche della politica calabrese: con fare decisamente sgarbato e altezzoso la Garante per i diritti dell’Infanzia, Marilina Intrieri (rectius, l’onorevole Marilina Intrieri) rimandò indietro una lettera proveniente dalla Prefettura di Crotone in quanto priva dell’appellativo di “onorevole” che doveva precedere il suo nome, come, bisogna dirlo, peraltro previsto dalla legge nella qualità di ex parlamentare.

    Immediata la censura del Presidente Talarico che, tramite una durissima nota, sottolineava, rivolgendosi al Garante e badando bene a non utilizzare mai il termine di ”onorevole” come “Le dimissioni sarebbero un gesto importante e consapevole ed eviterebbero, al Consiglio regionale, di avviare la verifica sulle procedure per la revoca dell’attuale Garante, per poi procedere con un nuovo incarico…”.

    Più dura ancora la replica della Intrieri (rectius, dell’onorevole Intrieri), che, sprezzante del rispetto comunque dovuto all’Istituzione, replicò sdegnata, invitando il Presidente del Consiglio regionale a  ”ritirare le gratuite insinuazioni espresse nei miei confronti, nonché l’inopinato invito rivoltomi a rinunciare all’incarico di Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Calabria”.

    Ci si attendeva, dunque, la conseguenzialità di quanto dichiarato dal Presidente Talarico, ma dopo un paio di settimane nulla è accaduto.

    Almeno in apparenza.

    Perchè nella realtà dei fatti Talarico è ancora furibondo per la piega presa dagli eventi e del tutto determinato a portare fino in fondo l’operazione di rimozione dell’incarico del Garante per i diritti dell’infanzia (rectius, dell’onorevole Garante) e però, come accennavamo in testa, si è scontrato con le logiche becere della politica.

    Quelle logiche da manuale Cencelli che hanno portato Marilina Intrieri (rectius, l’onorevole Marilina Intrieri) a occupare il posto che occupa.

    Talarico ha proposto in Ufficio di Presidenza di aprire (e chiudere velocemente) la procedura di rimozione e ha registrato resistenze insuperabili, al punto da arenarsi e da spingere Talarico stesso ad alzare la posta.

    Il Presidente ha provato a presentare, prendendo spunto dalla vicenda, una proposta di legge regionale volta alla razionalizzazione e riorganizzazione degli uffici dei vari Garante (accorpando, ad esempio quello di Garante per i diritti dell’infanzia a quello del Difensore Civico) che, tra le altre cose, avrebbe resettato e ridotto uffici, strutture e incarichi.

    Quanto accaduto è stato ancora più surreale, con la Conferenza dei capigruppo che si è opposta alla proposta del Presidente di portare in Aula il progetto di legge.

    Dalle stanze del quinto piano di Palazzo Campanella, però, i bene informati giurano che su questa vicenda, per la quale Talarico ci ha messo il faccione davanti a tutta Italia (sul palcoscenico della quale la Calabria era nuovamente finita grazie a questa storia vagamente vergognosa), il Presidente non è disposto ad arretrare di un centimetro e che alla prima occasione utile verrà riproposta in Aula, dove rischia di diventare una vicenda politica.