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Mondello, Scopelliti e Cuzzocrea: la gente non ha capito bene…

9 Maggio 2014
in Editoriali
Tempo di lettura: 4 minuti
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di Giusva Branca – Se Dio vuole ancora in questo Paese vige la libertà di parola ed allora non solo è giusto ma è anche bene che la si eserciti, a maggior ragione se si tratta di uomini che ricoprono posizioni di indiscussa responsabilità.
Le ultime ore sono state scandite da un’intervista dell’Arcivescovo uscente  di Reggio, Mondello, e dall’ennesima uscita pubblica del Governatore Scopelliti.
Entrambi hanno parlato di Reggio e lo hanno fatto al passato, il primo nella qualità di uscente, il secondo di uscito da oltre un paio di anni.
E però non è possibile pensare che le parole, più o meno in libertà, come è auspicabile che sia sempre, restino ogni volta lettera morta, non suscitino una qualunque reazione, un dibattito.
Partiamo dalla Chiesa: il sussulto di Mondello che ha parlato apertamente di ‘ndrangheta ed anche di modello gestionale politico è non solo sospetto (come di chi lascia a chi subentra in cucina una catasta di piatti sporchi da lavare evidenziandola con un bigliettino) ma anche sgraziato.
Sono passati due anni dal nostro editoriale col quale chiedevamo conto a S.E. l’Arcivescovo di una scarsa capacità di incisività in un percorso durato oltre un quarto di secolo su un territorio afflitto dalla ‘ndrangheta.
Una ‘ndrangheta – con i colletti di qualunque colore – troppo spesso trattata con i guanti bianchi dalla Chiesa, al pari di un certo modo di amministrare la cosa pubblica, oggi improvvisamente ‘abiurato’ dalla intervista di fine mandato di Mondello.
Un modo ordinario di gestire una situazione che di ordinaria amministrazione non ha proprio nulla. Ma, visto che, come detto, la parola è libera, allora, affinchè libere non siano le interpretazioni, sarebbe bene che S.E. l’Arcivescovo spiegasse meglio a cosa e a chi si riferisce quando attacca una certa “antimafia” e, poi, quando esalta il modello gestionale di Italo Falcomatà, a cosa lo contrappone, se c’è qualcosa che non gli è piaciuta in quello proposto dal centrodestra, dal suo pulpito di Ministro di Dio, per carità.
Ci chiedevamo, in quell’editoriale datato 13 settembre 2011, “perché le orecchie dei reggini non devono poter ascoltare chiaramente, da quel pulpito che, ad esempio, “chiunque, a qualunque titolo, è colluso con qualunque tipo di malaffare non ha nulla a che vedere con la comunità dei fedeli?” “
In altra occasione, ai nostri microfoni, il 19 dicembre scorso, Sua Eccellenza dichiarò che “gli ‘ndranghetisti sono impermeabili alle nostre prediche, fanno finta di essere cristiani, possono avere i santini, ma non lo sono. Ricordate il Papa Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi? Ma io come faccio, quando amministro un Sacramento, a sapere se chi mi sta di fronte è mafioso oppure no?”.
Prediche su questo tema oggi, più che fuori tempo massimo, paiono postume e, comunque, nel merito tematiche da lasciare come un rovo di spine sul tavolo del successore.
A proposito di chiarezza non si può dire che la posizione di Giuseppe Scopelliti relativamente alle dinamiche che hanno portato allo scioglimento del Comune di Reggio Calabria per contiguità mafiosa e, d’altra parte, proprio lui alla sbarra del processo Fallara non sia chiarissima.
La teoria del ‘complotto’ è stata dall’ex Sindaco di Reggio sempre esposta pubblicamente.
Il dato nuovo è che Scopelliti ha attaccato, duramente e senza giri di parole, la “borghesia imprenditoriale” cittadina, sparita “appena son finiti i soldi”.
La risposta del numero uno di Confindustria, Cuzzocrea, è stata immediata e, anche essa, netta.
Ma istituzionale.
Ora, però, di grazia, visto che non stanno esattamente parlando di cose private di famiglia, crediamo che sia Scopelliti che Cuzzocrea abbiano il dovere di tenere presente che quasi 200.000 persone li leggono e, soprattutto, sono anche interessati all’argomento in questione.
Cosa vuol dire esattamente Scopelliti quando afferma che “fin quando c’erano i soldi la borghesia imprenditoriale era con noi”’?
E, conseguentemente, a che genere di ‘’tradimento’’ politico, elettorale fa riferimento?
O forse non fa alcun riferimento di questo tipo e allora cosa si rimprovera all’imprenditoria?
D’altra parte Cuzzocrea, nella sua risposta, è perfetto sul piano istituzionale ma elude abilmente il nodo, il cuore dell’affermazione di Scopelliti e cioè non tanto il fatto di aver preso le distanze da un modello di amministrazione (cosa condivisibile o meno, ma, vivaddio, ancora possibile in questo sgangherato Paese), ma di averlo fatto in conseguenza di nuove valutazioni legate al tornaconto economico imprenditoriale delle singole imprese che prima (pare di capire dalla parole di Scopelliti, ma sarebbe bene chiarisse, appunto) si giovavano di una certa capacità di spesa dell’Amministrazione comunale e poi non più.
E secondo questa tesi proposta dal Governatore della Calabria la risposta di Cuzzocrea secondo la quale “il nostro rapporto con la politica è di natura esclusivamente istituzionale” sarebbe irricevibile.
Troppe volte dalle nostre parti l’interlocuzione tra parti pubbliche è avvenuta in maniera criptata, in maniera che capisse solo chi deve capire.
Ma per la gente leggere, rileggere più volte e non capire a fondo cosa abbiano voluto dire esattamente, ben oltre le parole pronunciate, l’Arcivescovo, il Governatore e il Presidente di Confindustria non può essere tollerato oltre.

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