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    arianna e melania

    La nota della Soprintendenza è più grave dei danni alla stele. Arianna e Melania andavano invitate…

    di Giusva Branca – Accade che delinquenti (perchè questo sono) imbrattino, tra le altre cose, la stele di Giovanni Pascoli, a Reggio.
    Accade che due ragazze – beata purezza – di nome Arianna e Melania, prossime agli esami di maturità, decidano in proprio di ripulire la stele e dare così sfogo ad un esemplare impulso di pulizia, bellezza, legalità, disponibilità e chi più ne ha più ne metta.
    Ora, in effetti, le opere d’arte necessitano di un trattamento specifico che ne preservi l’incolumità e dunque più che legittimo pare l’intervento della Soprintendenza che stigmatizza attività delle ragazze.
    Ora, però, c’è modo e modo – diceva mia nonna – e anche in questo caso lo Stato, la PA, ha scelto di mostrare la parte peggiore di sè.
    Condivisibile il merito, totalmente da censurare i modi, i toni che (ma chi sta chiuso nella propria torre di avorio non se ne rende conto) causano danni irreversibili nel rapporto tra i cittadini e chi amministra la cosa pubblica (giova ricordare alla Soprintendenza che non si tratta di cose loro, visto che in più di un’occasione ho avuto la sensazione che loro la vedano un po’ così).
    Mi sarei aspettato da chi ha come missione quella di custodire il bello – e vivaddio il bello non è solo nelle cose ma prima nell’anima – un plauso preventivo allo spirito che ha animato Arianna e Melania e, subito dopo, un chiarimento rispetto a chi è necessario che ponga in essere tali interventi, poi anche il perchè di questa necessità.
    Mi sarei aspettato un invito ad Arianna e Melania ad assistere personalmente alle attività di recupero della stele.
    Nulla di tutto ciò; è arrivata una brutta, sgarbata nota che bacchetta e diffida e, francamente, non se ne sentiva le necessità.
    Non si sentiva la necessità di smontare sul nascere l’entusiasmo – che se alimentato sarebbe contagioso – di chi domani, magari, avrebbe coagulato decine di amici e amiche per ripulire delle aiuole o la villa comunale.
    Uccidere le buone pulsioni dei diciottenni è un delitto, forse più grave della deturpazione della stele.
    Uccide il rapporto tra loro e la comunità, recide irreparabilmente ogni legame con la capacità futura di spendersi, anche oltre i doveri del bravo cittadino.
    A questo punto, bacchettate a dovere Arianna e Melania, siamo noi pronti a bacchettare la Soprintendenza (facciamo così, come vogliono loro, ognuno al proprio posto: gli studenti a scuola, bacchettati dalla Soprintendenza, la Soprintendenza ad occuparsi dei beni culturali e la stampa a bacchettare la Soprintendenza).
    Oggi, ad esempio, pretendiamo di sapere con precisione cronometrica i tempi di ripristino di tutto ciò che è di loro competenza (facciata del Museo in primis).
    E sbrigatevi, please…