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    Oliverio in Consiglio

    Oliverio ora può uscirne a testa alta solo con le dimissioni

    Di Giusva Branca – Alla voce “testardo” il dizionario recita: “Che rimane ostinatamente attaccato alle proprie idee e convinzioni, non accettando il diverso ragionamento altrui”; oppure: “che vuol fare sempre di testa propria radicandosi in un’idea, in una decisione, più per abito mentale e per preconcetta sfiducia nelle idee e nei consigli altrui che per sicura convinzione”.
    Ora, io non so se i padri della lingua italiana pensassero ad Oliverio quando coniarono la definizione, in ogni caso sembra scritta appositamente per lui.
    L’arresto – che proprio fulmine a ciel sereno non ci sentiamo di definire – di De Gaetano non solo crea un vulnus enorme in una Giunta già monca, zoppa e, soprattutto, immobile, ma apre una frattura insanabile tra Oliverio e la Calabria.
    Oliverio era andato – testardo – contro tutto e tutti (Lanzetta in primis) alla massima velocità convinto di evitare un muro che, come tutti gli dicevano, si sarebbe presentato davanti a lui molto presto.
    Lui, come, in verità, devono fare tutti i condottieri, ha scommesso e giocato le sue carte in solitudine. Come, ribadisco, era giusto e legittimo fare.
    Ma ora ha perso e le conseguenze delle quali si “sarebbe fatto carico”, come ha dichiarato lui stesso, adesso vanno ben oltre la scontata rimozione di De Gaetano dall’incarico.
    Ora la conseguenzialità delle cose impone le dimissioni di Oliverio, perché all’empasse politico e amministrativo di questi mesi si aggiunge un insormontabile problema etico che muove non solo dall’arresto di De Gaetano ma anche – o forse soprattutto – dal non meno grave provvedimento cautelare a carico di Nicola Adamo (obbligo di dimora fuori dalla Calabria) e dal coinvolgimento nella qualità di indagati anche del Presidente del Consiglio regionale, Scalzo, di Guccione e Ciconte.
    Non vedo altre vie di uscita che le dimissioni, in questo momento. Nulla di personale contro Oliverio – che è vittima delle sue scelte e, soprattutto delle sue ‘non scelte’, ma i fatti e le vicende di quelli che lui si è scelto come compagni di cordata per vincere elettoralmente prima e amministrare (sic!) dopo, ad oggi lo mettono nella condizione di Vittorio Gassman che ne “L’audace colpo dei soliti ignoti” chiude il leggendario film con un “M’hanno rimasto solo, sti quattro…”
    E, ad oggi, la Giunta a quattro per la quale era possibile anche ipotizzare sedute in una utilitaria è diventata a tre.
    Suggerisco di tenere la prossima riunione di Giunta, a tre, su un motorino.
    Chi non è mai salito in tre sul motorino?
    Ah, è illegale?? No, vabbè…